Dominance – XX The Rising Vengeance

Forest
2016
Full Lenght
Death Metal
Sliptrick Records

Terzo tassello di un trittico (si badi bene però, non di una trilogia!!!) che vede i Dominance fare l’ultimo passo nella direzione di un progressivo individualizzarsi, di un ininterrotto assumere-contorni-ben-definiti; senz’altro debitori di certe sonorità e influenze, gli emiliani non se ne fanno rendere schiavi e riescono a venir fuori con la propria proposta musicale, ben caratterizzata e ricca di personalità.

Dopo i buoni “Anthems of Ancient Splendour” e “Echoes of Human Decay”, “XX The Rising Vengeance” si inserisce nel solco già tracciato, scavato a suon di mazzate potentissime dalla chiara matrice death che, tuttavia, sembra non disdegnare l’atmosfera di un certo modo di suonare black.

Se è vero che su “XX The Rising Vengeance” troviamo, e anche tra le influenze dichiarate, l’impatto sonoro dei Meshuggah, la chirurgia dei Carcass ed una ricerca strutturale che richiama alla mente l’imprinting Schuldiner; dall’altra parte abbiamo un risultato che non è la semplice e mera somma delle parti, e si configura come un amalgama che da tutto attinge ma che tutto trascende, facendosi essenza di se stesso e delineandosi con una forma propria, ben distinguibile nel proprio essere altro rispetto a ciò da cui ha preso.

L’intelaiatura ritmica sostiene ed intreccia alla perfezione parti tiratissime e passaggi più strutturati, sempre e comunque in maniera funzionale rispetto all’economia dei brani; si veda esempio la seconda parte di “This Is War”, “Dear the next Victim” o l’attacco al fulmicotone di “Brathless”. Ottimo il tiro delle chitarre, sempre in altalenare tra la costruzione di veri e propri riffoni spaccacollo (beccatevi ad esempio “Journey To A New Life” o i primi 30 secondi di “Time to pay” e ditemi poi se la vostra cervicale è ancora intatta) e l’intessitura di momenti più espressamente orientati al racconto melodico (“Into The Fog”, “Rise Again”).

Discorso a parte va fatto per “Just A Reflection”, brano dalla chiara matrice schuldineriana. Qui il death si orienta al tecnicismo, gli incastri si fanno più complessi e le strutture tendono al gotico (quello architettonico) senza che la potenza ne risenta, anzi… I riff d’impatto sono granitici, il muro sonoro è notevole, il cantato si fa più aspro, gutturale e multisfaccettato assumendo ora i tratti di un pig-squealing grugnito fuori dai denti, ora la rabbia di un harsh urlato come una maledizione contro il mondo: “I’m leaving this fucking world/and its lies”. Senz’altro il brano migliore dell’album.

Tutto bello, anche il supporto fisico, ben realizzato sia graficamente che dal punto di vista della scelta delle immagini interne (locali in stato di abbandono di quello che sembra essere un ex-ospedale…) che rimandano il sottoscritto ad un immaginario di tipo vontrieriano che ben si accorda con la proposta musicale dei Nostri.

Senz’altro una delle uscite più interessanti in ambito Death fino a questo momento dell’anno.

Tracklist:

01. XX
02. Journey To A New Life
03. This Is War
04. Into The Fog
05. Twisted
06. Dear Next Victim
07. Breathless
08. Just A Reflection
09. Time To Pay
10. Rise Again


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