Eversin – Armageddon Genesi

Forest
2018
Full Lenght
Post Thrash Metal
My Kingdom Music

Arriva il quarto capitolo degli Eversin, banda siciliana, autrice di un post thrash metal devastante e senza compromessi. Il nuovo lavoro “Armageddon Genesi” riparte dalle sonorità dell’ottimo “Trinity: The Annihilation” spingendo all’estremo l’impatto sonoro e la furia cieca che aveva contradistinto il precedente album ed il successivo EP “Flegellum Dei”.

Ancora una volta il sound sdegli Eversin si abbevera alla fonte putrescente degli Slayer, riferimento nelle vocals di Angelo Ferrante e nel basso pulsante di Ignazio Nicastro, generando una serie di killer songs forgiate su un riffing tecnico, quadrato, e sorretto da una sezione ritmica che non lascia tregua all’ascoltatore, affidata al nuovo arrivato Danilo Ficicchia.

“Armageddon Genesi” è un album carico di sonorità oscure, che spesso si spingono ai confini del death metal americano (Morbid Angel in primis) tra accelerazioni furiose e slow tempo che generano una senzazione di claustrofobia. Difficile trovare cali di tensione in un lavoro che fin dal titolo sembra anticipare la devastazione che attenderà l’ascoltatore.

E la prima botta arriva già con l’opener “Legions”, mid tempo dal riffing ricco di groove suonato in perfetta sinergia dalla chitarra di Giangabriele Lo Pilato ed il basso di Angelo Nicastro. Con la successiva “Jornada del Muerto” i ritmi si alzano vorticosamente e la voce di Ferrante adotta il growl per infligere, qualora ce ne fosse ancora bisogno, maggiore cattiveria al brano. “Soulgrinder” rallenta e sembra quasi schiacciarti con la sua pesantezza soffocante fino all’assolo del guest Ralph Santolla (venuto a mancare lo scorso giugno), che riesce spezzare la tensione introducendo un barlume di melodia (e forse speranza) al brano.

“Havoc Supreme” si muove sugli stessi sentieri di “Soulgrinder” ma con una ritmica più complessa e meno lineare. “Where Angels Die”, ti illude con i suoi inserti acustici nella strofa per poi deflagare all’improvviso in un lacerante death metal. “Seven Heads”, si apre su tempi dispari che esaltano la tecnica degli Eversin, un brano che mi ha ricordato gli ultimi Machine Head e con contaminazioni quasi metalcore. La titletrack, personalmente il brano migliore dell’album, assesta il definitivo colpo di grazia in un armageddon sonoro che miscela death e thrash, tra parti più slow e accelerazioni in doppia cassa.

L’album si conclude con l’articolata “To the Gates of the Abyss”, con una prima parte dall’andamento quasi nu-metal che esplode nel finale come una scheggia impazzita per poi sfumare delicatamente su un arpeggio acustico.

Con “Armageddon Genesi” gli Eversin hanno raggiunto la propria maturità artistica, con un lavoro che non lascia prigionieri e che dimostra la capacità di rileggere in chiave moderna il thrash metal, dando vita ad un stile credibile e dannatamente coinvolgente.

Tracklist:

01. A Dying God Walks The Earth
02. Legions
03. Jornada Del Muerto
04. Soulgrinder
05. Havoc Supreme
06. Where Angels Die
07. Seven Heads
08. Armageddon Genesi
09. To The Gates Of The Abyss


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