Platens – Intervista con Dario Grillo

Dopo 10 anni dall'uscita del loro primo album, ritornano i Platens ed il loro raffinato hard rock melodico. Il leader Dario Grillo ci racconta cosa è successo in questo lungo periodo di assenza e la genesi di una delle migliori uscite discografiche del 2014.

no imagePrima di tutto, bentornati! Sono passati più di dieci anni dall’ottimo “Between Two Horizons”, un periodo temporale che rappresenta quasi un’eternità per il mercato discografico ma ascoltando il nuovo “Out of the World” sembra che per voi il tempo non sia proprio passato, rimanendo coerenti a quanto proposto sul debutto ma se è possibile, aggiungendovi ancora più qualità e cura nelle composizioni. Volete dirci cosa è successo in questi anni?
Ciao Paolo. Innanzitutto grazie per la recensione e lo spazio concessoci. In effetti 10 anni non sono pochi: in questo frangente ognuno di noi è stato assorbito dai propri impegni personali. Io ad esempio ho cambiato nuovamente città per vicissitudini lavorative e da Catania mi sono spostato prima a Palermo e poi a Roma dove vivo stabilmente da circa 4 anni. Riguardo la nostra musica non so se si possa parlare di coerenza rispetto al debutto. Sicuramente non abbiamo cambiato genere musicale ma, pur muovendoci all’interno dell’Hard Rock melodico, abbiamo “ampliato” e contaminato il nostro sound con influenze sinfoniche e progressive.
Inoltre non sono mai rimasto del tutto fermo in ambito musicale: dal 2006 al 2009 a Catania ho formato i Reset con alcuni musicisti locali e i Violet Sun con i quali abbiamo pubblicato pure un disco nel 2010 dal titolo “Loneliness in supremacy” sempre tramite Melodic Rock Records.
Inoltre, non vivendo di musica, ho potuto dedicare al nuovo disco soltanto alcune ore serali della settimana (sfruttando molto i weekend) e inevitabilmente ciò ha fatto slittare ulteriormente la data di uscita.

Quando uscì “Between Two Horizons”, i Platens erano più una sorta di solo project di Dario Grillo mentre oggi ritroviamo una vera line up ad affiancarti. Quando hai deciso che i Platens dovevano ritornare ed essere qualcosa in più di un tuo personale progetto?
Non è stata una scelta ragionata a dire il vero. Nel 2010 io e Riccardo Barbiera abbiamo cercato di formare una band ex novo dal nome VAEX iniziando a comporre del materiale inedito. Ma dopo aver buttato giù un bel po’ di belle idee ci siamo resi conto che sarebbe stato più appropriato ripescare il monicker PLATENS e dare al progetto una parvenza di band vera e propria reclutando altri due musicisti di spessore in grado di apportare idee e personalità al gruppo. La scelta è ricaduta su Domiziano e Gabriels: due grandi amici nonché musicisti dotati di grande talento e musicalità.

Ascoltando “Out of the World” sono rimasto impressionato dalla cura dei dettagli di ogni brano, soprattutto nella scelta degli arrangiamenti e dei suoni. Quanto è durata la fase di songwriting e la produzione in studio dell’album?
Ho sempre cercato di curare i particolari e i dettagli nei miei lavori. E’ un processo molto naturale per me: quando compongo una nuova canzone, prima ancora di registrarla, riesco a sentirla nella mia mente e a “captare” suoni, arrangiamenti e colori che la dovranno caratterizzare. Non so se si possa chiamare ispirazione, intuizione o “codifica” di qualcosa di preesistente. Come se tutto stesse già là in attesa di essere “riprodotto”. E’ un concetto quasi spirituale che mi porta a credere che non siamo noi i veri creatori delle opere d’arte o d’ingegno.
Tornando alle song del disco sono state composte durante periodi differenti ma solamente negli ultimi anni ho organizzato tutto il materiale disponibile scegliendo la tracklist definitiva. Anche la produzione non è stata continuativa a causa dei diversi impegni lavorativi di ognuno di noi e il processo di registrazione quindi si è protratto per diversi mesi.

Le canzoni di “Out of the World” appaiono piuttosto eterogenee tra loro spaziando verso diverse direzioni musicali ma in realtà, ascoltando l’album nel suo insieme, si ha la sensazione che siano tutte accumunate dallo stessa attitudine ovvero quello di proporre brani rock/metal mai banali e curate in ogni dettaglio. Che ne pensi?
Mi trovi d’accordo. Si tratta di canzoni abbastanza eterogenee tra loro che però hanno alla base un songwriting riconoscibile. Negli anni credo di aver acquisito un trademark personale sia dal punto di vista canoro che compositivo. Chi ascolta Platens sa esattamente chi è l’autore e difficilmente la mia musica può essere accostata a quella di qualcun altro. Ciò non significa che io sia l’inventore di qualcosa di innovativo e totalmente originale. Si tratta pur sempre di rock ma alla base c’è la voglia di esprimere me stesso, i miei sentimenti e la mia personalità senza condizionamenti esterni.

Suonare class metal e AOR in Italia è una scelta davvero coraggiosa considerando come questi generi a livello internazionale, pur avendo molti estimatori, siano diventati ormai una nicchia di mercato dall’esiguo volume di vendita se paragonati ai numeri degli anni ’80. Ripeto è una scelta coraggiosa o solo la passione che non guarda al mercato?
Si tratta di pura e semplice passione che non guarda affatto al mercato. Se il mio scopo fosse stato quello di diventare famoso e di fare soldi avrei cambiato ambito. Oggi il mio approccio alla musica è totalmente differente rispetto a quello che avevo da adolescente. Suono solamente per puro piacere e passione; la musica ha un potere quasi terapeutico sulla mia persona e pur apprezzando molto i feedback esterni preferisco suonare e comporre per me stesso senza troppe aspettative. Non importa se ad ascoltarmi è la parete di casa mia o centinaia di persone sparse per il mondo. Si tratta di un’esigenza che esula dal tornaconto economico o dal riconoscimento sociale. Non ho più bisogno di applausi o elogi. Scrivo musica perché è ciò con cui riesco ad esprimermi meglio.

Il primo album era uscito per la Frontiers Records, una realtà italiana che da anni ha deciso di puntare su AOR e Class. Come mai non avete continuato con loro e siete invece approdati all’australiana Melodic Rock Records.
Molto semplicemente perché hanno “snobbato” il nostro disco nonostante fossimo “legati” per altri due album. Probabilmente non hanno nemmeno avuto il tempo (o la voglia) di ascoltare bene “Out of the world” dato che non siamo certo delle Rockstar. La risposta è stata: “buon album ma possiamo pubblicarlo nel 2016 a causa di una lista pienissima di uscite”. Forse un buon modo per liquidarmi. Sta di fatto che non avendo intenzione di aspettare così a lungo per veder pubblicato il disco mi sono messo alla ricerca di una valida alternativa e dopo alcune risposte più o meno bizzarre siamo approdati alla Melodic Rock Records che ci ha offerto un contratto molto onesto e serio.

Con una track list che contiene così tanti potenziali hit, avete avuto dei riscontri dalle radio e web radio specializzate? Immaginate mai che un Dj di uno dei principali network italiani decida di impazzire e passare in heavy rotation una vostra canzone?
Molte delle canzoni di “Out of the world” sono state passate in radio e continuo a ricevere richieste di jingle pubblicitari. Certo, si tratta pur sempre di radio locali che hanno comunque un bacino d’utenza ridotto però è un segnale importante per la nostra musica. Non credo che i canali mainstream possano concederci degli spazi pubblicitari per il semplice fatto che non abbiamo alle spalle una Universal o Warner Bros. La Melodic Rock Records è pur sempre una piccola etichetta indipendente con dei mezzi limitati. Per spingere seriamente una band occorrono investimenti ingenti. Se abitassimo in un mondo ideale e meritocratico allora forse potremmo anche avere qualche speranza di arrivare al grande pubblico ma la realtà è ben diversa.

Come è stato accolto “Out of the World” in Giappone, uno di paesi dove la passione per il rock melodico non è mai tramontata. Avete avuto già dei riscontri?
Molto bene. L’album è stato distribuito e stampato dalla Rubicon Music, una label molto attiva che sfrutta diversi canali promozionali. I risultati sembrano ottimi e dovrebbero aver terminato la prima tiratura. Non so per quale ragione ma i giapponesi sono uno dei pochi popoli che compra ancora i supporti originali. Inoltre è particolare la dicitura che hanno stampato nel retro del disco (ex singer dei Thy Majestie). Non è un mistero che “Hastings 1066” sia stato un album che abbia spopolato nel paese del Sol levante. A distanza di anni continuo a ricevere diritti d’autore sulle stampe di quel disco in terra nipponica. Non so davvero quante copie siano state vendute da quelle parti.

Complimenti per aver riportato alla luce una hit come “No easy way out'” di Robert Tepper, brano ormai relegato a riempitivo per qualche compilation di soundtracks. Come mai questa scelta? Pensate di far ascoltare allo stesso Temper la vostra cover?
Già fatta ascoltare a Robert Tepper, il quale si è pure complimentato. Quel brano è lo specchio di un’epoca. Inoltre la serie di Rocky è un cult che ha influenzato diverse generazioni. E’ una cover che ho sempre suonato dal vivo e finalmente ho avuto l’opportunità di inserirla in un disco ufficiale. Abbiamo cercato di non discostarci troppo dall’originale che a mio avviso rimane comunque inimitabile e col senno di poi crediamo di aver fatto un buon lavoro.

Nuovo album, una band vera e propria, tante belle canzoni da suonare… allora, quando potremo vedervi suonare dal vivo?
Bella domanda. Se abitassi in Sicilia avrei già organizzato dei live in zona dato che i ragazzi sono tutti isolani ma la realtà ci separa di parecchi chilometri per cui paradossalmente sarebbe molto più semplice partecipare a qualche festival estero dove è già tutto spesato ed organizzato che pianificare delle date concatenate qua in Italia. Non siamo una band conosciuta e avremmo difficoltà nel riempire i locali. Purtroppo senza i numeri dalla nostra possiamo solamente aspirare a fare qualche data sporadica in presenza di amici e parenti. Bisogna essere realisti. Inoltre ci sarebbe il problema di incastrare i vari impegni personali di ognuno di noi e coprire pure i costi di vitto e alloggio. Non è una cosa semplice e nonostante la volontà sussistono dei concreti problemi logistici.

Quanto stanno influendo sulla vostra promozione i social network piattaforme come Youtube, Soundcloud, Reverbnation rispetto al vostro debutto di dieci anni fa, quando queste nuove tecnologie erano appena all’inizio o non avevano neanche debuttato in rete (es. Youtube)?
Attualmente i social network rappresentano la nostra unica via promozionale e pubblicitaria. In passato era la label che pianificava la campagna promozionale tramite l’acquisto di spazi pubblicitari ad hoc su magazine, radio, siti etc. Le band si limitavano a fare musica. Adesso funziona un pò diversamente e il musicista deve anche essere promoter, pubblicitario e imprenditore di se stesso. Oggi sta dilagando un fenomeno abbastanza preoccupante che è quello di pagare le label per la pubblicazione e la stampa del proprio disco. Siamo davvero alla frutta. Gli effetti collaterali di tale follia sono evidenti: band non meritevoli che stanno sul mercato con prodotti scadenti, tantissime micro etichette che vivono con i soldi delle band e una massa di uscite discografiche ingestibile che confonde e disorienta il fruitore di musica. Ciò distoglie inevitabilmente l’attenzione dai prodotti più meritevoli. Se da un lato piattaforme quali Youtube, Soundcloud, Reverbnation oppure Lastfm aiutano l’autopromozione, dall’altro permettono a chiunque di uploadare song o video ai limiti della decenza. Difficilmente la situazione potrà migliorare.

A supporto dell’album, è prevista la realizzazione di un video per sfruttare le potenzialità di Youtube?
L’idea del video mi è balenata più volte in testa soprattutto per dare immagini e trama al brano “Last final time”, che amo in particolar modo. Un caro amico che lavora nel cinema mi ha anche scritto la sceneggiatura. Conosco anche una troupe televisiva che mi darebbe una mano con delle riprese professionali. Ma si tratterebbe di un investimento che dovremmo sostenere da soli senza alcun supporto da parte della label; motivo per cui stiamo rinviando il tutto in attesa di avere il budget adeguato al confezionamento di un prodotto professionale.

State già lavorando a nuovo materiale nella speranza di ascoltare di non dovere aspettare altri dieci anni per un nuovo album?
Abbiamo un po’ di nuove idee ma non so dirti se ne verrà fuori un terzo album. Non voglio forzare il processo di scrittura e composizione. Dipenderà da molti fattori e soprattutto dal tempo libero che per ora è davvero poco. Come ho più volte ribadito, non vivo di musica e realizzare un album comporta tantissimi sacrifici, dedizione ed impegno. Preferisco quindi non fare promesse e lasciare che il tempo dia una risposta a questa domanda.

Vi ringrazio per il tempo che ci avete concesso e lascio a voi lo spazio per i saluti finali…
Grazie a te per lo spazio e per le domande. Un saluto a tutti i lettori di MetalloItaliano.it.


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