Winterage – Intervista con Gabriele Boschi

L'entusiasmo, la bravura e la preparazione nei Winterage sono stati elementi facilmente riconoscibili fin da subito, fin dal primo ascolto del loro album di debutto e forse anche da prima. Già dal teaser che preparava all'uscita di "The Harmonic Passage", tutto faceva supporre che la band avesse tutte le carte in regola per dare alle stampe uno dei migliori dischi di questo 2015. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Gabriele Boschi (violinista e compositore) che è l'incarnazione della voglia di fare e dell'entusiasmo di questa band e con lui abbiamo analizzato molti elementi interessanti della composizione di questo disco; abbiamo gettato uno sguardo sulla scrittura musicale, scoprendo oltre alla grande cultura classica derivata dalla formazione in Conservatorio, anche una buona dose di modestia e obiettivi chiari circa il futuro della band.

no imageVorrei iniziare subito con una domanda che aiuti a introdurre la band al pubblico che vi sta ancora scoprendo, a chi vi conosce solo di nome e a chi potrebbe essere interessato a capire come tutto è iniziato. Siete nati nel 2008 da una idea di Gabriele (v) e Dario (t), esordendo come band strumentale. Potreste far luce sul perché di questa scelta? Non avevate trovato la voce giusta o volevate sperimentare una formula differente di power heavy metal?

Be’ direi entrambi! In realtà non ci abbiamo pensato molto, abbiamo iniziato fin da subito a comporre nuovi pezzi e non sentivamo il bisogno della voce, avendo il violino che la rimpiazzava. I pezzi funzionavano ed il nostro EP semistrumentale (solo due tracce contengono qualche coro) è stato apprezzato molto dalla critica! Poi in seguito ci siamo resi conto che per diventare una band davvero competitiva, la voce era necessaria. Così molto fortunatamente abbiamo trovato Daniele il quale aveva una voce perfetta per le linee vocali che nel mentre avevamo composto. Ed ora eccoci qui con un album di 13 tracce di cui solo 2 sono strumentali (ride).

L’idea di mettere su una band power symphonic nasce da subito o viene elaborata nel tempo e con i successivi inserimenti in formazione dei vari musicisti che poi vanno a completare l’attuale line-up?

Beh inizialmente eravamo talmente piccoli che non avevamo nessuna idea (ride). Ma poi pian piano il sound prendeva sempre più forma. Diciamo che avendo come membri fondatori un tastierista ed un violinista provenienti entrambi dalla musica classica, la via era abbastanza obbligata! Infatti già dai primi pezzi, archi, ottoni, organi e clavicembali sono stati uno dei nostri punti di forza ed oggetto della nostra fantasia compositiva. All’epoca mai ci saremmo immaginati di finire a registrare un album con una vera orchestra sinfonica ed un coro lirico!

Questo mi dà l’occasione per farti una domanda che avevo in mente fin dal primo momento in cui ho scoperto il vostro gruppo. Come dici tu, la band nasce attorno ad un nucleo di musicisti di formazione classica. Uno di essi, tu, è un violinista. Questo mi sembra un elemento ricorrente negli ultimi anni. La paternità di molti gruppi ormai passa per l’iniziativa di violinisti; il soundwriting è improntato al violino e questo strumento non è più, non solo, lo strumento d’accompagnamento, l’elemento classico (o folk a seconda dei casi), l’orpello da sfoggiare. I violinisti sono i nuovi guitar hero?

Il violino sicuramente è uno strumento molto versatile, si veda infatti in quanti generi diversi viene utilizzato! Dalla musica classica, alla musica folkloristica irlandese e scozzese o country, al rock. E’ uno strumento con moltissime potenzialità e diverse sonorità che possono variare da come lo si utilizza. Purtroppo nell’ambito metal, molto spesso viene smentito e ridotto alla mera “immagine” e questo un po’ mi rattrista… Soprattutto se magari a suonarlo è una bella ragazza in minigonna (ride). A mio parere può essere un buon vantaggio per la band, essendo come dicevo versatile può fare sia melodie che accompagnamento e se ben piazzato in fase di songwriting, ha tutte le caratteristiche per dare un bel contributo sonoro. Io personalmente, sono un violinista proveniente dalla musica classica e ci tengo a tenere alta la sua dignità (per quanto possibile), e quindi non mi voglio limitare a scrivere parti per violino solo orecchiabili, ma prendendo spunto dall’enorme repertorio violinistico scrivo magari qualche assolo un po’ più virtuosistico o che mi possa mettere alla prova! Soprattutto nelle prossime canzoni, voglio impegnarmi molto su questo aspetto.

Quindi le premesse del violino solista guitar hero, direi che ci sono tutte… Non vedo l’ora di ascoltare fin dove vorrai spingerti. Parliamo ora del sound. Nella vostra musica si sente forte l’influsso del power symphonic di marca italiana, forse uno dei generi più autentici che abbia prodotto la scena italiana, insieme all’horror metal e a un certo filone di doom nei quali, a livello mondiale, abbiamo espresso senza dubbio alcune tra le realtà più interessanti e innovative. A mio avviso con questo disco avete dimostrato di saper dominare gli stilemi del genere con ottime capacità e siete riusciti a portare quel tanto di novità sufficiente a non classificarvi come semplici emuli. Siete soddisfatti, a livello musicale, del risultato raggiunto con “Harmonic Passage”?

Siamo più che soddisfatti! Quando siamo entrati in studio a registrare la batteria, non ci immaginavamo neanche la mole di lavoro che ci aspettava dietro l’angolo, con tutta l’orchestra da gestire! Però il risultato è davvero soddisfacente ed il nostro disco ha un sound molto particolare, pieno e caldo (a dispetto del nome della band!): è tutto merito degli strumenti suonati anziché delle orchestre campionate che oggi tutti usano. Il punto forte di questo album sta nella sua unicità: chi ha mai sentito di una band di ragazzi di 20 anni, che al debut album si presenta con 13 pezzi symphonic power metal registrati con una vera orchestra? Ma questo se vogliamo è anche il punto più debole: siamo ancora giovani e abbiamo molto da imparare! Ricordo sempre che tutti i membri della band vanno ancora a lezioni per imparare a suonare il proprio strumento (ride).

Effettivamente il lavoro fatto in studio è impressionante. Ho una modesta esperienza di studio e registrazioni e il coordinamento di una band quattro o cinque elementi è già un lavoro stressante. Le tracce che si sommano, qualche guest e la mole di lavoro diventa enorme. Con una orchestra in studio come si lavora? Quanto è stato importante l’apporto di Tommy Talamanca?

Coordinare il tutto non è stato affatto facile! Soprattutto per le sezioni di archi e ottoni in cui bisognava gestire 15 persone in una volta e concordare con lo studio i giorni di registrazione. Ma con un po’ di buona volontà e col tempo necessario si è fatto tutto. Il contributo di Tommy è stato davvero importante: in quelle situazioni bisogna essere operativi e concentrati al 100% per ore e ore di fila e la professionalità con cui ha affrontato il lavoro è stato un fattore determinante per la riuscita dello stesso. Per non parlare della post produzione e missaggio! Io e Tommy ci siamo sparati una settimana intera di studio, 10 ore al giorno, solo per selezionare le takes migliori e missare tutte le tracce in modo da ottenere un buon suono orchestrale. Ci tenevo a dire però che la maggior parte del merito in fase di registrazione dell’orchestra spetta al nostro direttore, Alessandro Sartini. Un amico prima di tutto, che ha speso moltissime energie per il progetto, sia prima che durante le registrazioni. Senza la sua esperienza su questo genere di lavori e la sua costanza, sempre mostrate con il sorriso, non credo seriamente che saremmo riusciti a registrare tutte le canzoni! Lo ringrazio davvero.

Potresti raccontarmi come è avvenuto il processo di scrittura dei pezzi che compongono il disco? Il passaggio dalla canzone, dalla sua struttura base, alle orchestrazioni. Dalla creazione come Winterage al coinvolgimento dell’orchestra, alle prove…

Mi fai una domanda che potrebbe essere il tema di una tesi di laurea da 50 pagine (ride). La cosa divertente è che in questo disco ci sono pezzi scritti 4 anni fa e altri scritti 2 mesi prima di entrare in studio a registrare. Infatti ogni pezzo ha il suo sound e le sue differenti caratteristiche. Penso che però il filo conduttore sia l’impronta sinfonica e power che tutte le canzoni presentano. In fase di composizione infatti, quasi sempre abbiamo chiaro dove e come suonerà l’orchestra. Fa parte del songwriting e poi ovviamente l’orchestrazione infioretta anche le parti non previste inizialmente. L’orchestra ha una versatilità inimmaginabile e funge come collante tra tutte le canzoni. Alle prove i pezzi inizialmente vengono suonati da noi e poi dopo il lungo procedimento di arrangiamento orchestrale, si definiscono meglio le parti di ognuno, al fine di ottenere un risultato ben equilibrato tra il metal e la parte sinfonica.

E’ notizia di questi giorni il tuo coinvolgimento nel Vivaldi Metal Project, un progetto all star, che si pone l’obiettivo di suonare e registrare le quattro stagioni di Vivaldi, riarrangiate in chiave metal (http://www.vivaldimetalproject.com/). Come è avvenuto il contatto con questo progetto e quali aspettative hai? Sai già che parte ti spetterà?

Si, sono molto entusiasta di questa collaborazione. Diciamo che sono fortunato perché suonando il violino, non sono i molti quelli che hanno, e soprattutto praticano, entrambi i generi musicali. Questo mi ha dato l’opportunità di collaborare in futuro con musicisti di vera fama internazionale ed appartenenti a band di cui posso solo immaginare la notorietà. Il progetto è quello di produrre un disco, riarrangiando in versione metal, le 4 Stagioni di Vivaldi, nel quale ogni collaboratore registrerà alcune parti. Ora come ora il progetto è ancora in fase di sviluppo quindi non so ancora molto. A me è bastato inviare una mail, contenente un paio di canzoni del disco dei Winterage, in cui il violino suona di più, ed in cui si sentiva bene il lavoro che ho svolto sull’arrangiamento orchestrale. Così il giorno dopo mi è arrivata la risposta da Mistheria, fondatore del progetto, che mi comunicava che ero adatto a collaborare e che ero dentro. Una figata!

Mi piace molto l’entusiasmo che ci metti in quello che fai e credo che si senta molto bene anche nella vostra musica. Tornando al disco, vorrei domandarti invece come è nata l’idea di inserire citazioni classiche da Verdi, Dvorak, Mendelssohn o Cajkovskij. L’idea della citazione è ispirata alle orchestrazioni o le orchestrazioni sono ispirate ai brani classici che avete ripreso e inserito senza soluzione di continuità all’interno delle canzoni?

Be’ avendo la band un sound molto sinfonico, abbiamo pensato che inserire elementi provenienti proprio dal repertorio sinfonico ed operistico, avrebbe potuto dare un di più alle nostre canzoni. Ed effettivamente gli elementi si fondono magnificamente insieme! Un appunto che tengo molto a fare è questo: noi in realtà non abbiamo creato nulla di nuovo, anche se dalla critica è capitato che dicano addirittura che abbiamo fondato un nuovo genere. Forse siamo stati bravi ad inserire armonicamente alcune parti nelle nostre canzoni, ma già molti gruppi prima di noi hanno citato o riadattato brani dal repertorio classico: io penso che sia il minimo che un compositore possa fare. Io penso che la musica sia già stata scritta tutta, e molte idee che oggi nel 2014 vengono lodate come innovative o geniali, con un pelo di approfondimento in più si scopre che magari erano già state utilizzate nel 1600 da Vivaldi e Bach o nel 1700 da Mozart e Beethoven. Magari l’idea buona può essere quella di ispirarsi alle sonorità, intenzioni o strutture che sono state utilizzate e adattarle al proprio gusto, come ad esempio ho fatto nel finale della canzone conclusiva “Awakening”, che utilizza l’idea del concertato finale degli atti delle opere (come quelle di Rossini o Mozart), momento in cui tutti i cantanti intrecciano i loro discorsi cantando ognuno una linea melodica differente; penso che ora come ora nessuno l’abbia mai fatto, nel contesto del Symphonic Metal. Ormai la vera innovazione, dal mio punto di vista, la si può trovare forse nei suoni sempre più elettronici o nei tempi sempre più irregolari, ma anche questo lato, spulciando nel repertorio novecentesco, lo si può ritrovare. Tutto questo per dire che dal mio punto di vista, fare riferimento ed attingere dalla musica “classica” scritta dai grandi (con estrema umiltà prima di tutto), sia davvero il minimo che i compositori dei giorni nostri possano fare, e spesso non mi capacito di quanto possano suonare uguali e banali le canzoni dei gruppi di ora, avendo a portata di click tutta la musica scritta negli ultimi cinquecento anni di storia.

Questo sguardo sulla musica sinfonica e operistica mi porta necessariamente a farti un’altra domanda, più generale sullo stato della musica classica. Oggi in Italia il mondo della musica classica è in grande crisi. I conservatori contano sempre meno iscritti e sono sempre più ridotti a doposcuola di lusso, come fosse una attività come un’altra alla quale i genitori mandano, spesso obbligano, i figli. Inoltre i tagli alla cultura, agli enti lirici e alle orchestre sono sempre più pesanti e il caos sembra sempre ad un passo (penso al caso Muti-Opera di Roma di alcuni mesi fa). È possibile che il symphonic metal possa aiutare a risvegliare la passione dei ragazzi per la musica classica? In questo senso avete mai riflettuto sul fatto che citare brani classici in una canzone metal possa avere una funzione quasi didattica, che possa essere uno stimolo per altri ragazzi ad appassionarsi non solo al genere metal ma anche alla musica classica?

Dal mio punto di vista, non ho questa “arroganza”! Però diciamo che forse i ragazzi che ascoltano questa musica, saranno più stimolati ad interessarsi al genere, piuttosto che quelli che ascoltano thrash o death metal (ride). Poi magari mi sbaglio e quelli più invasati con la musica classica sono proprio loro chi può dirlo! Però se qualcuno si fosse interessato un po’ di più alla musica classica, dopo aver ascoltato qualche nostro pezzo, ne sarei molto contento! Sicuramente molte sonorità che noi utilizziamo, sono state ricercate ed elaborate in passato, quindi se piacciono, è giusto approfondirle. Aggiungo di conoscere bene le problematiche che illustravi prima, avendo entrambi i genitori che suonano il flauto traverso in modo professionale, ed essendo io diplomando al Conservatorio di Genova. Speriamo in un rilancio della cultura in Italia: ora come ora la nostra terra, patria di tantissimi artisti, sembra essere l’ultima ruota del carro sotto questo aspetto! Ciò sarà possibile solo se il governo decide di investirci, e questo è davvero il lato preoccupante della faccenda.

Vorrei chiudere l’intervista ringraziandoti per il tempo che ci hai dedicato e chiedendoti: quali sono i prossimi passi che aspettano i Winterage? Il diploma innanzitutto mi pare di capire… e poi? Un tour italiano, almeno, credo che sia d’obbligo!

Grazie a te per lo spazio concesso e per l’ottima recensione che ci hai dedicato su MetalloItaliano.it (http://www.metalloitaliano.it/articoli/recensione.php?id=2462)! I passi futuri saranno sicuramente promuovere il disco con più date possibili, in Italia soprattutto e perché no, anche all’estero! Comunicheremo a brevissimo i primi concerti, chi fosse interessato potrà tenersi aggiornato sul nostro sito winterage.net o sulla pagina Facebook della band. A presto e stay winter!


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