Enzo and The Glory Ensemble – In The Name Of The Son

Forest
2017
Full Lenght
Symphonic Power Metal
Rockshot Records

Enzo and The Glory Ensemble ritornano con la seconda parte di una trilogia dedicata alla Trinità, strettamente e cristianamente intesa, “In The Name Of The Son” prosegue nello stile e nei temi la dove finiva “In The Name Of The Father” di un paio di anni fa.

Siamo quindi di fronte ad un’opera rock/metal sinfonica di alto spessore tecnico e tematico, che prende ispirazione diretta dai brani della Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, per mettere in musica la storia di nostro Signore Gesù Cristo.
L’attesa della venuta del Messia, l’annuncio dei profeti, l’Annunciazione, la vita, il processo, la morte e la Risurrezione di Cristo vengono riproposti in un disco progressivo e sinfonico, dalle molteplici sfaccettature, ancora una volta meticolosamente congegnato dalla mente e dalla penna di Enzo Donnarumma, che chiama nuovamente una lunga serie di amici e collaboratori per concretizzare la sua opera; un’idea di progetto musicale che ha molti punti di contatto ad esempio con gli Ayreon di Arjen Lucassen, pur mantenendo profonde diversità stilistiche e tematiche.

“Waiting for the Son” è la breve intro per chitarra e orchestra sinfonica, sognante e fervente attesa del Messia promesso, colui che deve riparare ai danni dell’orgoglio umano, qui esemplificati nella storia della Torre di Babele (“The Tower Of Babel”). Il brano si apre con un’atmosfera molto simile a quella di un famosissimo musical di pari ispirazione, con grande uso di strumenti mediorientali e cori, ma ben presto subentrano chitarra e sezione ritmica a garantire la dovuta cornice metallica al tutto. I compagni di Enzo qui sono ancora Marty Friedman , ma soprattutto Mark Zonder e Gary Wehrkamp, sodali di una fausta alleanza.
“Luke 1:28” riprende l’omonimo passo del Vangelo di Luca riguardante l’Annunciazione, un heavy metal progressivo ma diretto e potente, ricco di arrangiamenti sinfonici che costituiscono una sorta di sottofondo, a volte quasi un piano di lettura parallelo al metal che costituisce la parte più “in vista” se così vogliamo dire. “Psalm“, ovvero la grandezza di Dio e la dignità dell’uomo, che in Cristo si uniscono. Il brano è affidato in toto al Weza Moza Gospel Choir, che si occupa delle parti corali di tutto il disco e che ricopre un ruolo per niente di secondo piano.

“Glory To God” è un’oasi di tranquillità e pace, una suadente voce femminile canta la gloria di Dio; “Psalm 133” inneggia all’amore fraterno, lo stile dei cristiani nei confronti di tutti, un pezzo dalla fortissima impronta mediorientale, con la presenza di Kobi Farhi a duettare con Enzo. Atmosfera e sprazzi di potenza devastante. Molto bello il video che ne è stato tratto.
Il ringraziamento di Maria per essere stata scelta riecheggia in “Magnificat”, brano dall’altro profilo lirico, nella poetica e nello stile musicale. Le voci si rincorrono, si sovrappongono, si rispondono, fanno strada ad un solo di chitarra davvero drammatico.

Drammatico è il registro che ora assume il disco; “Isaiah 53” profetizza la morte del Messia, di colui che è stato prostrato con dolori per la salvezza dell’uomo, colui che è morto ma non è rimasto schiavo della morte. I ritmi sono sostenuti, una power song con tutti i crismi e di grandissimo impatto. Per me uno dei vertici del disco.
“Matthew 11:25” riprende la linea melodica dell’intro e la trasforma in un brano compiuto, a più voci, dall’ampio respiro sinfonico, posto appena prima di “The Trial”, una suite che mette in musica il processo a Gesù, il pezzo più articolato del disco, che passa dal power alla lirica alla musica sinfonica fino ad una inaspettata sezione death con tanto di growl cavernoso.
Tutto è compiuto, Cristo è stato crocifisso e resta solo il riposo eterno “Eternal Rest”, la musica sinfonica incontra quella tribale e le chitarre dei Metallica. Ma la morte non è l’ultima parola e “Te Deum” è il ringraziamento per il dono di Cristo e chi, se non Lui (“If Not You”) è la persona a cui affidarsi.

“In The Name Of The Son” è un disco, a rischio di ripetermi, di grande levatura, musicale e lirica; concepito e scritto con passione e fede, elemento innegabile e irrinunciabile in un’opera come questa, suonato con grande perizia e gusto; arricchito da arrangiamenti molto curati, Qui trovo, nel mio umilissimo giudizio, il difetto più grosso, forse l’unico, del disco, in quanto le orchestrazioni e gli arrangiamenti sinfonici risultano spesso fin troppo presenti, quasi eccessivi, dando una sensazione di “troppo pieno” nella resa dei singoli pezzi. Questo non inficia il giudizio ampiamente positivo di quest’opera, degna di attenti ascolti ed, anche, meditazione, destinata a tutti coloro che non si spaventano o si arrabbiano a mettere insieme fede, musica e vita.

Tracklist:

01. Waiting for the Son
02. The Tower of Babel
03. Luke 1:28
04. Psalm 8
05. Glory to God
06. Psalm 133
07. Magnificat
08. Isaiah 53
09. Matthew 11:25
10. The Trial
11. Eternal Rest
12. Te Deum
13. If Not You


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