Ecnephias – Necrogod

Forest
2013
Full Lenght
Dark Occult Metal
Code666/Aural Music

Ho nelle cuffie il nuovo lavoro degli Ecnephias, band di lungo corso della scena estrema del profondo Sud, capitanata da Mancan (voce e chitarre) e Sicarius Inferni (tastiere e pianoforte) e completata da Demil alla batteria, Nikko alla chitarra e Miguel José al basso.

Il mio ormai ex collega Riky ha avuto modo negli anni di seguirli e di tesserne le lodi musicali, ma ora il “fardello” giunge sulle mie spalle e, mentre mi appresto a discettere su questo “Necrogod”, ammetto di dover tirare un sospiro di sollievo.
Prima di accingermi a queste righe, mi sono ascoltato il precedente “Inferno” e qualche estratto dei lavori più vecchi e, assieme all’ammirazione per il certosino lavoro musicale, gli arrangiamenti, il sapiente intreccio di trame estreme con elementi folk, heavy, doom, il pregevole utilizzo di italiano e latino affiancato all’inglese, non ho potuto fare a meno di provare un evidente e crescente disagio, nonché un certo disaccordo, per le tematiche care ai nostri musicisti, come del resto a molta della scena relativa al black/occult/dark metal.
Il sospiro di sollievo nasce dalla scelta di scrivere “Necrogod” come un concept incentrato sui miti pre-cristiani del Sud del mondo: Mesopotamia, Egitto, Africa, India, Sud America
.
Musicalmente parlando, il disco procede ed evolve organicamente dai lavori precedenti, una miscela di heavy classico doom, death, (poco) black, gothic con tocchi sinfonici e folk
, pervaso da una atmosfera mediterranea, che abbraccia soprattutto i suoni mediorientali. Mi verrebbe da dire che gli Ecnephias hanno dato vita ad un disco per certi versi più accessibile, in cui gli elementi estremi sono mitigati in favore di un maggiore coinvolgimento dell’ascoltare, grazie soprattutto all’impostazione teatrale e molto emozionale di Mancan, duttilissimo nel dosare gli stili vocali della sua voce profonda, che si alterna tra un growl al vetriolo e un timbro caldo e profondo, molto Type O Negative.
Niente blast beats, ma un tendenza a tempi cadenzati e rallentati; niente assoli iperveloci ma pregevoli intrecci musicali con tocchi di strumenti tipici e fascinazioni anche sinfoniche e operistiche che ci accompagnano in un viaggio alla scoperta di antiche civiltà e divinità.
Non vi sono cadute di tono nei 48 minuti di durata del CD, che dall’atmosferica opener fino agli ultimi istanti si dipana in un tutto coerente e compatto, ma mi sono piaciute in modo particolare la title track, “Kali Ma” e la strumentale “Winds Of Horus”, nonostante il suo essere, per certi versi, la traccia più classica, meno legata all’atmosfera del disco.
Novità è l’abbandono dell’italiano e del latino a favore dell’uso esclusivo dell’inglese, un peccato per certi versi, ma anche funzionale all’ambientazione del disco, piuttosto estranea alla nostra italica cultura.
Di tutto si può dire tranne che gli Ecnephias non sappiano suonare e scivere musica, e “Necrogod” è di certo uno dei migliori dischi di questo tipo usciti ultimamente in Italia, da affiancare degnamente a “Splendours From The Dark” dei Crown Of Autumn.

Tracklist:

1 Syrian Desert (intro)
2 The Temple of Baal-Seth
3 Kukulkan
4 Necrogod
5 Ishtar (Al-‘Uzza)
6 Anubis (The incense of twilight)
7 Kali Ma (The Mother of the Black Face)
8 Leviathan (Seas of fate)
9 Voodoo (Daughter of idols)
10 Winds of Horus (instrumental)


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