Lilyum – Altar of Fear

Forest
2017
Full Lenght
Black Metal
Vacula Productions

Dei Lilyum recensimmo nel 2015 October’s Call  e ne seguì anche un’intervista al poliedrico master mind Kosmos Reversum. Li ritroviamo oggi a distanza di quasi due anni con un nuovo prodotto, una formazione rinnovata e le idee chiare sulla direzione da prendere.

Fuori XeS, sostituito al microfono da Lord J. H. Psycho (già presente sui primi lavori dei Lilyum) e dentro Frozen (Arcanum Inferi) dietro le pelli…altra vecchia conoscenza giacché presente nell’EP Human Void.

A conti fatti una “nuova” formazione ma, appunto, tra virgolette. Ci troviamo di fronte ad una lavoro alchemico in cui – a distanza di anni quando, in teoria, le esperienze fatte dovrebbero aver insegnato qualcosa e fatto maturare – ognuno riporta se stesso e il frutto del proprio tempo trascorso…e, in questo caso, il frutto è assai succoso!

Sette tracce che brillano per pulizia e produzione.

Sette tracce che ci riportano agli albori della violenza, negli anni selvaggi della musica nera, quei meravigliosi anni ’90 in cui tutto suonava così nuovo, innovativo, violento e grezzo, e in cui ogni focherello poteva divampare a rogo, qualsiasi tape gettava le basi dell’ortodossia.

Old-school black metal signori!

Sette tracce che ripescano nella memoria storica di un genere che sembra avere un ventaglio infinito di evoluzioni possibili, ma che ormai quasi più nessuno sa suonare alla vecchia maniera (che non significa, si badi bene, vomitare su un microfono e suonare una chitarra accordata male). Le basi sono la conditio sine qua non di ogni evoluzione e, senza, non si va da nessuna parte.

I Lilyum fanno una scelta coraggiosa: interrompere un percorso di ricerca sonora per ripiegarsi su se stessi e riscoprire la propria anima nera…ma, diciamola pure come “la sta”, Altar of Fear non interrompe, bensì continua e amplifica il lavoro di ricerca già iniziato sul precedente October’s Call: come dicemmo a suo tempo, la musica dei nostri si sarebbe – all’epoca – potuta definire un quasi depressive black Metal e, ad oggi, la considerazione resta la stessa. Venature di chitarra di una malinconia inaudita fanno capolino qua e la, tra la grezza brutalità dell’old-school e la ricercatezza di passaggi più ragionati, in stile ambient (Stain of Salvation, circa a metà della propria durata sintetizza alla perfezione il concetto che voglio esprimere). D’altronde nemmeno il più ortodosso tra i blackster riuscirebbe a farsi andar giù pezzi da più di sei minuti di media, se la proposta fosse “solo” black vecchio stile.

Detto questo è abbastanza chiaro come, anche su questa nuova uscita, il percorso di crescita e ricerca, lungi dall’arrestarsi si pone su altre e più complesse direttrici. Far convivere l’anima Lilyum, tendenzialmente depressive, con le fattezze old-school era impresa assai ardua ma non è la prima volta che assemblaggi del genere danno vita a creature mostruosamente riuscite:

“Finché dal mezzo di queste tenebre una luce improvvisa mi illuminò, una luce così brillante e portentosa, eppure così semplice: cambiare i poli da positivo a negativo e da negativo a positivo… Io solo sono riuscito a scoprire il segreto di infondere la vita, macché, anche di più: io, proprio io sono divenuto capace di rianimare nuovamente la materia inanimata!”

“Si… può… fare!”

Tracklist:

01. Alkahest
02. Siege the Solar Towers
03. The Watchers' Departure
04. Voices from the Fire
05. Tomorrows Worth Erasing
06. Stain of Salvation
07. Siege the Solar Towers


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