Darkend – The Canticle of Shadows

Forest
2016
Full Length
Ritual Black Metal
Non Serviam Records

Con “Assassine” era iniziata l’esplorazione della materia oscura, delle regioni profonde che ci abitano e che noi, a nostra volta, abitiamo; “Grand Guignol” era stata l’occasione per raffinare l’esperienza interiore e far si che le suggestioni divenissero musica e rituale, opera alchemica di trasformazione, generante una creatura celebrante con una propria fisionomia estetica e cultuale; “The Canticle of Shadows” chiude il cerchio svolgendo la doppia funzione di mantra ed esorcismo nello stesso tempo. Una liberazione e un’interiorizzazione, due facce della stessa medaglia; una catarsi che amplifica e aiuta il cammino dell’anima verso la coscienza. “”Was mich nicht umbringt, macht mich stärker.” (Ciò che non mi uccide mi rende più forte”. F.N.).

Se è vero che all’inizio della propria carriera, soprattuto “Assassine”, i Darkend potevano essere paragonati per certi versi ai Cradle of Filth (paragone comunque assai lusinghiero), è altrettanto vero che ad oggi il paragone gli starebbe assai stretto e non gli renderebbe giustizia, così come poco veritiero sarebbe continuare a definirli symphonic solo per l’utilizzo delle tastiere…i Darkend sono una creatura oscura a tutto tondo. La loro proposta abbraccia il buio in tutte le proprie forme e manifestazioni e lo dimostrano gli artisti che compaiono come guests sul nuovo lavoro: Attila Csihar (MAYHEM), Niklas Kvarforth (Shining), Sakis Tolis (Rotting Christ) e Labes C. Necrothytus (Abysmal Grief).

Quel “The Canticle of Shadows” che oggi ci troviamo a recensire è una gemma oscura di una potenza evocativa senza paragoni, atmosfere cupe si alternano a passaggi introspettivi, la malinconia lascia spazio alla violenza, alla reazione, all’esorcismo.

Sette tracce ognuna delle quali racchiude un mondo; sette tracce lunghissime se misurate nel tempo degli uomini ma di una brevità infinita nel tempo dello spirito. La opener “Clavicula Salomonis” ci lascia solo qualche secondo per addentrarci nei meandri del cantico delle ombre e poi ci aggredisce: ritmiche serratissime, liriche graffianti, linee melodiche atroci; nemmeno le trame atmosferiche intessute dalle tastiere riescono a mitigare la violenza dell’evocazione, i demoni sembrano non voler lasciarsi soggiogare dalle formule del grimorio.

“Of the Defunct” è un gelido muro di suono, freddo come la morte, evocativo negli inserti di voce “narrante”, quasi nordico nel suo incedere creando una landa desolata costituita da un tappeto di doppia cassa e linee di chitarra piatte come una lapide di marmo…la colonna sonora perfetta per scene di automutilazione e rinascita, come quelle tratte dall’apertura di Begotten che, non a caso, sono la parte visuale del video della canzone (guarda il video alla fine dell’articolo).

Assolutamente coraggioso ma azzeccatissimo l’inserto di sax (e spero di non aver sentito male!!!) su “A Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm, I)” che da un taglio malinconico e caldo al brano; malinconia come melassa, calda e avvolgente, introduzione perfetta alla successiva “Il velo delle ombre” che risulta vincente nella commistione di italiano e inglese, più che un brano vero e proprio, una sorta di intermezzo che vive di un’atmosfera cultuale, a tratti lugubre…un requiem per violino: “La bas! Nous avons il diabolo!”.

“A Passage Through Abysmal Caverns (Inmost Chasm, II)” incede lenta, un mid-tempo che diventa subito un assalto frontale; il brano è a tratti epico, caratterizzato da un’ottima orchestrazione, soprattutto l’intermezzo, che tira in maniera lieve in direzione goth. Il brano è un passaggio, il titolo ce lo suggerisce, un passaggio obbligato nelle profondità dell’essere, gli archi innestati ad hoc ce lo ribadiscono, scavando nelle pieghe dell’animo come un uncino in una ferita purulenta.

“Sealed in Black Moon and Saturn” è il brano forse più struggente del lotto. Dal punto di vista melodico il brano è lacerante; il lavoro delle tastiere è encomiabile, buie e cupe ci sussurrano formule evocative ma, al contempo, i Nostri rivelano anche la propria anima marziale, rispecchiando una ben determinata concezione di black metal, che aleggia per tutta la durata della traccia.

“Congressus cum Dæmone” è il finale perfetto in cui l’anima nera si mischia in maniera indelebile con la componente più prettamente heavy: arpeggio, assolo pulito e apertura della si corde si mischiano a voci che narrano e sussurrano, infittiscono le trame e chiamano a sé creature dalle quali dovremmo aver il buon senso di stare alla larga…noi comuni mortali.

I fortunati che si accaparreranno l’edizione con la bonus-track avranno il privilegio di godere di un capitolo in più, un ulteriore viaggio nelle lande del silenzio…Tali privilegi, si sa, sono appannaggio di pochi eletti (500 per l’esattezza) e non degli umili scribacchini come il sottoscritto che, per ciò, non vi può raccontare cosa si celi dietro “Inno alla stagione dell’inverno” e vi lascia il gusto della scoperta…così come non vi ho svelato dove incontrerete gli special guests nel corso dell’ascolto.
Lascio tutto aperto, come trappole a botola, che sapranno risucchiarvi nell’abisso delle ombre.

Must!

Tracklist:

01. Clavicula Salomonis
02. Of the Defunct
03. A Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm, I)
04. Il velo delle ombre
05. A Passage Through Abysmal Caverns (Inmost Chasm, II)
06. Sealed in Black Moon and Saturn
07. Congressus cum Dæmone
08. Inno alla stagione dell'inverno


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