Shining Line – Intervista con Pierpaolo Monti

Al cospetto di un album di grosso valore sia per contenuti musicali che per spessore degli artisti coinvolti, abbiamo raggiunto Pierpaolo Monti, ideatore di questo ambizioso all star project Shining Line. Ecco cosa ne è emerso...

no imageAllora Pierpaolo, iniziamo con una presentazione degli Shining Line, per chi ancora non vi conosce. Come è nato il nucleo di base attorno al quale hai coinvolto gli innumerevoli musicisti di fama internazionale?
Ciao Sergio, grazie innanzitutto per questa opportunità di apparire sulle pagine di Metallo Italiano!
La storia degli Shining Line nasce addietro negli anni, a partire dal mio split avvenuto nel 2004 dai Sovversivo, band che avevo fondato alla fine degli anni novanta. Da quel momento ho iniziato a comporre una serie di pezzi inediti di classica estrazione hard-rock melodica, sino a quando ho incontrato casualmente per strada Amos, un amico di vecchia data, che abita nella mia stessa cittadina .Dopo una breve chiacchierata abbiamo deciso di provare a lavorare insieme sul materiale, condividendolo con un altro amico della mia adolescenza, il chitarrista Alberto Re, che tuttora appare come co-writer di un paio di tracce del disco, nonostante abbia deciso di non prendere parte alle registrazioni. Dopo aver provato con scarso successo alcuni singers locali, ho proposto ad Amos la mia idea di istituire un vero e proprio progetto all-star, cosa che all’inizio lo ha un attimino messo sul “chi va là”, come era ovvio attendersi. Non è passato però molto tempo prima che decidesse di sostenere la mia idea, la quale prese finalmente forma dopo che Alessandro Del Vecchio, altro mio caro amico, decise di sposarla in qualità di produttore dopo una mia proposta ufficiale di essere il cardine di un così importante progetto. In quel momento gli Shining Line erano ufficialmente nati.

Come ti è venuta poi l’idea di formare un ambizioso “all star project” di notevole spessore?
Come ti dicevo poco fa la backing band e il progetto in sé sono andati praticamente di pari passo, visto e tenuto conto che la formazione del primo è stata sviluppata in relazione all’idea del secondo. Io sono sempre stato un grande fan della scena AOR e melodica in genere; da tempo coltivavo il sogno di coinvolgere alcuni dei miei idoli per interpretare i brani da me personalmente scritti.
Ovviamente sapevamo benissimo che tutto ciò sarebbe stato fonte di sacrifici immani, ma, lo sai meglio di me, per far avverare un sogno è giusto sudare a dovere e così è stato.

Quali sono le origini del nome? C’è qualche aneddoto attorno al moniker?
Da vero e proprio fans della scena melodica adulta, ero in cerca da tempo di un monicker che ricalcasse in tutto e per tutto l’indole dell’AOR nella sua più pura essenza del termine. Parlandone con Amos, non abbiamo potuto fare a meno di notare come spesso i fans di questo genere parlino di melodie luminose o brillanti in relazione alle proprie songs preferite ed è qui che l’idea del binomio Shining Line ha iniziato a prendere davvero forma.

Shining LineInteressante… Spiegaci il processo di realizzazione dell’album “Shining Line”. Come si sono svolte le registrazioni, come è avvenuta la scelta dei vari artisti, senza escludere eventuali aneddoti…
Una bella domanda! Beh, va innanzitutto sottolineato come la maggior parte dei brani del disco fosse stata da me composta con la chiara idea del singer o del tipo di voce che avrei voluto per interpretarne al meglio l’incedere melodico, cosa ben evidente ad esempio in relazione a brani come “Heat Of The Light”, cantata da Robin Beck, “Amy” con Harry Hess o “Alone”, la seconda parte della suite finale, con Michael Bormann. Quando ho composto queste songs, infatti, l’ho fatto avendo ben chiara in mente la possibile interpretazione da parte di questi miei idoli assoluti, costruendo un tessuto sonoro che fosse ideale per permettere loro di esprimersi al meglio delle proprie possibilità.Una volta composti tutti i brani, abbiamo dato il via alle registrazioni di batteria, basso e tastiere, costruendo così un primo scheletro buono su cui lavorare successivamente, per quanto concerne le chitarre di Marco D’Andrea e Mario Percudani, i quali hanno seguito le nostre direttive di base per dar vita ai loro arrangiamenti. Una volta conclusa la parte strumentale, Alessandro Del Vecchio ha registrato le parti vocali in versione demo di ogni singola canzone, inviandola ai vari guests, che hanno registrato nei loro studi le varie voci ed eventuali soli dei loro strumenti.Una volta raccolto il tutto, siamo volati in Germania per affidare le fondamentali fasi di mix e mastering alle esperte mani di Michael Voss che, come puoi sentire, ha effettuato un magnifico lavoro, dando vita al sound bombastico ed arioso che personalmente ho sempre amato in questo genere di musica. Sinceramente odio alcune produzioni dei giorni nostri, soprattutto quelle in cui la batteria risulta essere vergognosamente legnosa e poco trattata!

Penso che a lavoro finito l’album sia stato un tuo sogno divenuto realtà. Quali sono state le tue sensazioni, soprattutto nel vedere artisti di grosso calibro alle prese con la tua musica e le tue canzoni?
Hai assolutamente ragione nel dire che mi sono trovato davanti alla realizzazione del più grande sogno della mia vita. Tuttora fatico a credere che nomi di tale grandezza artistica abbiano acconsentito a partecipare a questa mia avventura impreziosendo a tal modo i brani da me composti.
Io spero che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, possa provare una sensazione di così profonda soddisfazione. E’ un qualcosa di veramente impossibile da spiegare con delle semplici parole!

Shining LineTi va di analizzare l’album “track by track” parlando dei testi e nominando l’artista coinvolto?
Certamente! “Highway Of Love”: uno dei primi brani scritti per questo progetto, e riarrangiato dopo aver presenziato al concerto dei Treat, a Monaco nel gennaio 2009. I loro intro di tastiera dal vivo mi avevano semplicemente lasciato senza parole, motivo per cui al mio ritorno a casa ho subito telefonato ad Alessandro per chiedergli di rivisitare insieme l’arrangiamento. Un Erik Martensson assolutamente perfetto ha dato vita ad una prestazione vocale di immensa classe, completata dal solo al fulmicotone di Tank Palamara e dal graffiante riff portante di Marco D’Andrea.
“Amy”: una song in cui ho cercato di far trasparire tutto il mio amore per gli Harem Scarem, componendola appositamente sulla inimitabile voce di Harry Hess e cercando di mischiare in maniera adeguata lo stile presente e passato della stessa band. Da notare il vibrante assolo di Michael T. Ross (Hardline, Lita Ford) che chiude al meglio la song. Riguardo al titolo…beh, ho semplicemente rispettato una delle regole “non scritte” del classico album AOR e cioè quella di inserire una traccia con il nome di donna come titolo al suo interno.”Strong Enough”: avevo composto questa traccia per il mio amore smisurato per i The Storm, nella speranza di coinvolgere Kevin Chalfant stesso dietro al microfono. Sfortunatamente la collaborazione non è andata in porto, anche se sinceramente dopo aver sentito lo stupefacente lavoro vocale dei fratelli LaBlanc sono quasi contento che sia andata così! Non posso poi esimermi dal citare il magnifico solo di chitarre di Tommy Ermolli dei grandi Khymera e la stupenda orchestrazione finale di Douglas Docker, già tastierista dei cult heroes AOR Biloxi (ora al lavoro sul suo altrettanto notevole progetto “Docker’s Guild”)! “Heat Of The Light”: forse il brano a cui sono maggiormente legato in tutto il disco, scritto per il mio amico a quattro zampe Youri, morto dopo ben 16 anni passati insieme su questa terra. Non potrò mai ringraziare a sufficienza Robin Beck per la sua incommensurabile performance vocale, che da qui sino alla fine dei miei giorni manterrà sempre vivo in me il ricordo di quello che, per me, è stato un vero e proprio amico, più che un semplice animale di compagnia. “Can’t Stop The Rock”: un pezzo nato come tributo alla superlativa “Rock America” dei Danger Danger, song il cui testo inneggiante all’impossibilità di fermare il rock nonostante i mille modi messi in atto per farlo, rappresenti per me tuttora una vera e propria ragione di vita. Inutile sottolineare quanto Mikael Erlandsson sia stato fondamentale per trasporre al meglio il vero spirito di questo brano: il suo raggiante timbro ha saputo valorizzare nel migliore dei modi (insieme al trionfale assolo di chitarra di Michael Voss), permettendo a questa song di brillare di una fulgida luce propria!
“The Meaning Of My Lonely Words”: scritta dal mio caro amico Ivan Varsi e contenuta nel primo ed unico demo in studio dei partenopei Huddle, è una song che ho inserito nell’album previo il consenso di Ivan stesso, che ha accettato di partecipare in prima persona suonando la chitarra all’interno della stessa, insieme all’altro asso della sei corde del disco, Mario Percudani.Dopo aver operato una totale opera di restyling negli arrangiamenti, abbiamo deciso di affidare le parti vocali ad un magnifico Michael Shotton, supportato a dovere dai brillanti cori di due perle canore nostrane quali quelle del già citato Alessandro Del Vecchio e della brava Elisa Paganelli. “The Infinity In Us”: una delle primissime canzoni composte per questo progetto, nata grazie all’ispirazione creatasi dopo la visione di una delle mie serie TV preferite. Un Michael Voss in forma strepitosa e il tagliente solo di chitarra del mitico Vinny Burns fanno da contorno ad un pezzo dalla classica attitudine AOR ottantiana, completata dai cori in piena golden era style, ottenuti anche grazie al prezioso supporto del frontman degli Evidence One Carsten “Lizard” Schulz. “Still In Your Heart”: sono sempre stato un grande amante dei duetti tra voci maschili e femminili nell’AOR, motivo per cui anche nel mio cd ho assolutamente voluto due grandi voci del panorama duettare insieme come nella migliore tradizione del genere. Il leggendario Bob Harris (Axe) e la entusiasmante Sue Willetts (Dante Fox) hanno confermato tutte le migliori aspettative, con un risultato semplicemente sensazionale, coadiuvato al meglio dall’ottimo solo della sei corde di Tim Manford (anch’egli nei Dante Fox). Dal punto di vista delle liriche, questo è uno dei brani di cui sono maggiormente orgoglioso, scritto per dare sostegno alla mia migliore amica in un momento particolarmente difficile della propria esistenza.”Homeless’ Lullaby”: uno dei pochi episodi in cui ho scelto di trattare un argomento dallo sfondo sociale e più precisamente quello dell’attuale crisi economica vista dagli occhi di un senzatetto trovatosi inaspettatamente senza casa e senza averi, ad affrontare la dura vita dei vagabondi. Anche qui le parti vocali sono state costruite su un corposo duetto tra il già citato Carsten “Lizard” Schulz e l’altrettanto grintosa ugola di Ulrich Carlsson (M.ill.ion), mentre il solo di chitarra questa volta è stato eseguito dal preparato tocco del nostrano Marko Pavic. “Follow The Stars”: bonus track esclusiva dell’edizione europea, è una traccia dal classico mood AOR ottantiano, coadiuvata da un Phil Vincent in grande spolvero. Da sottolineare il cameo alla chitarra offerto dal nostro italianissimo Matt Filippini (Moonstone Project). “Unbreakable Wire”: l’idea di riunire tutte insieme quattro delle voci più rappresentative del panorama tricolore mi stuzzicava da tempo e la perfetta simbiosi del quartetto, formato da Brunorock, Alessandro Del Vecchio, Jack Meille ed il “conte” Graziano De Murtas ha trasformato in realtà questa mia grande aspettativa con un risultato di altissima qualità. Come se non bastasse, mi sono avvalso con orgoglio anche dei servigi di Walter Caliaro (Edge Of Forever, The Rocker) per un tecnicissimo assolo di chitarra, il quale ha completato al meglio una song perfetta per esaltare al meglio il profondo spirito rock degli artisti della nostra penisola.”Under Silent Walls”: una epica suite suddivisa in tre capitoli, di cui il primo ed il terzo totalmente strumentali. Al contrario, in quello centrale è la grazia vocale di Mr. Michael Bormann (ex Jaded Heart) il vero e proprio fiore all’occhiello del pezzo, spettacolare nell’interpretare con cori di impareggiabile impatto una trilogia dal sapore nostalgico e dall’incedere vagamente progressivo.

Davvero esauriente Pierpaolo!…Ci sono altri pezzi esclusi e altri artisti che ti sarebbe piaciuto coinvolgere ma che per qualche motivo sono risultati “inarrivabili”?
Nella versione giapponese del disco, su cui siamo attualmente al lavoro, sarà contenuta la bonus track esclusiva “This Is Our Life”, brano che vede la contemporanea presenza di ben otto singers che ho scelto personalmente tra i miei preferiti della scena hard-rock del nostro paese (per i dettagli dei nomi qui coinvolti vi rimando alla nostra pagina Myspace ufficiale www.myspace.com/shiningline.Per quanto concerne invece gli ospiti mancati…beh, devo dire che effettivamente abbiamo dovuto far fronte ad alcune defezioni realizzatesi dopo un iniziale interesse mostrato verso il progetto, le quali ci hanno messo sinceramente qualche bastone tra le ruote ma che, fortunatamente, siamo riusciti a fronteggiare nel migliore dei modi grazie alla professionalità di tutti i nomi coinvolti.

Fra tutti questi musicisti con chi ti sei trovato subito a tuo agio?
Guarda, credo che la cosa giusta da far notare sia non tanto quella di segnalare qualche nome in particolare, quanto piuttosto di sottolineare come ognuno degli ospiti coinvolti abbia saputo dare prova di una professionalità assolutamente degna di nota, dimostrando di voler apportare le proprie caratteristiche al servizio dei brani per impreziosirli a dovere senza snaturarli in alcun modo.Ad ogni modo una citazione d’obbligo va fatta nei confronti di Michael Voss, con cui manteniamo da tempo un profondo rapporto di amicizia e col quale, nello scorso anno, abbiamo trascorso dei magnifici giorni insieme in Germania in occasione del nostro soggiorno per il mix del disco.

Parlami della bella e sognante copertina…
L’idea della cover è nata da un regalo ricevuto lo scorso Natale dalla mia migliore amica, la stessa per la quale come accennavo poco fa ho composto a suo tempo “Still In Your Heart”. Al contrario dei classici regali di Natale scontati e poco significativi, lei infatti mi mise fra le mani un ingrandimento con tanto di cornice di una foto da lei scattata sul lago di Como, accompagnata da alcune magnifiche parole contenute nel tipico biglietto di auguri allegato. Senza neanche saperlo, in quel momento lei stava risolvendo il mio profondo cruccio legato al soggetto della possibile cover dell’album, offrendomi un soggetto che, tra le altre cose, conteneva al suo interno un elemento (il lampione) che è anche il simbolo portante del logo della casa discografica per cui avremmo firmato, la Avenue Of Allies Music. Se non è destino questo…

Incredibile davvero…Come è nata la collaborazione con l’etichetta tedesca Avenue Of Allies?
Il presidente dell’etichetta, Gregor Klee, ci ha contattati personalmente dopo aver ascoltato la prima traccia del disco sulla nostra pagina Myspace, dimostrandosi subito entusiasta del lavoro e proponendoci un ottimo contratto, mirato in particolare a dare grande visibilità alla nostra uscita, vista la lista degli importanti ospiti contenuti. E’ inutile dire che questo era proprio ciò che cercavamo da parte di un’etichetta, perché poco contano le dimensioni se poi, questa, è tutt’altro che intenzionata a promuovere in maniera profonda e continuativa l’uscita dell’album in sé. Gregor sta tuttora svolgendo un lavoro invidiabile nella divulgazione pubblicitaria del disco e colgo l’occasione per ringraziarlo anche attraverso queste righe per il suo così grande impegno nel diffondere la musica degli Shining Line.

Pensi che sarà possibile vedere i Shining Line in versione live?
E’ una delle domande più ricorrenti da parte di fans, appassionati e addetti ai lavori. Sicuramente capirai che rivedere dal vivo l’intera line-up del progetto rappresenterebbe una cosa proibitiva in tutti i sensi (a livello monetario, di organizzazione e tempistiche degli ospiti), ma tengo sempre a sottolineare che la backing band di Shining Line è composta, oltre che da me e Amos, che siamo i fondatori del progetto, da tre veri e propri professionisti della scena hard-rock tricolore che non hanno certo bisogno di presentazioni. Per questo, immaginati una possibile apparizione live con me e Amos supportati da tre cavalli di razza come Alessandro Del Vecchio alla voce e tastiere e Marco D’Andrea e Mario Percudani alle chitarre e cori: credo proprio che rappresenterebbe un appuntamento interessante per i fans della scena hard melodica! Per questo motivo, nel caso qualcuno fosse davvero interessato alla musica degli Shining Line, basta contattarci e proporci un evento ben organizzato.

Oltre che musicista sei anche a capo di una importante webzine come HARDSOUNDS. Sono due cose ben distinte o che in qualche modo si completano a vicenda?
Beh ,alla fine dei conti sono due cose del tutto complementari: è anche grazie ad Hardsounds che ho raggiunto i primi contatti necessari a dare il via all’avventura Shining Line, visto che ho avuto il grande onore nel corso degli anni di intervistare, recensire e promuovere molti dei nomi che hanno partecipato al nostro debut cd. Devo dire che comunque, ultimamente, è davvero dura portare avanti le due cose in contemporanea: credo che per seguire tutte e due le cose col giusto impegno dovrei fare in modo di dar vita a giorni della durata di 30 ore!

Quali sono ora i tuoi progetti futuri?
Per il momento la priorità numero uno è promuovere al massimo il debut degli Shining Line, giusto per cercare di recuperare almeno un minimo del capitale investito ed essere in grado, in futuro, di dar vita anche ad un secondo capitolo del nostro progetto in questione. Ho già qualcosa come otto o nove pezzi nuovi già pronti per essere registrati, solo che senza un minimo ritorno economico necessario a ripianare le spese sarebbe per noi impossibile affrontare un’avventura dello stesso calibro del debutto. Sicuramente non ci sarà MAI uno Shining Line 2 buttato lì giusto come classica uscita di ripiego, odio queste cose e se non sarò in grado di dare voce ad un secondo lavoro di livello uguale (se non superiore) al primo, allora vorrà dire che il monicker Shining Line rimarrà stampato per sempre una sola volta all’interno del mercato discografico internazionale.

Bene Pierpaolo, sperando che l’invito venga raccolto, a te la chiusura dell’intervista…
Sergio, colgo l’occasione di ringraziare te e tutto lo staff di Metallo Italiano per questa piacevole intervista. Saluto tutti i vostri lettori e i fans della scena melodica in genere, ricordando loro di venire a trovarci sulla nostra pagina Myspace www.myspace.com/shiningline Attendiamo i vostri pareri sulla nostra musica! Keep the melodic rock flame alive!


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