A Tear Beyond – Maze of Antipoes

Forest
2015
Full Length
Gothic/Industrial
House of Ashes Productions

La premessa è d’obbligo: non sono un super fan del genere gothic-industrial che, dal mio punto di vista, è inflazionato al pari di altri generi come melodic-death, deathcore e affini. Potrebbe essere uno svantaggio, ma anche un vantaggio: non mi lascio prendere da facili entusiasmi per ogni inserto di synth o tastiera e cerco di ascoltare più attentamente per capire se c’è qualcosa che mi sfugge.

“Maze of Antipoes”, uscito a marzo per i tipi della House of Ashes Productions, ci presenta la band vicentina “A Tear beyond” alle prese con un miscuglio plurisfaccettato, dalle influenze molteplici ma dagli esiti a volte incerti.

Forte è senz’altro l’impatto visivo e scenico – d’altronde la stessa band sul proprio profilo facebook si definisce “Gothic-Industrial-Visual” –, l’elemento teatrale e di drammatizzazione è molto marcato nell’estetica del gruppo, che ricalca comunque gli stereotipi classici del genere di riferimento (anfibi fino al ginocchio, copri abiti scuri, doppie file di bottoni, nero come se piovesse).

Detto questo, passiamo a dare un’occhiata al di là dell’involucro: come rilevato in apertura, la proposta dei nostri è sostanzialmente un gothic con pesanti inserti industrial. Il cantato oscilla sempre tra voce narrante, molto calda ed avvolgente, che crea un’atmosfera quasi ovattata, e screaming, teso a stirare alcuni passaggi verso un estremismo morbido. La voce di Claude Arcano ricalca il timbro e la modalità espressiva dell’inarrivabile Till Lindemann e anche alcuni passaggi delle sei corde ricordano molto da vicino le composizioni dei Rammstein (il finale di “Flies and Raven” e l’incipit di “Behind the Curtains I’m Dying”). Paradossalmente le tracce che convincono di più sono proprio quelle che più da vicino ricordano la band berlinese. Gli inserti di tastiera poi rimandano ad mood molto anni ’80 che a me personalmente hanno richiamato alla mente gli intramontabili Europe. Si nota, nella proposta musicale dei “A Tear beyond”, una ricerca stilistica che punta più ad un’estetica musicale che ad un impatto sonoro; ci troviamo di fronte ad una band che crea atmosfere gonfie e ariose ma che, secondo il mio modesto punto di vista, non riesce a calzare sul pedale quando richiesto, restando così poco incisiva.

Nel suo complesso “Maze of Antipoes” resta comunque una prova più che sufficiente; se fossi nei “A Tear beyond”, però, prenderei in considerazione la possibilità di votarmi all’industrial tout-court o al gothic più lacerante o, magari, valutare nuove prospettive per virare verso lidi più ambient. In parole povere, abbracciare una propria identità che possa mettere veramente in risalto le peculiarità della band.

Tracklist:

01. Dash intro the Maze
02. Flies and Ravens
03. The Human Zoo
04. Forgiveness
05. The Color of Sky and Earth
06. Behind the Curtains I'm Dying
07. Absinthe's Dirge (Requiem Bonus)


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