Enemynside – Let the Madness Begin

Forest
2003
Full Lenght
Thrash Metal
Temple of Noise Records

Vi vedo. Orde di metallari lungocriniti davanti il vostro negozio di musica preferito, attendendo che esca il nuovo cd dei Metallica, nella speranza intima che ritornino ai fasti di un tempo, che recuperino la potenza, l’immediatezza, l’originalità dei loro primi album. Vedo che, con mani tremanti, avete acquistato "St. Anger" pieni di speranza, arraffando quella bella confezione piena di allettanti promesse. Ora, non so se siete rimasti delusi, ma posso sicuramente darvi una dritta: i Metallica non sono più quelli di "Master of Puppets". Come dite? Ok, ok, era ovvio, ma pensavo che ricordarvelo non vi avrebbe fatto male. Vi fornisco una chicca, però. Se siete dei nostalgici, questo disco che vado a recensire DEVE stare sui vostri scaffali. Credo che, a livello almeno italiano per non allargarmi sul fronte continentale, gli Enemynside rappresentino il thrash metal in maniera egregia, quel thrash che piace a noi vecchietti, fatto di velocità, potenza, melodia, riffs essenziali da headbanging sfrenato, voci rauche senza che scadano nel growl (non voglio nuovamente rilevare, come feci quando recensì il loro promo, quanto la voce di Matteo ricordi quella di James Hetfield). Già dalla prima traccia vi sentirete catapultati in un’altra epoca, quando vestivamo di nero, scarpe da tennis e jeans elasticizzati (io non ho potuto mai metterli: qualche decina di chili di troppo). Un assalto sonoro che, al sottoscritto, ha strappato più di un sorriso, che mi fa battere sui tasti del mio computer a tempo di musica mentre ciondolo la testa modello Esorcista. Ora, non immaginate di avere a che fare con un gruppo "vecchio": gli Enemy, oltre ad avere innegabili doti tecniche, non scopiazzano nessuno. Si limitano, semmai, a reinterpretare dei pattern che molti gruppi "moderni", "trendy" ed "avanguardistici" hanno abiurato (ogni riferimento all’immensa ondata di thrash scandinavo è assolutamente voluto). Si abbandonano ad aperture azzardate e, per questo, assolutamente piacevoli ("Ex-X-es"), a soli chitarristici modello cementificio di Ivrea, a soluzioni estemporanee e preziose. D’altronde, i ‘Tallica non sono l’unico punto di riferimento dei nostri. È tutto il thrash della Bay-area che costituisce il loro Dna. Una canzone come "Your Enemy Inside", ad esempio, riesce compendiare Testament ed Anthrax in maniera sublime (le chitarre di Matteo e Francesco mi sembrano più ispirate al vate Skolnick che al riccioluto Hammett, così come alcuni break quasi rap in sede vocale mi rimembrano la band di Scott Ian). La velocità di alcune tracce li avvicinano agli Stayer, certe ritmiche eclettiche ("Peace of Mud") ai Megadeth più sperimentali e tecnici. Senza dimenticare l’ondata dei "rivoluzionari" (quindi di band come Death Angel o Annihilator). Insomma, il gruppo è un riuscitissimo amalgama del meglio che il thrash americano ha prodotto negli anni ’80, con un piglio da ventunesimo secolo ed un attitudine acronale. Il tutto coadiuvato da una produzione potente e pulita, derivata dalle sapienti mani dell’ottimo Christian Ice, e da una confezione curatissima. Consigliatissimo agli amanti del genere, ma anche alle nuove generazioni che vogliono capire cosa significa "passione".

Tracklist:

01. Suddenly Dead
02. Bad Junks
03. Ex-X-Es
04. In Memory Free
05. Your Enemy Inside
06. Speed Killing
07. Peace of Mud
08. Unchained
09. Scars
10. Hatestone


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