Fightcast – Siamesian

Forest
2014
Full Lenght
Melodic Metal/Metalcore
To React Records

I Fightcast nascono a Cesena nel 2004. Dopo un MCD autoprodotto nel 2005 ‘Killer Goodfellas Family’ e un full-lenght nel 2008 ‘Breeding a Divinity’ (su Kolony Records) che riceve una discreta valutazione dalla critica, la band si mette on-the-road per un paio d’anni aprendo concerti, tra gli altri, per The Haunted, Demon Hunter, Sonic Syndicate, Caliban e Underoath.
Finito il lungo periodo live ritornano in studio per registrare il prodotto che ci troviamo oggi tra le mani: “Siamesian”.
Come i Nostri scrivono sulla propria pagina facebook, la proposta musicale è un melodic metal (con tendenze metalcore – e questo lo aggiungo io) le cui principali influenze sono i classici del genere: In Flames, Soilwork e The Haunted.
“Siamesian” ci presenta, effettivamente, 10 tracce (tra cui la cover dei Faith No More “Digging the Grave”) di metal melodico ben suonato e compatto. L’aggressività si mischia in maniera fluida con l’armonia e i riff di chitarra più pesanti cedono il passo ad aperture melodiche ed assoli più “leggeri”, parola da prendere ovviamente con le pinze. I brani si muovono su una lunghezza tra i 3 e i 5 minuti e incorporano strutture interessanti, alternanze di ritmi e cambi di tempo che mantengono l’ascoltatore vigile.
La parte più convincente di tutto il disco mi sembra il lavoro fatto con le chitarre. I riff sono sempre convincenti, martellanti e diretti. Le parti melodiche risultano orecchiabili ma ben strutturate ed intrecciate, evitando così di perdersi nell’easy-listening e di scadere nel lezioso.
Anche gli episodi per certi versi più scarni di melodie e tendenti al metalcore (“Vultures Cult”, “Susperia”) riescono convincenti per la dose di energia e rabbia che riescono a trasmettere – chiudendo gli occhi, a tratti mi sembrava di sentire la voce di Lou Koller dei Sick of it all.
Le prime 5 tracce si mantengono su un ritmo più tirato ed omogeneo. Il sesto brano “Velvet Nails” con il suo cantato pulito, i ritmi più cadenzati e il suo riff accattivante rappresenta una specie di cesura ed introduce la cover dei Faith No More “Digging the Grave”, peraltro rivisitata in maniera molto riuscita e convincente.
Le seconda parte (“Smooth The Stones”, “The Echonaut”, “The Good Tyrant”) suona, a mio parere, più thrash, le chitarre sono più sporche e i riff più serrati – alcuni passaggi, soprattutto l’intro di “The Good Tyrant”, richiamano alla memoria i mostri sacri del genere, At the Gates su tutti – la voce diventa a tratti più pulita e trova un accordo vincente con le chitarre, specialmente su “The Echonaut”, il cui refrain diventa indimenticabile sin dal primo ascolto.
Un disco che vale la pena gustare dalla prima all’ultima traccia, impreziosito da una grafica di copertina originalissima e ottimamente realizzata. Assolutamente da non perdere per gli amanti del genere.

Tracklist:

01. Mercy Columns
02. Vulture Cult
03. In For The Thrill
04. Turning Into Primals
05. Susperia
06. Velvet Nails
07. Digging The Grave (Faith No More Cover)
08. Smooth The Stones
09. The Echonaut
10. The Good Tyrant


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