Enio Nicolini – Heavy Sharing

Forest


Heavy Metal
Buil2Kill Records

Enio Nicolini è un bassista la cui fama è legata indissolubilmente a due nomi: Unreal Terror e Mario The Black Di Donato.
Avendo attraversato gli anni in cui la scena metallica italiana muoveva i primi, oscuri passi, era lecito aspettarsi che il suo debutto solista, in qualche maniera, portasse in se i frutti di quegli anni.
Alla luce di questa premessa, com’è “Heavy Sharing”?
In primo luogo, possiamo dire che è sicuramente heavy, molto classico, quasi vintage… l’ombra lunga del metallo funereo e oscuro dei nomi citati è presente e tangibile.
In secondo luogo, da subito Enio ha voluto condividere il suo progetto con uno stuolo di vocalist, nomi legati a realtà storiche del metallo come i Sadist, i Danger Zone, gli Strana Officina, i Domine e i Maiden…
Vocalist non di primo pelo e anche piuttosto diversi gli uni dagli altri, a cui Enio ha dato l’incarico di colorare la musica prodotta dal suo basso e da Silvio Canzano, Gilberto Di Virgilio e Zenus a fare da staffetta dietro le pelli.
Ci capita quindi di incappare in una “Track Of Madness” resa aggressiva dalla voce graffiante di Trevor, a cui Enio si adatta bene imbastendo con la batteria un tappeto conforme, tirato quanto basta. “Unforgivness” è, invece, più orientata all’hard-rock, mentre “Witch Hunt” vira al classic metal della NWOBHM con un pizzico di doom, ingrediente fondamentale di “Generation Dead”.
Blaze Bailey è all’opera su “King Of The Icy Throne”, nel lotto uno degli episodi meno riusciti; Tiziana Radis interpreta una “See The Stars”, ipnotica nelle intenzioni ma monotona nel risultato. Stesso giro ripreso in modo migliore in “Amir Of Madness”, che la voce di Mahdi Khema, ruvida come quella di J. Lande, trasforma in un pezzo orientaleggiante tra i Rainbow e gli Ark, con le debite proporzioni. “Sinner’s World” ci riporta al metallo classico, ma “Escape” trova risultati migliori.
Conclusione spiazzante ed elettronica in “Ai confini del mondo”, esperimento finale in un disco che di suo è gia sperimentale.
La scelta, infatti, di fondare completamente la musica sull’accoppiata basso-batteria, con l’esclusione totale della chitarra, da un lato è una scelta coraggiosa che mette in evidenza la competenza di Enio con le 4 corde; dall’altro lato, però, è indubbio notare che quest’assenza si sente: i giri di basso di Enio sono buoni anche se molto legati al suo background e, in ultima analisi, tendono ad una certa ripetitività; soprattutto sono incapaci di colmare compiutamente il vuoto espressivo che tale assenza comporta.
Come a dire… con la chitarra sarebbe stato un disco più banale e ordinario ma, forse, più riuscito.

Tracklist:

01. Track of Madness (feat. Trevor)
02. Unforgiveness (feat. Giacomo Gigantelli)
03. Witch Hunt (feat. Luciano Palermi)
04. Generation Dead (feat. John Goldfinch Cardellino)
05. King on Icy Throne (feat. Blaze Bailey)
06. See the Stars (feat. Tiziana Radis)
07. Amir of Madness (feat. Mahdi Khema)
08. Sinner's World (feat. Daniele Ancillotti)
09. Escape (feat. Morby)
10. Ai confini del mondo (feat. Benedetto Spinazzola)


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