Vanexa – Intervista con Roberto Merlone (Vanexa)

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Roberto Merlone, storico chitarrista dei Vanexa, per farci raccontare aneddoti e retroscena di una delle più importanti Heavy Metal band italiane.

no imageFoto Roberto MerloneAllora Roberto, partiamo dagli esordi. Quali sono i tuoi ricordi di quegli inizi concitati (fatti di svariati demo, vari cambi di cantanti e infinita passione) e come agivate nella Savona di quel tempo…
Eh gli inizi.. potrei raccontare per ore… Posso dirti che sono stati anni bellissimi, contornati da un’estrema voglia di fare e di suonare, ma devo dire che non era tutto facile. Nel 1978 regnava il punk e noi con le nostre idee di derivazione Led Zeppelin, Black Sabbath, Scorpions, ecc… ci siamo accorti che serviva qualcosa di più speed, perchè i ragazzi avevano bisogno di adrenalina ed a noi non mancava, così cominciammo a comporre i nostri brani. Da li a poco ci rendemmo conto che nel mondo c’erano altri gruppi come noi, con le stesse idee, magari con più opportunità, vedi Iron Maiden, Saxon, Tiger Of Pan Tang, ma non penso fossimo più di una quindicina! Certo, una città di provincia come Savona non offriva nulla, ma man mano avevamo riscontri sempre maggiori e la nostra compagnia di amici si ampliava e diveniva parte integrante del progetto. Quando gli Iron Maiden vennero in Italia da spalla ai Kiss e poi con il loro primo concerto, li conoscemmo personalmente e facemmo una lunga chiacchierata sul panorama musicale del tempo; erano ragazzi come noi e come voi che state leggendo! Anche con i Saxon abbiamo avuto conoscenza e contatti. Con il loro produttore, nel 1983, quando suonarono al Teatro Ariston di Sanremo, dopo avergli lasciato una demo dei nostri pezzi non depositati S.I.A.E, ci propose un tour europeo con loro, ma non si fece nulla…Avevamo un brano cantato in italiano dal titolo “Lasciami Stare ed un giorno Stefano Tessarin dei Vanadium, tramite Fabrizio Cruciani, ci disse di ascoltare la loro “Never Surrender”. Beh, le conclusioni sono state su tutti i giornali, compreso l’Occhio di Maurizio Costanzo…

Nel 1981, con l’arrivo di Marco Spinelli alla voce, si cambia il nome in Vanexa e si passa al cantato in inglese. Nel 1983 rilasciate il vostro album d’esordio “Vanexa”, bene accolto da critica e pubblico. Raccontaci la genesi di questa piccola perla del metallo italiano…
Questo album non è stato concepito da un ragionamento di mercato ma fatto di getto, con tanto sudore in sala prove e dal vivo, frutto di vita vissuta. Non avevamo neanche i soldi per il cambio di corde, a volte le annodavo… e a Sergio Pagnacco gliele saldavo…eh eh! Nel 1975 studiando e lavorando, ero riuscito a comperarmi un vecchio Marshall 1959 slp plexi, che ho tuttora, appartenuto a Ritchie Blackmore, quando era venuto a Savona con i Trip, nel 1969! Ci dovevamo inventare gli effetti in studio… mettevo la cassa sotto un pianoforte a coda, con il pedale della sordina schiacciato, microfonavo all’interno per sentire le corde suonare per simpatia; sottoalimentavo il mio Marshall con un trasformatore da lavatrice per avere la stessa resa ma a volumi più bassi, mettevo una camera d’aria del Ciao per smorzare le corde durante il tapping…ah ah, roba che ora sarebbe fantascienza! Nel brano strumentale “Across The Ruins” mio padre Giuseppe Merlone, che ora purtroppo non c’è più, collaborò con una stupenda parte di violino. C’era voglia di fare e forse questo trasuda dal fatto che molti, a distanza di 30 anni, amano quest’album come sempre e posso dire che è stata l’incisione che ha decretato l’apertura del sound metal in Italia ed ha fatto da spartiacque per tutti i gruppi. Piaceva tantissimo anche all’estero ed arrivammo sesti in classifica in Olanda. Fummo invitati là, era stupefacente vedere nelle vetrine dei negozi esposto il nostro disco! Un giorno, ad Amsterdam, entrammo in un locale che si chiamava “Tatoo”, autogestito da Hells Angels, così per berci una paio di birre e….avevano la nostra foto appesa all’interno! Fu una festa pazzesca, non potevamo pagare assolutamente. Inoltre ci chiamò la RAI, Telemontecarlo, ecc… ed a quel tempo era come se all’Angelus si fosse presentato Ozzy…ah ah! Non potevano più ignorarci…

Quando partecipate al mitico festival di Certaldo siete un gruppo ormai ben quotato. Via libera a ricordi e aneddoti su questo mitico raduno…
In effetti eravamo l’unica band ad avere un album alle spalle e quando ci proposero di fare da headliner per questo evento, eravamo alle stelle. L’organizzatore Erico Dell’Omo mi telefonò perché avevo mandato del materiale alla fanzine e con Spinelli andai a Certaldo due volte prima dell’evento, in quanto lo stesso Dell’Omo aveva bisogno di aiuto…Insomma era la prima volta per tutti e non sapevamo come comportarci. Andammo giù con due pullman ed avevo sistemato le chitarre nel piano dove generalmente si mettono le borse, ero seduto verso il fondo quando uno scossone del mezzo fece slittare una chitarra con custodia piena sulla testa di un amico che dormiva con la lingua di fuori…subito risate da matti poi, povero cristo, perdeva un sacco di sangue e lo anestetizzammo con delle lattine ghiacciate ah ah! Avevamo fatto un’accordo con i Raff di Roma di dividere la strumentazione a metà tempo con tutti i gruppi, ma all’incontro decisivo, loro si vollero tirare indietro “perché semo da a capitale!” e scoppiò un bel casino, non potevamo far suonare dodici ore tutti i gruppi poi noi per ultimi come headliner, ci saremmo trovati con gli strumenti distrutti!! e…diciamo li portammo a ragionare eh eh! In seguito a Roma ci riappacificammo e da buoni metallari con una birra davanti si ragiona meglio! Mi ricordo poi il chitarrista dei Revenge che prima di salire sul palco era molto agitato e mi chiedeva consigli…Poi quando venne il loro turno, andava come un aereo e dissi a Silvano Bottari: “…zzo, ma questo va veramente forte, altro che consigli!” Quando salì la Strana Officina, che giocava in casa, ci fu un ovazione…furono molto bravi e si sentiva che avevano esperienza, ma noi dovevamo essere all’altezza dell’ingaggio da headliner. Prima di noi suonarono i Death SS con Paolo Catena… troppo forti e simpatici. Venne il nostro turno, il posto era stracolmo, faceva un caldo bestia ed avevamo una bella responsabilità, dover chiudere questa manifestazione…non funzionava più un cazzo, le spie erano bollite ed il tecnico pure; non potevo sentire la base ritmica ma eravamo così affiatati che al partire di “Metal City Rockers” andammo tutto d’un fiato, con la gente in delirio che ci “cornificava” e cantava con noi! Wow, sono passati trent’anni…bei ricordi!!!

Nel 1985 siete tra i protagonisti dell’interessante compilation “Metallo Italia”, che uscì anche in formato VHS. Continua tu…
E’ stata una bella esperienza voluta dal produttore Al Festa. Una compilation corredata di ottimi video “per quel tempo”, che se curata sotto il profilo più musicale che cinematografico, avrebbe portato buoni risultati per tutti. Purtroppo stava sforando il suo budget e le registrazioni audio patirono molto in questa fase. Ricordo che registrammo il video al mitico “Piper” di Roma per gli interni e sul lago di Turano in esterna. Poi per promuoverlo andammo io e Spinelli a Videomusic al “Ciocco” in Toscana a fare interviste con Clive Griffiths, mitico conduttore e persona simpaticissima. Abbiamo fatto un casino che alla fine ci avrebbero tenuto volentieri per tener su il morale…

Nel 1988, irrompete nuovamente sulla scena con “Back From The Ruins”. Vai con ricordi, fatti ed eventuali aneddoti.
Un album a cui sono molto affezionato per tanti ricordi. Registrato agli “Stone Castle Studios” di Carimate, uno dei migliori studi di registrazione dell’epoca. Avevamo questo materiale molto ben organizzato, con tanti brani ben strutturati, poi la compagine del luogo era pazzesca…vi immaginate un castello del 1345 con armature, saloni da paura, ponte levatoio…insomma, un vero sballo! Ricordo che la prima notte non abbiamo dormito e giravamo in mutande e con il chiodo per scoprire tutte le stanze, anche se al mattino ci attendeva un duro lavoro di 15-18 ore, per tutti i giorni a venire. Avevamo la consapevolezza che il metal era già finito…gli anni dell’ondata erano già passati, lo studio costava carissimo ed i soldi no li ha mai regalati nessuno, anzi! A poco più di metà album ci fermarono perché l’allora nostro produttore aveva emesso degli assegni in bianco e ci misero sotto sequestro gli strumenti…così dopo un bel po’, siamo tornati a saldare e a finire il lavoro. La nostra passione, i nostri sforzi, sacrifici, lavoro, famiglia, ecc.. messi in gioco pur di mantenere vivo il metal italiano e non tradire i molti fans! Una mattina facevamo colazione e Sergio voleva fare un cappuccino all’italiana al percussionista di Paul Young “che provava nel teatro di sotto” e con il vapore ed il latte gli riempì la maglietta, ah ah! Era una bestia di 110 Kg, color noce… subito tutti zitti e poi risate da matti, c’è andata bene, ah ah! Una sera abbiamo finito veramente tardissimo ed in studio c’erano i Pooh che registravano nell’altra sala; loro avevano la cuoca…la cucina era chiusa e noi non avevamo neanche un panino, passando davanti al forno arrivava un profumo…C’era una teglia di crespelle gigante, in un attimo l’abbiamo presa senza esitare e ci siamo messi a mangiare in disparte. Poco dopo arriva Red Canzian e ci dice: “ragazzi se volete delle crespelle”…che figura di m…. ah ah! Lo sballo per me è stato che quando siamo arrivati a Carimate c’era Fabrizio De Andrè ed abbiamo parlato per un bel po’ in dialetto ligure, bevendo del Ballantines che si nascondeva nel portaombrelli! Un personaggio incredibilmente simpatico e “terra terra”.

Nel 1994, con una line up rinnovata con l’ingresso di Roberto Tiranti e di Giorgio Pagnacco, esce a sorpresa “Against The Sun”. Raccontaci tutto quello che puoi riguardo a questo vostro importante passo discografico.
Marco “Spino” Spinelli è dovuto rientrare a casa a Bellaria (RM) per problemi legati al lavoro, perché mica ci si mangiava con la musica…E’ stato un dispiacere, in quanto eravamo come una famiglia, ma la vita ti mette di fronte a scelte che non vorresti mai fare e a cui non puoi sottrarti. Così rimanemmo i soliti tre per un po’, continuando a comporre pezzi su pezzi. Un giorno, un amico e nostro fan Gustavo Tiranti, ci disse che suo figlio cantava metal, aveva 16 anni e chiese se avesse potuto venire in sala prove. E noi: “perché no?” Ci trovammo ‘sto ragazzino con i capelli lunghi con la barba ancora da crescere che sapeva i nostri pezzi a memoria! Con una potenza ed intonazione vocale che stentavo a credere. Lui era molto teso ma determinato, alla fine dissi: “Roberto, sei dei nostri, te la senti?” Non stava nella pelle ed a noi ha dato quel pezzo di vitalità in più per andare avanti. Aveva quell’estensione ed impasto vocale che cercavamo chissà dove e lo avevamo così vicino! A quel punto, dovevamo fare qualcosa di nuovo, soprattutto per lui. Chiamammo anche il fratello di Sergio Pagnacco alle tastiere, in quanto nelle ballate come “Night Rain On The Ruins” o “Across The Ruins”, dove mio padre Giuseppe Merlone ha suonato il violino, ci serviva dal vivo per replicare queste parti. Oltre alla vecchia e sudata sala prove, cercavo di registrare a casa molto materiale, in modo da proporlo agli altri e cominciare da una base concreta con cui lavorare. Questo è sempre stato il nostro criterio, si partiva dai miei riff e poi man mano si continuava…Brani come “Cafè De Paris” o “In The Shadow Of The Cross” non nascono in un attimo, c’è molto lavoro dietro, in un periodo in cui tutto era già stato fatto. Roberto Tiranti fece da ottimo collante e mi ispirò veramente tanto alla realizzazione di quest’album. Lo abbiamo registrato separatamente, a parte i primi due giorni, dove fai le tracce pilota, poi ognuno di noi andava in studio e registrava le sue parti. Personalmente ricordo benissimo di aver fatto tutte le parti ritmiche, acustiche e soliste in una giornata…eh eh! Stavo lavorando duramente in fabbrica con turni su turni, compresi sabato e domenica e non potevo permettermi di temporeggiare. Così la prima domenica a disposizione, feci tutto il lavoro ed alla sera sono tornato a casa, in quanto mi attendeva un lunedì di lavoro!

Successivamente, in un periodo in cui l’heavy metal attraversa un periodo di crisi, purtroppo i Vanexa si sciolgono. Come andarono le cose?
Possiamo dire che era già da parecchio che l’heavy era in crisi, solo grandi produzioni con molti investimenti potevano sopravvivere. Quando per fare un concerto devi quasi pregare, vuol dire che tutto l’investimento in termini di energie e di know how non è servito a nulla. Non avevamo ancora intenzione di dividerci ma c’era molta “stanca”. Io non potevo più portare i brani già preconfezionati, eh eh…Ci chiamò un pub molto grande nella Mandolossa (BS), fu l’ultimo concerto dei Vanexa…C’era talmente pieno che misero le catene fuori, per non far accedere più nessuno…ragazzi seduti a fianco dei Marshall e sopra c’era una specie di “piccionaia” gremitissima. Ogni tanto ci portavano qualche birra perché lo spazio era tutto occupato dalla strumentazione e non avevamo il posto dove mettere da bere…Fu veramente una bellissima serata, facemmo bis, tris e di più…Non ci facevano smettere di suonare…alla fine Sergio cominciò a rompere il basso, io a strappare le corde e pezzi di meccaniche, Silvano la batteria. Ci fu un momento in cui abbiamo incrociato gli sguardi, quelle erano le nostre serate dove dai tutto ma ricevi molto, avevano capito tutti che band eravamo e quanta rabbia avevamo. Dal vivo non temevamo più nessun confronto, nè timore reverenziale con nessuna band internazionale. Dopo poco tempo ci dissero che la nostra sala prove sarebbe stata chiusa, in quanto il proprietario aveva venduto tutto lo stabile per fare un nuovo edificio. Io ne trovai subito una nuova, ma gli altri decisero di fermarsi perché non ce la facevano più e con il senno del poi devo dire sono contento così!

Cosa hai fatto dopo lo scioglimento e cosa fa Roberto Merlone attualmente?
Dopo lo scioglimento ho continuato a scrivere e a dare lezioni, ho fatto stage e suonato con moltissimi artisti del calibro di Frank Gambale e Rudy Sarzo, che ho conosciuto tramite la Reference, una ditta italiana di cablaggi di cui è endorser e mi promisi che gli avrei inviato del materiale…”ora gliel’ho mandato” ma la sfiga ci vede benissimo e la mia salute prese una via differente in quanto mi ammalai di tumore, una cosa che ti cambia assolutamente il modo di vedere le cose ed i rapporti con le persone, la famiglia, gli amici. Da morti siamo tutti bravi, ma da malati sei un rompicoglioni, solo così riesci a capire chi ti sta veramente vicino per quello che sei veramente. Certo questa malattia ha avuto degli strascichi di cui ancora ora ne porto le conseguenze e si porta dietro altre patologie con cui devi abituarti a convivere. Ho fatto 10 interventi chirurgici ma sono ancora qui e sto progettando un sacco di belle cose…Ho brani veramente potenti, chiaramente in stile Vanexa. Quindi aspettatevi qualcosa che vi faccia ancora saltare sulla sedia! Ho fatto ascoltare i pezzi all’amico Bernie Torme (ex Ozzy Osbourne) con cui ci sentiamo settimanalmente e chissà che non possa essere della partita…aspettatevi comunque musicisti con i “controca…”…eh eh!

Come mai non sei stato della partita nella reunion del 2009?
Fui contattato da Roberto Tiranti e mi chiese se suonavo ancora e se avevo dei brani pronti. I brani li avevo ma per i motivi di salute e famigliari potevo suonare poco. Avevo avuto anche una paralisi del braccio sinistro ed ancora ora non ho più sensibilità nelle dita…Loro avevano troppa fretta e così mi sono tirato fuori dal gioco per ovvi motivi, ma Vanexa resta sempre anche un mio marchio, nati con una chitarra, una batteria, un basso, una voce solista ed un grande impatto live! Più che una reunion la chiamerei un “reissiu”…mi spiego usando la musica: prima Vanexa era 4/4 ora sono ¼ + ¼ + ¼ + 2/8 eh eh! Sono lusingato dal fatto che continuino a suonare i brani di sempre, di cui sono co/depositario.

Una domanda scontata ma che mi piace fare ai veterani del tuo calibro…Roberto, cos’è per te l’heavy metal?
Beh, l’heavy metal e l’hard rock sono la storia della mia vita vissuta tanto intensamente, uno scambio tra l’essere sul palco e contemporaneamente essere fra gli headbangers, perché anche lì mi piace stare, un modo di pensare e di fottertene di cosa pensano gli altri, uno stile di pensiero, di vita, l’accomunarsi senza fare i fighetti! Il metal? Siete voi che domani andate a lavorare in fabbrica, in ufficio in un ospedale o siete disoccupati ma con qualcosa nel DNA di veramente particolare!!!

Quali sono i momenti e le situazioni targate Vanexa che ti sono rimasti più a cuore?
Posso dire tutte, anche nei momenti difficili trovavamo sempre la forza di essere dei combattenti, certo che momenti particolari ce ne sono stati molti ed il fatto di essere stati consacrati come la prima vera H.M. band italiana e di aver aperto le porte a tutti i gruppi che sono venuti, è una grande gratificazione e questa cosa non potrà mai togliercela nessuno!

Bene, siamo in conclusione, a te la chiusura dell’intervista.
Vorrei innanzi tutto ringraziarti per l’opportunità e ringraziare tutti quelli che mi scrivono su facebook privatamente e tutti quelli che hanno sempre creduto in me e continuano a crederci. Sono sempre pronto a rispondervi su facebook e-mail: roberto.merlone@facebook.com. “Never Say Die”!!!


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