Dharma Storm – Not An Abyss Prey

Forest
2017
Full Lenght
Symphonic Metal
Autoprodotto/Red Cat Promotion

Senza voler scomodare troppo Aristotele, vorrei usare, certo in modo totalmente approssimativo, i concetti di forma e sostanza per recensire il debutto autoprodotto dei Dharma Storm, band nata nel 2009 e composta da Marco “Brandy” De Angeli (voce), Nicholas “Mingo” Terribili (batteria) Daniele “Harry” Castagna (chitarra), Dario “Bois” La Montagna (tastiera) e Gianluca “Piece” Lancianese (basso).

Inquadrabile all’interno del genere power sinfonico, “Not An Abyss Prey” raccoglie dieci brani in cui la band cerca di fa confluire le idee di indipendenza personale, libertà individuale, libertà di pensiero e il ruolo che della cultura nella vita delle persone.

Il progetto è ambizioso e devo dar merito ai nostri delle energie spese per concretizzarlo.

Ma torniamo al discorso forma-sostanza.

Le idee ci sono, sia a livello di contenuti che di musica, i brani sono tendenzialmente piuttosto articolati, della durata spesso sopra i 6 minuti, con una forte preponderanza della materia sinfonica, declinata in tono epico e dark, a cui, a mò di flavour, si aggiungno spruzzate di folk, thrash e progressive.

I singoli pezzi non sono male, alcune trovate melodiche sono pregevoli, altre meno, ma nella media non andiamo male.

“Night Of The Burning Skulls”, “Trail Of Tears”, “Emerged” e anche “The Possessed One” sono i pezzi credo più interessanti e rappresentativi, in cui le varie anime trovano il loro punto di incontro più organico e compiuto.

Dall’altro troviamo la ballad “God is Gone” che, mi duole dirlo, è stucchevole, oppure la strumentale “Live togheter.. Die Alone” che avrebbe avuto grandi potenzialità, ma che mostra una band che, affidandosi alle pur buone capacità tecniche, forse ha fatto il passo un po’ più lungo della gamba, con un risultato disorganico e frammentario, caratteristica che si avverte anche in altri frangenti. Davvero un peccato.

Una parte del problema sta, secondo me, nella forma, ovvero tutto quello che riguarda registrazione, mixing, scelta dei suoni. A livello generale, sembra di ascoltare un disco di 20 anni fa, diciamo le prime uscite dell’Underground Symphony o del debutto dei Domine.

Le chitarre zanzarose e spesso “sottotono”, la batteria scatolosa, la voce effettata che a tratti sembra registrata in un piccolo locale pieno di riverberi, la tastiera che a volte ricopre il tutto con una colata di note…Prese una ad una sono anche piccole cose, ma messe assieme contribuiscono a svilire le buone intuizioni che costellano il disco.

Dato che si tratta di un’autoproduzione è possibile essere più clementi ma di certo in una scena che vede moltissima musica di qualità rilasciata a cadenza velocissima, “Not An Abyss Prey” rischia di non essere un prodotto competitivo.

 

Tracklist:

01. Immortal Crew
02. Night of the burning skulls
03. Blackout
04. Trail of tears
05. Across the line of time
06. Emerged
07. The Possessed One
08. God is Gone
09. Live toghter.. Die alone
10. Jolly Roger


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