Kanseil – Fulìsche

Forest
2018
CD
Folk Metal
Rockshot Records

Quando trovo una band che fieramente immerge le radici nella sua terra e nella sua cultura e le fa diventare la sorgente della sua musica non posso far altro che esserne profondamente contento.
Penso ai Folkstone, agli Inchiavatu; penso ai recenti Delirium X Tremens e ai (defunti?) Draugr; gruppi con il coraggio di osare tematiche magari ristrette ad una precisa regione, di usare italiano e anche il dialetto per le loro canzoni.
I qui presenti Kanseil rientrano a pieno titolo in questa ristretta “elite”: partendo da episodi storici, leggende e fatti quotidiani della vita del Cansiglio e dell’altipiano cimbro, i sette misicisti trevigiani (di Fregona per la precisione) hanno composto il loro secondo full lenght avvalendosi di strumenti tradizionali quali bouzouki, cornamuse, rauschpfeife e flauti e usando italiano, veneto e per dare un colore ed una poetica tutta particolare al loro folk metal, musicalmente in bilico tra quello celtico e quello vichingo.
“Fulìsche”, il titolo del nuovo disco, significa “faville”; il rimando alla fuoco, alla luce, ricorre spesso nel disco, sia come elemento fisico, portatore di vita ma anche di sofferenza, ma anche in senso metaforico: storie che scaldano, che rincuorano; momenti che come faville passano e scompaiono.
Ad aprire il disco, una poesia che un po’ di ricerche in internet mi fanno scoprire recitata dall’autore stesso, Pier Franco Uliana, poeta e studioso di Fregona. Essa eprime pienamente l’amore per la propria terra, ma insieme la fatica di nascere e vivere in zone aspre, montuose e boscose.
“La Battaglia del Solstizio” è il pezzo musicalmente più feroce, con una grande componente death e black metal, molto vicino per intenti e riuscita a “Artiglieria Alpina” dei già citati Delirtium X Tremens. E’ la seconda battaglia del Piave e la furia della musica riportano alla furia della guerra.
L’ “Ander de le mate”, l’Antro de le mate è uno dei luoghi più misteriosi del Cansiglio (< a href=’http://www.intraisass.it/savorgnani_mate.htm’>Qui, se volete, qualche info in più>/a>). un luogo carico di energie misteriose, lontano dalla civiltà, dove si può sperimentare un contatto più ravvicinato con le forze della natura, ma che porta in se anche striscianti pericoli.
Il “Pojat” della quarta traccia ha un’assonanza notevole con la parola che nel mio dialetto indica il pulcino, ma qui invece rimanda al modo in cui i carbonai producevano il carbone partendo dalla legna, un lavoro durissimo, che consuma e spesso porta anche alla morte prematura. Ore di lavoro nei boschi, ore di buio, fumo e calore.
Da Wikipedia: Orcolat “orcaccio”, spregiativo del friulano orcul, “orco”, è un mostruoso essere che la tradizione popolare indica come causa dei terremoti in Friuli. L’Orcolat è una figura ricorrente soprattutto nei racconti della tradizione popolare. Vivrebbe rinchiuso nelle montagne della Carnia: ogni suo agitarsi bruscamente provocherebbe un terremoto. Dopo il 1976 è divenuto sinonimo del terremoto che colpì il Friuli in quell’anno.
“Orcolat” rimanda alla leggenda dell’Orcolat e di Amariana: il mostro che porta distruzione e morte e la disperazione di Amariana che preferisce essere trasformata in monte piuttosto che sposarlo.
“Serravalle” è una sorta di ode acustica, lirica e nostalgica, all’antico borgo omonimo, ora facente parte di Vittorio Veneto.
Sempre ispirata ad un villaggio è “Vallorch”, ma in una canzone con questo titolo non poteva mancare la presenza di qualcuno dei Vallorch ( Paolo Pesce e Sara Tacchetto, per la precisione), altra band folk metal di Venezia, con cui i nostri condividono amicizia e palchi. Viandanti perduti e racconti attorno al fuoco in una notte di gelo…
“Il lungo viaggio” parla dell’emigrazione, del dolore di partire da un luogo di fame e della speranza di trovare fortuna altrove.
“Densilòc” ovvero “nessun luogo” è la semi-ballad che chiude il disco; un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, dove vagare con i pensieri. E’ il brano che musicalmente mi sembra più vicino ai Folkstone.
Migliore nella produzione rispetto al precedente “Doin Earde”, “Fulische” è forse più melodico e leggermente più “italiano”, ma mostra una band dotata di grande ispirazione e di un pari livello compositivo. Abbandonata la necessità di parlare di divinità nordiche ed eventi fantasiosi, è un altro esempio di una via genuinamente italiana per il folk metal.

Tracklist:

01. Ah, Canseja!
02. La Battaglia del Solstizio
03. Ander de le Mate
04. Pojat
05. Orcolat
06. Serravalle
07. Vallòrch
08. Il Lungo Viaggio
09. Densilòc


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