Draugr – De Ferro Italico

Forest
2011
Full Length
Italic Hordish Metal
Autoprodotto

Che vuol dire “Italic hordish metal”? più o meno così ho detto a Helsior quando mi ha contattato per recensire il loro lavoro, ormai 4 mesi fa (qualcuno la fuori lo sa il perché siamo così in ritardo…)
La sua risposta è stata, più o meno : “Non ti do riferimenti, vai su myspace e sentirai”.
Quando ho aperto la busta e ho preso tra le mani “De ferro italico”, secondo full del gruppo abruzzese, ho avuto subito il sentore di una sorpresa col botto.
La prima cosa che mi ha colpito è la grande professionalità che traspare dal “prodotto finito”, sia per la confezione che per la cura della registrazione (il mix finale è stato curato da Mika Jussila ai famosi Finnvox Studio, per cui avete un’idea di com “suona” il disco).
Per riassumere in termini più conosciuti i Draugr suonano un folk metal pagano e feroce, a tratti molto vicino al black metal oppure al metal di scuola Childrenn of Bodom, a tratti dominato dal flauto e dalla cornamusa, e se in questi passaggi vi ricordano i Folkstone, sappiate che sono proprio Lore e Murizio del gruppo bergamasco a prestare il fiato agli acustici strumenti.
Fanno parte dei Draugr Augur Svafnir (voce), Triumphator (chitarre), Helsior(tastiere), Stolas (basso) e Jonny (batteria), anche se sul disco ha suonato anche Warth (chitarre).
Il disco è un concept ambientato attorno alla meta del IV secolo, quando l’impero romano, che da poco aveva assunto il cristianesimo come religione ufficiale, costringeva con la forza alla conversione i popoli pagani. È la storia delle loro vicissitudini nel tentativo di sfuggire e combattere la “prepotenza romana”, dalla fuga alla lotta fino alla morte
Il tutto è narrato attraverso un metal pagano e feroce, dicevamo, con una forte caratterizzazione folk che spesso prende il sopravvento, quasi a rendere in musica i momenti più tragici e quelli di “festa”, le alterne e spesso avverse situazioni dei protagonisti del concept. Le tracce sono tutte di altissima levatura, coerentemente cantate quasi esclusivamente in italiano e latino, ad eccezione della seconda, “The Vitulean Empire”, con una resa degna di nota. Di alta levatura anche le capacità strumentali dei musicisti coinvolti.
Tutti i crismi per un grande disco, se non che, prima di concludere devo però togliermi un sassolino dalla scarpa… Ascoltando “De Ferro Italico” mi sono trovato a disagio, lo stesso disagio che mi tiene lontano da certe forme “malefiche” di metal, visto il mio stato di cristiano convinto. Quindi ho cercato di astrarmi dal mio essere e di vedere la storia dal punto di vista di chi si trovò costretto, di punto in bianco, a lasciare le proprie convinzioni sotto la minaccia delle armi, causato dal fatto che l’imperatore romano abbracciò la fede cristiana per calcolo politico, più che per “conversione” religiosa in senso stretto, a totale detrimento del suo vero senso, e visto che “cuius regio esius religio”…
Chi può essere infastidito (come me) dal sentire, senza il “filtro” della linguia straniera, il termine bastardo applicato a Dio o frasi tipo “i cristiani tornino ad essere carne per leoni”, perciò è avvisato.
Chiusa la parentesi, e fatti salvi tutti i distinguo, rinnovo i miei complimenti ai Draugr per un disco, meritevole nel panorama quello del folk metal italiano in crescita, di essere seriamente preso in considerazione.

Tracklist:

01. Dove l'Italia Nacque
02. The Vitulean Empire
03. L'Augure e il Lupo
04. Ver Sacrum
05. Suovetaurilia
06. Legio Linteata
07. Ballata d'Autunno
08. Inverno
09. Roma Ferro Ignique
10. De Ferro Italico


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