Furor Gallico – Songs From The Earth

Forest
2015
Full Length
Folk Metal
Scarlet Records

Nella crescente scena folk metal italica, i Furor Gallico si stanno ritagliando una meritata fetta di notorietà. Il 2015 li ha visti accasarsi presso la Scarlet Records, che ha ristampato il loro debut omonimo (seconda ristampa, dopo l’autoproduzione e l’uscita per la Massacre Records) e ha dato alla luce il loro nuovo disco, “Songs From The Earth” a quasi cinque anni di distanza dal debut. Dopo i fisiologici(?) assestamenti di line-up e i numerosi concerti, è ora di ascoltare questo nuovo capitolo.

“Songs From The Earth” è un disco sia di continuità che di rottura, di evoluzione, rispetto al debutto. Non rinnega niente del passato ma non vuole sedersi sugli allori.
E’ sempre il folk metal il credo dei Furor Gallico, ma ora è più aperto a sperimentazioni anche un po’ azzardate. Il disco è ben registrato, anche se una produzione un po’ più pompata avrebbe potuto aumentare il potenziale d’impatto.
Abbiamo una prima parte del disco, composta dalle prime 4 tracce, in cui il retaggio del passato è più presente, per cui l’anima folk si sposa e gioisce dell’incontro con quella estrema. Robusti riff di chitarra e voci aggressive si amalgamano con la fondamentale presenza degli strumenti folk.

Particolare è “Nemàin’s Breath”, con una cornamusa in piena evidenza, per raccontare le battaglie nelle quali le bagpipes erano protagoniste. Molto, molto bella è “La Notte Dei Cento Fuochi”, bel pezzo aggressivo con un ispirato cantato in italiano, su cui, a mio parere, i nostri dovrebbero puntare di più.
“Diluvio” segna il giro di boa, ed è una ballata malinconica e romantica, guidata dalla presenza eterea di un’arpa e resa più sferzante dalla presenza di chitarre elettriche e da una prova intensa del vocalist Davide. Bella, ma di certo qualcuno potrà storcere il naso per una virata stilistica forse inaspettata.
“Squass” è un brano goliardico, da taverna, allegro e spensierato, con accenni di dialetto e uno stranissimo intermezzo quasi jazzato. Di nuovo, uno sviluppo che potrà lasciare interdetto qualcuno, ma interessante come sperimentazione.
A completare il trittico “sperimentale” troviamo “Steam Over The Mountain”, dal taglio decisamente modernista, con tanto di rappato femminile, in cui il folk risulta più un elemento di contorno che un aspetto caratterizzante… io non sono purista per cui apprezzo queste novità, ma di certo stiamo navigando lontano dalle coordinate stilistiche “classiche”.

“To The End” ci riporta su sentieri più consoni e folk e ci mette nell’umore giusto per apprezzare l’ottimo brano di chiusura “Eremita”, in cui, a mio avviso, come nella precedente “Notte” troviamo i Furor Gallico come dovrebbero essere; cantori, al pari dei Folkstone, della via italica del folk metal.

Tracklist:

01. The Song Of The Earth
02. Nemàin's Breath
03. Wild Jig Of Beltaine
04. La Notte Dei Cento Fuochi
05. Diluvio
06. Squass
07. Steam Over The Mountain
08. To The End
09. Eremita


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