No Fear – Our Saying

Forest
2002
Full Lenght
Heavy/Hard Rock
Autoproduzione

Non c’è niente da fare: il metal è un fenomeno ciclico a cadenza ventennale. Se, nello scorso decennio, gruppi come Korn o Machine Head hanno reinterpretato la ribelle iconoclastia del punk, nel 2000 i generi ad essere tornati in voga sono, senza dubbio, il thrash e certe sonorità inglesi che, di norma, vengono etichettate con un acronimo impronunciabile: NWOBHM. I siracusani No Fear appartengono a quella generazione che hanno fatto degli Iron maiden il proprio culto, che hanno elevato il riff a filosofia e la melodia come condizione imprescindibile. Certo, il combo siracusano ha altre frecce al proprio robusto arco, costituito da una sezione ritmica puntuale e precisa, da chitarre massiccie e piacevoli e dalla voce “dickinsoniana” di Dario Tiralongo. Queste frecce speciali (avete presente il Green Arrow degli anni ’60, col suo assurdo arsenale di frecce-manetta, frecce guantone e frecce-boomerang? Ah, i bei tempi andati!) si chiamano stacchi progressivi, una tendenza ad una maggiore coralità negli arrangiamenti, assoli gradevoli ed ottimo gusto melodico. Tutto all’insegna del piacere colpevole, quello scaturito da un certo deja-vu percepibile dalle dieci tracce nelle quali, ripeto, l’affiliazione a certe sonorità è palese. Vi sono brani come “Virtual Life” nel quale, accanto ad un chorus tipicamente power, si affianca un riff prog e certa pesantezza speed, o l’andamento cangiante ed assolutamente “ruffiano” (sia inteso nel senso positivo, of course), di “Fake Madness”, “ballatone” eighties molto piacevole, accostabile a certe sonorità street oppure al tipico hard rock americano. Se mi è consentito darvi un piccolo suggerimento, vi consiglierei di continuare sulla falsariga di tracks quali “Moonbluff” o" Ghost town”: integrità mista alla commistione. Nei pezzi più “classici”, come l’opener, l’impatto è garantito, segno di un “mestiere” consolidato ed intelligente. Ripeto, eliminando qualche soluzione comoda, a mio parere, potreste contribuire notevolmente a questo movimento di riscoperta delle radici che ha in gruppi come i Domine, i Prophecy o ai miei concittadini Exile le loro espressioni più valide (parere opinabile). A proposito, vi ringrazio per “Point of no Return”: rappresenta la classica canzone da “cassettina compilation registrata per regalarla alla ragazza che ti piace, così potrà capire che, sotto la dura scorza del metallaro lungo crinito e birraiolo, batte un cuore”.
P.S.: Ma che c…o di chiosa ho scritto? Credo di aver bisogno di un po’ di ferie e dell’incendio catartico dei dischi degli Stryper…

Tracklist:

01. Born from Fire
02. Virus of Silence
03. Free as the Wind
04. Virtual Life
05. Fake Madness
06. Moonbluff
07. Ghost Town
08. Business Man
09. Point of no Return
10. Our Saying


Contatti e Social Media per No Fear


Potrebbero interessarti anche...