ADE – Carthago Delenda Est

Forest
2016
Full Lenght
(Roman) Death Metal
Xtreem Music

A dispetto del titolo, non sono richiesti studi in lettere antiche per potersi gustare il prodotto che ci apprestiamo a recensire.

Ma lasciatemi un attimo per polemizzare in modo bonario… Se è vero che qualsiasi cosa può servire da fonte di ispirazione per scrivere musica, è anche vero che – non mi si prenda per un purista…lungi da me l’esserlo o il pensarlo solamente – ogni genere dovrebbe andare a braccetto con determinate caratteristiche. Per dirla chiara: al di là dei risultati musicali che possono essere anche di qualità, quello che fa di un platter un disco di genere è anche il messaggio, l’atmosfera e tutto ciò che ci gira intorno. Ascoltare dell’unblack Metal mi fa passare la voglia di qualsiasi cosa.

Poco importa che i Nile abbiano sdoganato la storia come area tematica dalla quale attingere; all’epoca l’idea era innovativa e ha pagato, soprattutto perché portata avanti con stoico rigore. Mi chiedo che senso abbia oggi fare del “Roman Death Metal”, quando il combo in questione, i capitolini ADE, avrebbero diverse frecce a disposizione del proprio arco per spaccare la faccia assestandosi su un terreno totalmente Brutal o, in alternativa, virando sul Technical.

Le questioni sono due: se si attinge ad un determinato ambito tematico ci si assumono le conseguenze di tutto quello che ciò comporta (vuoi cantare in latino? Bene, accertati che sia corretto!), il che significa fare prodotti di altissima fattura rischiando di diventare di nicchia perché troppo specialistici (e penso al progetto Hesperia dove la ricerca storica e linguistica è portata quasi all’esasperazione ma risulta, per ciò stesso, priva di sbavature) o rimanere in un limbo che, a lungo andare, se non si trovasse una via da seguire, potrebbe diventare una trappola mortale.

L’altra questione è quella cui si accennava poc’anzi: gli stilemi di genere. Se la formazione è tecnicamente preparata – e gli ADE lo sono oltremodo – perché non provare a fare qualcosa di più Death nelle atmosfere e nei modi? (e mi chiarisco ulteriormente: piuttosto che sentire l’ottima ugola di Diego Laino intonare “Carthago delenda est” mi sarebbe piaciuto un più classico – ma mai scontato – “FUCK YOU!!!”).

Ovviamente sono tutte considerazioni personali sulle quali si potrebbe discutere per giorni. Senza la pretesa di fare il talent-scout mi permetto, però, di esternare le mie sensazioni…d’altronde è uno dei lati positivi dell’altrimenti ingrato mestiere di recensore.

Ma veniamo all’album.

“Carthago Delenda est” vive di un’essenza death metal molto cupa e pesante dai contorni marcatamente continentali (potrebbe venire in mente come riferimento un “Demigod” – ad esempio – sia per il suono che, appunto, per la pesantezza) ma mescola in maniera azzeccata anche elementi progressivi, melodici e sinfonici.

Se qui gli antichi strumenti musicali dell’impero abbiano giocato effettivamente un ruolo, è una questione di interesse secondario o prettamente da puristi – cosa che noi, come già detto, non siamo – quello che ci interessa è che certe atmosfere folkeggianti, ricamate su trame death metal e aggiunte agli elementi di cui sopra, tendono, a tratti, a far perdere il bandolo della matassa. Ci troviamo così di fronte a brani dal minutaggio sostanzioso (“With Tooth and Nails” ad esempio) che oltre ad essere “lunghi” sono così carichi di spunti, cambi, variazioni, elementi “scenici”, che la sensazione finale è quella di non essere approdati a niente…un po’ il proverbiale “menare il can per l’aia”.

Le cose cambiano radicalmente quando il combo romano torna su un terreno più tipicamente death, abbracciando i canoni del genere: riff circolari, ritmiche martellanti, mid-tempo, stop-and-go, growl lacerante.

A titolo di pura menzione direi che “Across the Wolf’s Blood”, “Excidium” e “Sowing Salt” sono gli episodi più fortunati dell’intero platter dove, la prima delle tracce citate, riassume ciò che la band sa e può esprimere al livello di death metal.

“Carthago Delenda est” è, dunque, tutt’altro che un cattivo album. Ciò che manca, a mio parere, è un po’ di chiarezza di idee, o meglio, qualora gli ADE fossero decisi a proseguire sulla via (consolare) di un metallo improntato alla celebrazione della romanità che fu, la strada va benissimo e ci sarebbero, forse, da limare piccole imperfezioni (latino? Brani meno ricchi?).

Qualora invece ci fosse la volontà di dare più scorza alla proposta musicale si potrebbe, dal mio punto di vista, sterzare nella direzione di un Estremismo (con la “E” maiuscola) ben più definito, attingendo alle grandissime capacità tecniche unite alla scelta di tematiche più death-oriented.

Il successore di Carthago ci darà forse un responso definitivo.

Tracklist:

01. Carthago Delenda Est
02. Across the Wolf's Blood
03. Annibalem
04. With Tooth and Nail
05. Dark Days of Rome
06. Scipio Indomitus Victor
07. Mare Nostrum
08. Zama: Where Tusks are Buried
09. Excidium
10. Sowing Salt


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