Obscura Amentia – The Art of the Human Decadence

Forest
2017
Full Lenght
Black Metal/Doom
Sliptrick Records

Se state cercando la colonna sonora perfetta per il vostro prossimo inverno buio The Art of the human Decadence fa senz’altro al caso vostro: 50 minuti di gelo totale, sempre in bilico tra (quasi-depressive) black metal e doom (da intendersi nelle sue varie e disparate sfaccettature, non da ultimo il funeral).

Ci troviamo di fronte ad un lavoro intimo e complesso, che scava nel profondo, che scava il profondo di tutti noi, le viscere di quello che chiamiamo il nostro “io” ma che spesso e volentieri non conosciamo, se non perché lo nominiamo, e ne ignoriamo il contenuto vero e ultimo che, per la maggior parte di noi, è sofferenza allo stato puro; sofferenza così pura e traslucida che ci ucciderebbe se davvero la vedessimo. Gli Obscura Amentia, spietatamente, ce la mettono davanti, ce la fanno entrare nelle orecchie, quella sofferenza, come se l’udito potesse portare ad un’elaborazione indolore. Ma così non è, purtroppo.

Quasi un’ora di ascolto in cui il tempo è rallentato (oltre il mid-tempo classico ma quasi prima del doom tout-court) e le chitarre sono le uniche padrone di lande in cui sembra regnare il gelo, e solo quello.

Muri di riff circolari che creano pareti di ghiaccio dalle quali filtra poca luce flebile, troppo debole per scaldare, troppo fioca per rischiarare. Un miraggio di giorno che illude e delude. La realtà è fredda e insegna il disincanto con la sofferenza.

Come se non bastasse, come se non fosse già tutto troppo, Broken e la conclusiva Ananke ci lacerano dentro senza il bisogno dell’ausilio delle parole. Intermezzo e conlusione strumentale che non fanno altro che acutizzare il tormento.

Gli unici momenti di pigro respiro sono rappresentati da Agony e King: si sente la parte ritmica un po’ più marcatamente e i riff perdono i contorni indefiniti e sfumati per diventare qualcosa di concreto assumendo sembianze nitide che spiccano sullo sfondo fuori fuoco.

Meravigliosi e laceranti gli screaming della bellissima lady Hel, ottime le strumentazioni del polivalente Black Charm…è incredibile come in due si possa essere così vicini da scaldarsi o, all’opposto, da creare desolate lande ghiacciate.

Tracklist:

01. Ocean
02. Entropy
03. The Art of the Human Decadence
04. Agony
05. Broken
06. Apathy
07. Sentenced
08. King
09. Ananke


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