Asghath – Hopes Choked a Under Blackened Sky

Forest
2014
Full Lenght
Black Metal
Autoprodotto

È proprio vero: nella vita tutte le cose migliori sono semplici, a disposizione senza costi aggiuntivi e, la maggior parte delle volte, le abbiamo sotto il naso. Ad esempio: l’aria fresca e pura delle altezze montane, l’acqua cristallina di sorgente, i paesaggi collinari innevati e…il metal più nero, efferato e ruggente.

Il tutto, mi ripeto, senza costi aggiuntivi e sotto il naso.

La one-man-band Asghath, al secolo Gabriele Perilli – già attivo nei Crawling Chaos (recensiti come Top Album con “Repellent Gastronomy” dal collega Alessandro Biasi (clicca qui per leggere la recensione) sono dediti ad un death tecnico e nei Whoregasm, progetto hardcore con inclinazioni black metal! –, nasce a Pesaro (che è anche la terra di chi scrive) nel 2010 e, causa la momentanea ed inspiegabile mancanza di un produttore, ci regala il frutto del sudore della propria fronte GRATUITAMENTE e senza velleità. L’album in questione “Hopes Choked a Under Blackened Sky” non è infatti uscito fisicamente come prodotto discografico e tantomeno ci è stato inviato per una recensione…l’ho scoperto in maniera del tutto casuale. Ma il caso, si sa, non esiste.
Ci troviamo di fronte ad un gioiello di arte nera, splendente come l’aurora e buio come un antro cavernoso, un ossimoro di sensazioni contrastanti e contrarie costrette a convivere a forza. Ci si trova dentro di tutto, partendo da un song writing che ruota intorno a fantasmi, tristezza, patria ed antichi fasti passando dai suoni affilati a quelli tormentosi, dalle tipiche cavalcate black a passaggi più cadenzati e tristi e arrivando a riffoni granitici e rasoiate al fulmicotone.

Insomma… ce n’è per tutti i gusti!

In apertura l’intro è un crescendo orchestrale, sostenuto da uno strumentale d’archi che creano nell’ascoltatore la tensione giusta per accogliere l’entrante “Great Eagle Army” che, in maniera azzeccatissima, riprende, al livello ritmico, la cadenza dell’orchestrale del quale ha preso il posto. Il pezzo è in linea con sonorità alla Immortal (“Demonium” – Sons of Northern Darkness) fino al refrain, che riesce a dare alla traccia una spinta per assumere dei contorni ed una personalità definita, staccandosi dai riferimenti che le potevano essere imputati.
“Hopes Choked Under A Blackened Sky” è un brano che vive di sonorità old-school arricchite da un’anima black ‘n’ roll, da un ottimo basso di sostegno, da una chitarra che assume tagli imprevedibili e da una vena malinconico-melodica che si inserisce quando la voce tace ed inizia lo strumentale che sfuma a chiudere la traccia.
“Spiritvs Lvpi” è una manata in pieno volto: riff granitico e ripetitivo quasi death-oriented e una ritmica più cadenzata aggrediscono l’ascoltatore con un carico da pesi massimi, ma non è finita qui perché tutta la pesantezza verso la metà della traccia assume, in maniera del tutto naturale e senza forzature, tinte più heavy (fermo restando l’imprescindibile screaming) muovendosi, nel finale, verso sonorità più malate e distorte.
La quinta traccia ci propone un testo in italiano ed è l’unica del lotto… purtroppo. La chitarra in apertura e l’ottima linea di basso che le fa da supporto si adagiano su una tipica cavalcata black della batteria. Il pezzo si rivelerà poi essere corale in quello che potrebbe essere identificato come un refrain, ma senza perdere un briciolo della cattiveria di cui è rivestito.
La successiva “Bearer Of Immense Deserts” è un altro pezzone old-school in linea con le produzioni a marchio Darkthrone più datate. Verso la fine del pezzo si propone un inserto di chitarra con un effetto non proprio azzeccatissimo per il contesto nel quale si dispiega…ma è l’unica pecca riscontrabile fino alla fine dell’album. Il pezzo ritorna poi sulle ritmiche dell’inizio guadagnando una fenomenale ritmica di basso.
La settima traccia si apre ferale ed oscura, con uno scream che sembra essersi incupito e le chitarre che sciabolano riff taglienti, ripetitivi ed ossessivi. Un pezzo nero come la notte più buia che con i suoi risvolti black ‘n’ roll apre la pista in maniera perfetta alla successiva “The Charm Of Decadence” che offre un altro assaggio dell’influenza dei Satyricon, questa volta quelli di “Mother North”. Struggente.
“The Tale Of The Beyond Traveller” è il brano, secondo me, più riuscito (se si può dire di un album che non offre mai il fianco a cali) e vive di due anime, come due facce della stessa medaglia: da una parte l’efferatezza che ha accompagnato il nostro viaggio fino a qui, dall’altra la dolcezza e la malinconia che riveste la parte centrale del pezzo, quando le chitarra non suona più così tagliente e per una quindicina di secondi si perde in un riff da pelle d’oca, a dir poco commovente e dal potenziale “live” indescrivibile.
In chiusura “One Roamed Through A Boundless Forest” è uno strumentale dal touch ambient che ci lascia liberi di riflettere sull’esperienza musicale appena vissuta, sulle miserie dell’umanità e su quanto, a volte, il buio possa vestirsi di luce e vivere di sfumature inattese.

E la realtà, a volte, supera la fantasia… l’album in questione è scaricabile GRATUITAMENTE! Visitate il profilo Facebook di Asghath e, nella pagina delle info trovate il link per scaricare l’album da Dropbox (https://www.facebook.com/Asghath/info).

L’ultima raccomandazione: mettete per favore un bel “Mi piace” (NON NECESSARIO per scaricare l’album) e condividete… non siate avidi. E che l’underground non abbia mai fine!

10 e lode!

Tracklist:

01. Introduction
02. Great Eagle Army
03. Hopes Choked Under A Blackened Sky
04. Spiritvs Lvpi
05. Non v'è alcuna Prossim'alba
06. Bearer Of Immense Deserts
07. Dawn Of Power
08. The Charm Of Decadence
09. The Tale Of The Beyond Traveller
10. One Roamed Through A Boundless Forest


Contatti e Social Media per Asghath


Potrebbero interessarti anche...