Ancestral – Master of Fate

Forest
2017
Full Lenght
Speed Power Metal
Iron Shield Records

Dopo una lunga assenza che dura dal 2007, anno di pubblicazione del debutto “Ancient Curse”, ritornano sulla scena gli Ancestral piazzando subito il colpo con questo bellissimo “Master of Fate”. Il nuovo album è un lavoro fuori dal tempo, un viaggio tra le diverse età del power metal dalle origini della scuola tedesca alla sua intepretazione in chiave thrash metal della scena nordamericana fino ad approdare all’eleganza degli arrangiamenti delle produzioni odierne ma con unico filo conduttore sintetizzato in quattro parole: velocita, potenza, cattiveria, melodia.

Un disco genuino, privo d’inutili orpelli, tastiere o arrangiamenti sinfonici da novelli Vivaldi ma solo una serie di fottutissimi riffs di chitarra affidati allo straordinario e instancabile lavoro delle due asce Alex Olivo e Carmelo Scozzari. Un vero e proprio uragano di power chords classici, armonizzazioni, terzine e stoppati thrash metal la cui cattiveria farebbe comodo al repertorio di band ben più estreme degli Ancetral. Un maelstrom impazzito che ha la sua genesi nella Germania dei primi Helloween e Gamma Ray, che acquista ancora forza in America tra Anthrax, Metal Church, Overkill fino a giungere nel nostro paese per smorzare la propria furia con la raffinatezza delle soluzioni armoniche.

Il tutto è sorretto da una sezione ritmica precisa, solida che corre inesorabile come dovrebbe fare un vero album speed metal, con il basso di Domiziano Mendolia che spalleggia il lavoro delle chitarre armonizzando i riff ma non disdegnando digressioni soliste, con il chiaro intento di non appiattire la linea ritmica inseguendo semplicemente la batteria del fratello Massimiliano Mendolia, che con precisione chirurgica pesta come un dannato per tutta l’intera durata del disco.
Potenza e velocità esaltate ma anche una produzione aggressiva, dove l’ottimo mix tra bassi e alti garantisce la sinergia tra la terremotante sezione ritmica e le armonie delle chitarre, senza sovrastare la voce del nuovo singer Joe Lombardo, bravo ad arrampicarsi sulle note più alte e perfetto emulo di maestri del calibro di Kiske e Scheeper.

L’assenza di fronzoli è attestata fin dall’iniziale “Back to the Life” che corre veloce e potente fin dai primi secondi, risparmiandoci i convenevoli delle solite (inutili) intro che puntualmente saltiamo sul nostro player. Perché gli Ancestral preferiscono puntare dritti al sodo sfoderando subito le loro armi migliori: cattivissime ritmiche power/thrash, doppia cassa schiacciasassi, linee vocali aggressive ma dal refrain trascinante e assoli che come schegge impazzite si muovono tra dissonanze armoniche tipicamente thrash metal ed eleganti armonizzazioni .
I primi minuti della successiva “Winds of Egadi” sono una vera goduria: ancora ritmica thrash metal, tempi dispari tra accelerazioni e rallentamenti sono solo l’incipit di un brano che sembra nato da una jam session tra gli Antrax e gli Helloween. Un riuscito gioco di contrasti, tra la melodia delle linee vocali e un complesso intreccio di riff tra power chords e note dissonanti.

Con “Seven Months of Siege” i tempi rallentano, con la ritmica che nella prima parte appare più ragionata alternando riff in levare, tempi dispari e classici up-tempo in doppia cassa dove si sviluppa il classico chorus power metal mentre il finale riserva ancora una sfuriata thrash con contrappunti vocali che richiamano la band di Scott Ian.
“Master of Fate” suona come un vero e proprio omaggio ai Gamma Ray, un brano che da molto tempo manca dalla loro discografia e che farebbe sicuramente felice Mr. Kai Hansen. Una canzone riuscita, classico esempio di power metal dove melodia e chorus si stampano in testa al primo ascolto. Dal punto di vista musicale, i ritmi sono meno sostenuti rispetto alle precedenti tracce con l’intento di sviluppare il brano in modo più articolato, dove l’aspetto melodico prevale sulla velocità, con una cura maggiore degli arrangiamenti e delle armonie vocali. Velocità e tanto virtuosismo caratterizzano invece la strumentale “Refuge of Souls”, una sorta di valvola di sfogo per il gruppo che da sfogo accelerazioni fulminee, assoli dissonanti tipicamente thrash metal e inaspettate aperture melodiche.

Si prosegue con la bellissima “Lust for Supremacy” dove in veste di ospite troviamo Fabio Lione, autore di una prestazione all’altezza della sua fama, e come la classica ciliegina sulla torta suggella un brano power metal costruito su una bella linea vocale così come la power ballad “No More Regrets”; caratterizzata da inserti acustici nella prima parte, il brano ha un andamento in crescendo che culmina nell’ultima parte più aggressiva. Con “On the Route of Death” si torna a correre con un brano diretto e veloce, dal refrain semplice ma molto orecchiabile che richiama ancora una volta lo stile Gamma Ray. La successiva “From Beyond” si muove su una ritmica dispari nella prima parte per poi incanalarsi sui sentieri più classici, tra terzine, accelerazioni in doppia cassa e un chorus debitore agli Helloween dei due “Keeper…”. Citazione che si trasforma in un vero e proprio omaggio con la rilettura di “Savage” estratto dal secondo “Keeper”, un brano che incarna lo stile degli Ancestral e qui proposto in una versione più cattiva.

Sono dovuti trascorsi dieci anni per ascoltare un nuovo lavoro della band ma se il risultato è un disco come questo “Master of Fate”, possiamo affermare che l’attesa è stata ben ripagata. Un lavoro sincero, che ci riconsegna una band in ottima forma, capace di riportare un genere alla spontaneità e all’energia delle sue origini, alla sua essenza oggi scomparsa tra tentazioni prog e orchestrazioni varie. Insomma, se volete ascoltare un grande album di power speed metal questo è il vostro disco!

Tracklist:

01. Back to Life
02. Wind of Egadi
03. Seven Months of Siege
04. Master of Fate. 6:38
05. Refuge of Souls (instrumental)
06. Lust for Supremacy.
07. No More Regrets
08. On the Route of Death
09. From Beyond
10. Savage (Helloween cover)


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