Electrocution – Metaphysincarnation

Forest
2014
Full Lenght
Death Metal
GoreGoreCords

“La musica si trasforma in una raffica di mitragliatrice, Poi nel fischio di bombe che cadono al suolo.”

(C. Palahniuk, Soffocare)

È possibile, data la rapidità dell’ascesa e l’altrettanto rapida uscita dalle scene, che qualcuno – non voglio dire “non conosca” ma almeno… – non si ricordi degli Electrocution.

La band nasce a Bologna nel 1990 per iniziativa del cantante/chitarrista Mick Montaguti. La line-up subisce diversi cambiamenti prima di stabilizzarsi con Alex Guadagnoli alla chitarra (altra nota storica: Alex era tra i “papabili” per la sostituzione di Max Cavalera nei Sepultura…e non so se mi spiego!), Max Canali al basso e Luca Canali alla batteria. Tra il ’90 e il ’92 la band esce con due demo, il secondo dei quali “The real doom” gli procura un contratto con la Rosemary Records (Contempo/EMI) che sarà l’etichetta per la quale poi uscirà “Inside the Unreal”.

“Inside the Unreal” del ’93, primo ed unico full-lenght degli Electrocution (tra il ’93 e il ’95 vedranno la luce solo uno split-album e un EP), basta per proiettarli nella stratosfera del Death e inscriverli nella storia. L’album vede la luce negli anni in cui, dall’altra parte dell’oceano, i Death stavano gettando le fondamenta del genere, e diventa subito un disco fondamentale del genere, che porta i Nostri ad aprire i concerti dei Death – appunto – dei Carcass, Benediction e Motörhead.

Dopo “Inside the Unreal” la band si indirizza verso una musicalità più sperimentale, vede diversi cambi di line-up, fino al definitivo scioglimento nel 1997.

Questo per quel che riguarda il passato…ed ora viene la parte difficile per il sottoscritto: recensire il nuovo nato in casa Electrocution dopo 20 anni di silenzio.

Quando parliamo di una band come gli Electrocution, data l’importanza che hanno avuto nella scena Death sarebbe assolutamente inutile e fuorviante fare una recensione del tipo: “in questo pezzo si notano dei passaggi in stile Dismember, qui c’è un pizzico di Incantation e una spolverata di Suffocation”. No, proprio non si può.

E allora riprendiamo da dove eravamo rimasti vent’anni fa…

Se “Inside the Unreal” presentava il nucleo della direzione musicale che il gruppo avrebbe poi percorso (un death piuttosto tecnico molto influenzato dai Death – una delle tracce sull’album si intitola “Back To The Leprosy Death”…un omaggio? – dei quali “Human” è del ’91 e il fonamentale “Individual Thought Patterns” del ‘93) alternando il classico death metal grezzo e brutale con sonorità più ricercate e preziosismi tecnici, il nuovo “Metaphysincarnation” si configura come un’opera che non prevede, a mio parere, altri sviluppi. È un disco fatto e finito, perfetto nella sua essenza ed interezza.

Su “Metaphysincarnation” non ci sono tecnicismi stucchevoli o esasperati, eppure tutto l’album è molto tecnico, puntuale, preciso, esatto in ogni passaggio. Si ha l’impressione di osservare un blocco di granito che, nonostante la mole e la solidità dovute alla sua stessa essenza, riesce ad essere anche materia fluida e mutevole.

“Metaphysincarnation” è un album Death metal con la “D” maiuscola, si trovano le coordinate del genere dalla “A” alla “Z”: dalla classica batteria alternata tra tu-pa, tu-pa, tu-pa, e blast-beats, passando attraverso sferzate taglienti di chitarra, assoli visionari (Alex Guadagnoli non si smentisce mai…ascoltate l’assolo su “Nature Obliteration” e su “Logos” e l’intermezzo acustico in stile flamenco “Aliento del Diablo”) e riff granitici (il migliore a mio parere quello su “Bloodless”, potente, penetrante, affilato), giri di basso allucinatori (“Abiura”, “Spirals in tension”, “Nature Obliteration”) fino ad arrivare al growl di Mick Montaguti, grattugiante, lacerante, violentissimo (ascoltate il refrain di “Wireworm”…diretto in-your-face). In una parola: fondamentale.

La grafica del disco (che uscirà in digipack e in formato digitale) è stata curata dal portoghese Gustavo Sazes (già collaboratore in passato di Arch Enemy e Morbid Angel). Al centro spicca una sorta di colonna vertebrale animale, sormontata dai volti di due putti, uno sorridente e l’altro dalle sembianze malefiche. Sulla fronte dei medesimi sono impresse la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco: l’Alpha e l’Omega. Il principio e la fine.

In realtà sulla fronte del putto di sinistra non è incisa un’Alpha, bensì una Lambda (che corrisponde alla nostra “elle” – le due lettere greche in maiuscolo si distinguono solamente per il trattino centrale presente nell’Alpha e non nella Lambda che è un triangolo senza base). Lungi dal vederci una svista, sono propenso a vederci un segno: con “Inside the Unreal” si era scritta metà della storia del Death nostrano; “Metaphysincarnation” ne rappresenta il completamento ed il culmine.

Sommo.

Tracklist:

01. Wireworm
02. Phylogenesis
03. Abiura
04. Bloodless
05. As a Son to His Father
06. Panopticon
07. Nature Obliteration
08. Logos
09. Aliento del Diablo
10. Spirals In Tension
11. Anthropocentric


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