Fogalord – Master Of War

Forest
2017
Full Lenght
Epic Power Metal
Limb Music

Chissà a quanti mancavano i Fogalord? Quanti aspettavano il seguito delle avventure del signore della nebbia? Per quelli che non avevano perso le speranze, dopo ben cinque anni ecco “Master Of War”… e l’epic metal è ancora di nuovo tra noi!
Gli emiliani Fogalord ritornano dopo un così lungo lasso di tempo con un disco che, lo diciamo subito, è anche valsa la pena attendere. Tale periodo di tempo non poteva ovviamente lasciare le cose immutate, per cui il quartetto appare per metà rinnovato, con la nuova sezione ritmica composta da Giuseppe Lombardo al basso e Nicolò Bernini alla batteria, ad accompagnare il mastermind Daniele Bisi e l’axeman Stefano Paolini. Altri cambiamenti sono più sottili e riguardano la musica. Niente stravolgimenti, per carità, ma il power metal epico e sinfonico si è fatto un pò meno sinfonico e pomposo (meno rhapsodiano, per intenderci) e un pochino più robusto e folk, con l’introduzione delle pive emiliane ed una leggerissima spruzzata (ma di grande effetto) di italiano nei loro testi.
L’album è solido, potente e vario, con la sola pecca di una prestazione vocale di Daniele un po’ altalenante, cosa che si nota soprattutto nella ballad “Daughter Of The Morning Light”, che richiederebbe un’altra qualità vocale per rendere l’atmosfera.
Passando alle altre tracce, il disco si apre con l’intro “Il Racconto della Tempesta”, con un sapore di canto di montagna unito all’epicità sinfonica.
“Rising Through the Mist of Time” è un power epico, neoclassico e aggressivo che riprende in modo più energico il tema dell’intro e mi fa pensare che i Fogalord farebbero bene a studiare la possibilità di appoggiarsi alla nostra lingua per qualche esperimento più consistente. Uno dei mie preferiti.
Di “Daughter of the Morning Light” abbiamo già detto qualcosa, il pezzo non è male ma il posizionamento e la voce tolgono qualcosa alla tensione del disco, subito rinvigorita dalla title-track “Masters of War”, brano potennte e agguerrito. L’intermezzo “By the Everspring Tree” precede la folkeggiante “The Storm of Steel”, pezzo riuscitissimo e altra highlight dell’album.
Ritmiche sostenute alternate a mid-tempo terzinati caratterizzano “Absence of Light”, brano che esalta il carattere anthemico della musica dei Fogalord. In sette minuti i nostri riescono a struttrare un brano vario ma sempre convincente. “When the Blizzard Awakes” gioca ancora ad alternare velocità e pomposità, con maggiore spazio alle tastiere, ma con un occhio di riguardo alle evoluzioni di Stefano alla sei corde. Skippo su “In Everwinter Wait” intermezzo francamente dimenticabile, e lascio posto alla seconda ballad, acustica e sognante questa volta, “The Gift of the White Lady”, in cui Daniele si risolleva dalla prestazione così così della prima.
Come sul debut, la chiusura è affidata ad una lunga suite “The Sword’s Will”, che riprende tematiche, linee melodiche e spunti da tutto il disco, una sorta di summa del Fogalord-pensiero a sigillare degnamente un disco diverso, nella continuità, dal precedente, ma molto valido, che mostra una band alla ricerca della sua fisionomia, ma che deve ancora limare qualche difettuccio qui e lì.

Tracklist:

01. Il Racconto Della Tempesta
02. Rising Through The Mist Of Time
03. Daughter Of The Morning Light
04. Masters Of War
05. By The Everspring Tree
06. The Storm Of Steel
07. Absence Of Light
08. When The Blizzard Awakes
09. In Everwinter Wait
10. The Gift Of The White Lady
11. The Sword’s Will


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