Nerodia – Vanity Unfair

Forest
2016
Full Lenght
Black/Thrash Metal
Revalve Records

“Vanity Unfair” è come un calderone in cui si prepara una pozione…vi si trovano gli ingredienti più disparati che vanno a creare un mefitico intruglio, orrendo e pestilenziale ma, si sa, la medicina è sempre amara e i Nerodia, come sapienti cerusici, la medicina sanno dosarla…e anche bene.

Cattiveria, odio, rabbia ma anche tristezza, malinconia e disprezzo animano i 37 minuti del nuovo uscito per i tipi della Revalve Records. Ci troviamo di fronte ad una linea quasi nuova imboccata dal combo capitolino: non più solo thrashone martellante, ma anche molte atmosfere black nel nuovo lavoro, il tutto condito con una sana vena di rock’n’roll…tanto che si vorrebbe parlare, in alcuni frangenti, di vero e proprio black’n’roll (“Anti-Human Propaganda”, “Celebration of the Weak”, “Pussywitch 666”) la cui probabile origine è da ricercarsi nei trascorsi puramente thrash dei Nostri, nel loro mischiarsi con la direzione propriamente black abbracciata su questo ultimo platter. Il risultato è qualcosa di assimilabile ad un Now Diabolical, ma con tutte le divergenze del caso e, soprattutto, non in maniera omogenea.

Al black’n’roll dei pezzi sopra citati si mischia, infatti, l’efferatezza di brani i cui passaggi suonano assai più nordici e sulfurei (vedi la stessa title-track in alcuni sprazzi e accelerazioni), ai quali fanno da contrappunto brani in cui emerge un’anima più heavy (l’intermezzo di “The black Line” ad esempio) o nei quali ritorna alla luce la vena thrash (come in “No Crown for the Dead”). Sintetizzando direi che la summa di “Vanity Unfair” potrebbe trovarsi in un pezzo come “Usque ad Finem”: apertura thash bella carica, virata su gelidi lidi black, intermezzo e assolettino heavy, chiusura al fulmicotone.

Tirando le somme potremmo dire che gli ingredienti sono molti e ben miscelati. Il thrash che il combo della Capitale porta nel sangue è sempre ben presente e trova la propria collocazione in ogni pezzo, vuoi come parte portante o con un semplice cameo, ma è lì e si sente.

Buona la prova sulle sonorità black…ancora un po’ impure per certi versi ma, dal punto di vista dell’esecuzione, ineccepibili.

Che dire, un album che merita senz’altro più di un ascolto ma che, con altrettanta sicurezza ci sentiamo di definire “di passaggio”. Si tratta di lasciar andare il passato o riuscire ad omogeneizzarlo con il presente che è alla rincorsa di sonorità nuove verso lidi finora inesplorati. Si tratta di aggiungere l’ingrediente finale nel calderone, il legante che faccia si, che il totale sia un unicum (non l’amaro) e non la semplice somma delle parti.

“Venuto il cerusico, segatogli le vene, e messo in bagno caldo, tutto fu uno.” (B. Davanzati)

Tracklist:

01. Necromorphine Awakening
02. Vanity Unfair
03. The Black Line
04. Souldead
05. Pussywitch 666
06. No Crown for the Dead
07. Anti-Human Propaganda
08. Chains of Misery
09. Celebration of the Weak
10. Usque Ad Finem
11. Channeling the Dark Sound of Cosmos<


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