Lilyum – Intervista con Kosmos

Torniamo a parlare di Black Metal, questa volta incontrando Kosmos, mente del prolifico progetto Lilyum da poco tornato sul mercato discografico con il nuovo lavoro "Otobers's Call".

no imageCiao Kosmos e benvenuto su Metallo Italiano … Sei in pista ormai da più di un ventennio. A prescindere dal moniker (che una volta scrivevi con la “i” al posto della “y”) hai sfornato 6 album, 4 EP, demo e uno split…sono dei numeri importanti…
Ciao, innanzitutto un sentito ringraziamento per il lavoro svolto in recensione, ho davvero apprezzato. Per rispondere alla tua domanda potrebbe bastare poco, ma vorrei approfondire alcuni concetti. Per me fare musica è un bisogno, sono un fan prima che un musicista, e fondamentalmente compongo e suono quello che vorrei ascoltare e che purtroppo poche volte mi capita di sentire. Ovviamente però tutto nasce da una forte pulsione interna, che nasce e si alimenta di una grossa parte del mio carattere e dei miei sentimenti. Riguardo i numeri cosa potrei dirti? Sono numeri importanti ma di certo non mi vanto di aver sfornato tanta roba, semmai potrei andare fiero di aver quasi sempre raggiunto un livello qualitativo di rilievo, almeno stando a quanto mi dicono le mie orecchie e i pareri di fan e stampa. Ma questi numeri sono in piena linea con i numeri di ogni musicista dotato di fantasia e passione che si rispetti. Negli anni Settanta o Ottanta era usuale fare un album o due all’anno, quando il motore girava bene. Aggiungi che non mi piace portare Lilyum su un palco, oltre che cosa impossibile per vari aspetti, e che quindi non perdo del tempo in quel senso e avrai una risposta penso coerente riguardo la nostra prolificità. Ma ripeto, più che altro io mi stupisco che ci sia gente che si definisce “musicista” e in 15 anni abbia sfornato 2 dischi se va bene. Ma loro ti risponderanno che affrontano live, che hanno studi, famiglia, altri progetti…Tutte cose che ho e affronto anche io, quindi non so che dire, forse sono più testardo oppure ho più inventiva di loro, o tutte e due le cose assieme…non trovo onestamente altre spiegazioni!

Immagino che il tuo percorso musicale sia coinciso con il tuo percorso umano. Puoi farci un parallelo di queste due vie raccontandoci la tua vita umana attraverso la tua musica (ossia contestualizzando, dove possibile, il significato degli album)?
Domanda interessante…Indubbiamente gli eventi umani influiscono sulla propria arte e questo tipo di domanda mi obbliga a riflettere sul fatto che più si diventa adulti e più la qualità della propria vita peggiori, e chi dice il contrario o è molto fortunato, o è stato molto sfigato da piccolo, oppure sta mentendo a se stesso e agli altri. Quando si è piccoli e giovani si è spensierati, sinceri, puri. Crescendo si perde quella magia, tutto viene contaminato dall’inganno, dalle menzogne dell’essere umano adulto e anche noi ci dobbiamo in qualche modo allineare per non essere sbranati. Infine le responsabilità nel poter tirare avanti, il lavoro che è un problema quando non c’è, ma molte volte anche quando c’è, e tutte le frottole che ti raccontano riguardo cosa bisogna fare ad una certa età, che puoi ignorare fino ad un certo punto. Insomma, per quanto mi riguarda però ti posso dire che sono sempre stato un iperattivo musicalmente, ho sempre detestato fare cover, nel momento in cui ho iniziato ho subito cominciato a scrivere musica e testi inediti. Questo aspetto ha anche fatto in modo che trascurassi la tecnica, in quanto se cerchi di imparare vari strumenti e componi sempre roba tua hai poco spazio per studiare in maniera costante e accademica. Non voglio dire che non ho mai curato questo aspetto, ma diciamo che è una fase che affrontavo all’inizio, ma una volta appresi i rudimenti dello strumento (batteria in primis, poi chitarra, basso e voce), sono andato avanti come autodidatta, e non sono proprio convinto che oggi come oggi io sia proprio scarso, diciamo mediamente ahah! Agli albori non suonavo ancora black metal, ma mi esprimevo in territori più inerenti il dark, il grunge, l’alternative o il metal in senso stretto. Ma il black metal fa parte della mia vita dal 1993 e quindi pian piano, per piccoli tentativi, mi sono accorto di avere una certa propensione anche in quel campo. Senza stare a descrivere ogni singolo album che ho realizzato come Lilyum, posso dire che il passaggio tra atmosfere dark-grunge-new wave al black metal è stato del tutto naturale. In fondo parliamo della stessa lingua, solo espressa con accenti e sfumature diverse. La parte fondamentale della mia musica è la tristezza e la rabbia, e queste ci sono state sin dagli inizi, in quanto già da bambino ero molto attivo, ma con un carattere un po’ timido e introverso. Ma sin da bambino ho sempre sentito una forte pulsione verso il lato oscuro delle persone e delle cose. A un primo sguardo sono solare, ma di base lunatico, perché non riesco a tenere a bada sempre tutta la rabbia e il malessere che ho dentro. I Lilyum sono forse una delle espressioni più sincere del mio modo di vedere le cose, ma questo parlando per ciò che trasmettono le note, in quanto i testi e la voce li ho dopo affidati a terzi. All’inizio di questa avventura mi occupavo anche di quell’aspetto. Mi sento oppresso da questa vita da adulti, vorrei tornare a correre nei prati e respirare l’odore dell’erba, vorrei tornare a ridere di gusto per delle cazzate, vorrei tornare a fare tante cose semplici, quelle cose che ti fanno sentire vivo. L’essere adulti è la morte di tutto questo e Lilyum è il cancro dell’esasperazione e del non sentirsi quasi mai appagati.

Lilium è un genere di piante (volgarmente il giglio). Perché hai scelto un moniker così “delicato” per una proposta sonora così tetra e perché da un certo momento in poi hai deciso di scriverlo in maniera diversa?
La Y sulla seconda “i” è stata solo una invenzione per tracciare un minimo di confine tra il vecchio stile e quello intrapreso da “Oigres”, primo disco non ancora black ma in cui la violenza e la negatività si facevano maggiormente sentire. I fiori mi piacciono, rappresentano vari aspetti della vita e hanno vari significati nella nostra cultura e ce ne sono di tutti i tipi, dimensioni e colori. Un fiore può ferirti con le sue spine o farti scendere lacrime di gioia o di dolore. Un fiore è di per sé una magia, e credo che anche la musica dei Lilyum lo sia. Lilyum racchiude tutte quelle emozioni più forti che accompagnano le varie fasi e momenti salienti della nostra vita. Lilyum è vita, Lilyum è morte e anche tutte e due le cose assieme. Ripeto, la nostra musica può non piacere o piacere, ma per me è pura magia.

Sempre a proposito di nomi: perché hai scelto di chiamarti Kosmos Reversum?
Ero e sono un grandissimo fan dei primi due album dei Disiplin. Ho preso spunto dalla canzone omonima contenuta nel loro secondo album “Anti-Life”. Canzone davvero bella. E poi il significato del termine che si addice alla mia personalità. In fondo anche io sono un “rovesciato”, non mi adeguo facilmente alle regole comuni, ma tutto questo fa modo che io crei un mio mondo nel quale sono solo io che accetto chi può entrarci e chi no.

Recentemente ho letto un’intervista che ti è stata fatta su una webzine e mi è sembrato che fossi un po’ in polemica con una fetta della scena black nostrana…raccontaci un po’.
Mah…che vuoi che ti dica? Io sono qui a suonare e null’altro importa. Non c’è nulla là fuori che mi faccia sentire invidioso o cose simili, men che meno se penso alla “scena musicale italiana”. Ho piena ammirazione per alcuni e totale indifferenza per altri. Ma noto che tanti lanciano proclami e frecciatine, quando secondo me dovrebbero prima di tutto prendere coscienza di cosa stanno facendo e perché, e se fosse il caso migliorarsi come uomini e come musicisti, e non parlo di tecnica, quella la apprendono anche le scimmie a furia di provare e riprovare. Purtroppo, facendo un esempio terra terra, se io mi guardo allo specchio e mi vedo brutto, non dico a me stesso che sono brutto, ma evito la cosa e, cosa ancor peggiore, esco di casa e insulto gli altri prima che loro lo facciano con me, sparandomi la realtà scomoda in faccia e distogliendo il loro sguardo dal mio problema. Atteggiamento altamente errato, perché bisogna essere coscienti su cosa si è e cosa si fa e soprattutto ognuno dovrebbe coltivare solo il proprio orticello. Ma questi qualcuno non ci riescono, perché magari non hanno l’acqua necessaria o la voglia. Questo porta invidia che poi porta frustrazione e una sorta di psicosi, che io chiamo semplicemente “sindrome del farsi i cazzo degli altri”. Tutto ciò è molto ridicolo, ma reale. Questa è la scena musicale italiana, e non voglio parlare di scana black metal, perché oltre a non sentirmi parte di essa, potrei dilungarmi in dettagli davvero scomodi da snocciolare in pubblico. Riassumo: io penso al mio, i Lilyum.

Sempre nella stessa intervista ho letto un passaggio che mi ha molto colpito: “La mia-nostra musica nasce da sentimenti negativi: frustrazione, rabbia, disagio psichico, attrazione verso il lato oscuro di persone e cose, intolleranza verso se stessi e verso gli altri. Questo raccontano i Lilyum con le loro note, ma anche l’impossibilità di uscire da una gabbia che mi hanno costruito attorno e della quale non riesco a liberarmi. Questo mi porta molte volte a pensare che la morte sia l’unica via di fuga”. Ora, per come intendo io la musica estrema, non si cerca mai una via di fuga ma, appunto anche e soprattutto attraverso la musica come forma di espressione principe, una reazione rabbiosa alla realtà che non ci va giù e che ci costruisce intorno quelle gabbie che solo noi, attraverso un volontarismo esasperato e oltranzista possiamo distruggere. Come si concilia questa rassegnazione che leggo nelle tua parole con la musica che suoni?
Un momento, io non sono solo rassegnato, io sono soprattutto incazzato nero e questo molte volte mi porta oltre il limite, ovvero la rassegnazione. Da una parte devo ringraziare la rassegnazione che mi giunge in aiuto, perché se non ci fosse quella a placarmi, potrei far esplodere la mia rabbia in maniera incontrollata ed essere pericoloso. Ricordati: abbi paura di coloro che si mostrano tranquilli.

Parliamo della nuova release, nella mia recensione ho scritto: “dell’album in questione si può dare una cifra di massima, senza la pretesa di essere esaustivi, perché se da un lato è vero che in generale parliamo di black atmosferico che, a tratti, sembra strizzare l’occhio al depressive, dall’altro parliamo di un sound composito che non si lascia imbrigliare solo e soltanto da una descrizione limitata”. Puoi commentare le mie parole?
Non mi piace molto commentare le recensioni, ma nel tuo caso ho molto apprezzato il fatto che hai detto cose molto sensate e che condivido senza scadere nello scontato. E hai centrato il punto, soprattutto se parliamo dell’ultimo “October’s Call”: un disco che solo gli stolti e i disattenti possono bollare come “semplice” o “classico”. In realtà più lo si ascolta e più ci si rende conto dello sforzo nel creare qualcosa di micidiale a livello emotivo. Ogni passaggio è un allarme, è come l’adrenalina che entra in circolo quando ci si sente minacciati. “October’s Call” è allo stesso tempo un grido di aiuto e un grido di battaglia. Composto in un periodo difficilissimo della mia vita, esso rappresenta la mia unica valvola di sfogo reale di questo periodo che sto attraversando, ma anche un monito che suona più o meno così: “LA PAZIENZA E’ FINITA”. E quello che verrà dopo potrebbe essere pericoloso, perché la pazienza è manna dal cielo per alcune cattive intenzioni…Non so se mi sono spiegato. Inoltre il disco vuole mettere a nudo tutta la nostra negatività, non solo mia, fino a portare ad uno stato di coscienza davvero consapevole. Non è mai tardi per la consapevolezza di chi siamo, perché da lì possiamo ripartire. Ognuno poi, scelga la strada più idonea per sé.

Tu componi la musica, Xes si occupa dei testi…come si conciliano le due cose? O meglio: se tu con la tua musica vuoi trasmettere un determinato messaggio che non si riflette poi nei testi, come si trova un punto d’incontro?
C’è piena libertà e allo stesso tempo unità di intenti. Io e Xes ci capiamo al volo. Lui sa chi sono i Lilyum, lo sa da molto prima che ci entrasse. E la sua personalità si concilia con la mia, così come la sua visione delle cose. Ovviamente c’è una sorta di controllo da parte mia, ma sono sincero nel dirti che Xes si integra nei Lilyum alla perfezione, senza bisogno che io mi metta a censurare o modificare nulla o quasi. Preciso solo che il titolo dell’album lo decido io preventivamente e che quindi lui sa perfettamente in che direzione andare per la stesura dei testi.

A conti fatti il tratto depressive del vostro sound mi è sembrato quello un po’ più marcato o, per lo meno, quello che veniva alla luce con più chiarezza. Quali sono le tue influenze in ambito prettamente Black?
E’ una caratteristica che è venuta a galla con prepotenza con questo disco, mentre prima c’erano solo degli accenni. Preferirei parlare di depressive, se così lo vogliamo chiamare, ma inteso un po’ alla Burzum, ovvero una sorta di sound ipnotico ma allo stesso tempo magico e davvero introspettivo nella sua malvagità. Per quanto riguarda le mie influenze prettamente black, ti direi che della prima ondata apprezzo molto i primi Bathory, e quello che era una sorta di proto-black o come si vuole chiamare. ovvero primi Kreator, Sepultura, Destruction, Slayer, Sarcofago…Ma è negli anni Novanta che i Lilyum trovano i loro maestri, su tutti Darkthrone, Burzum, Gorgoroth ed Emperor. Potrei andare avanti nel dirti ancora Satyricon, Immortal, Carpathian Forest, e ancora Urgehal, Tsjuder, Disiplin, Slavia, Gehenna. In fondo tanti prodotti Moonfog mi hanno formato, e non posso tralasciare questo particolare, Disiplin in primis. Gli Urgehal li ho nominati, e secondo me i loro ultimi 3 o 4 dischi sono autentici capolavori. Al di fuori del black sono uno che divora tanta musica, dalla new wave, al grunge, al punk, al thrash, all’alternative rock, al death old school (odio le derivazioni “technical”). Mi piacciono tanti stili, ma non mi piace ascoltare musica superficiale e dall’allegria facile.

Se ti dico “misantropia” cosa dici?
Sentimento altissimo. Tanti si proclamano così ma pochi hanno l’odio e il senso di isolamento necessari per potersene appropriare. Ci va una certa intelligenza per capire cosa non va nell’uomo e distaccarsene, e di solito l’essere umano e di base stupido. Io mi definisco un “quasi misantropo”.

Se ti dico “morte”?
Morte del corpo, tocca a tutti, e meno male, nel senso che tutti vogliono arrivare a 200 anni, ma io a 38 anni mi sono già rotto di tante cose, ma se loro hanno questo altissimo desiderio, male per loro, la realtà è che se va bene alla mia età sei già a metà del cammino e verso la fine della parte “giovane” e “attiva” della tua vita, dopo è un lento declino. Si facciano due conti, calcolando che il processo di morte inizia già in vita, quando cominciano ad arrivare rughe, malanni ecc. Invece la Morte come punto di svolta per una rinascita spirituale-attitudinale-comportamentale, è roba per poche menti elette. Bisogna sempre toccare il fondo per rinascere, ma per toccare il fondo devi essere molto sofisticato, sensibile e intelligente. Gli stupidi quasi mai toccano il fondo a livello emotivo, hanno ingranaggi semplici e quindi è meno probabile che si danneggino. Se hai due bulloni nel cervello starai sempre relativamente tranquillo. Ma costoro non potranno mai rinascere. Ai superiori spetta una vita difficile, ma la sensazione di risalire la china dopo la catastrofe è come il miglior orgasmo della tua vita. Potresti anche ucciderti per la felicità, ma questo è un concetto che richiederebbe troppe righe per essere espresso con cognizione.

Una provocazione: secondo me i Lilyum non renderebbero bene dal vivo. E mi spiego: la tua/vostra musica è troppo emotiva/interiore per essere portata in un contesto live. Cosa ne pensi?
Hai ragione, sentivo che me lo avresti detto, e infatti non l’ho mai fatto ahahaha! Vallo a spiegare a coloro che mi dicono che se suono ma non faccio live, allora non sono un musicista. Spiegaglielo tu, io ci ho provato, ma non lo capiscono. Lilyum è come Burzum o primi Darkthrone, ma noi ci chiamiamo Lilyum e siamo dei poveri stronzi, gli altri due invece dei grandissimi misantropi che mandano affanculo tutto e tutti. Ovviamente il paragone tra noi e loro, come di dice per non sembrare dei mitomani, va preso con le pinze. Fatta quest’ultima precisazione, sono più tranquillo, nessuno potrà mai dire che Kosmos Reversum ha paragonato Lilyum a Burzum. In effetti, chi doveva capire il mio concetto ha capito, ma bisogna sempre precisare.

Ti lascio un piccolo spazio pubblicitario: perché dovrei accaparrarmi “October’s Call” piuttosto che una delle altre 10.000 uscite mensili in ambito black nostrano?
Perchè è un bel disco, e lo dico convintissimo. Faccio anche io il recensore e album del genere non capita tutti i giorni di sentirli. Ti può piacere o meno, ma ha personalità e spessore artistico non indifferenti. Non si parla di tecnica, di sperimentazione o cose simili, ma di sentimenti, di feeling, e “October’s Call” ne ha da vendere. Ma meglio andare su amazon e prendersi l’ultimo Marduk, si va sul sicuro…Sicuro cosa? Beh, sono i Marduk!

Di solito mi piace concludere così: Ogni intervista deve, per problemi di spazio e tempo, essere concentrata. Ci sarà senz’altro una domanda che avresti voluto che ti facessi e non ti ho fatto. Cosa avresti voluto che ti chiedessi? Domandati e risponditi.
Domanda “qual è il tuo sogno nella vita?”. Risposta: “Vincere almeno un milione di euro, continuare a fare quello che faccio ma mandare affanculo chi voglio io e quando voglio io”.

Grazie Kosmos per il tuo tempo… a te libera conclusione.
“Non ti preoccupare di dirmi che ti faccio schifo, anche tu fai schifo a me”. Grazie per l’intervista!


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