Oltretomba – The Death – Schierati con la morte

Forest
2014
Full Lenght
Retrogarde/Primitive Black Metal
Fistbang Records

Dopo aver letto “Pensare primitivo” di John Zerzan c’è stato come un “click” nella mia testa che mi porta ad apprezzare oltremodo tutte le cose incontaminate: ho ricominciato, tra l’altro, a mangiare le patate con la buccia.

Ovviamente a questa voglia di Purezza originaria si lega anche la dimensione musicale, e il primo album degli “Oltretomba” casca proprio come il proverbiale fagiolo.

Primitivo, grezzo, senza compromessi, retrogrado…sono solo alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente per mostrare il mio apprezzamento per il prodotto in questione “The Death – Schierati con la morte”.

Provenienti dalla ridente Vasto, gli Oltretomba ci propongono un sound tutt’altro che marittimo o vacanziero. Loro stessi si definiscono per contrasto, “etichettando” (sempre tra virgolette, per l’amor di Dio!!!) la propria proposta retrogarde metal…ed è già una dichiarazione d’intenti.

Scevri da qualsiasi compromesso o voglia sperimentale i Nostri ci propongono bordate cariche di malvagità gutturali, chitarre grattugia, batteria morbosa che non disdegna il ricorrere al tupatupatupa ogniqualvolta se ne senta il bisogno. Ci troviamo di fronte ad un sound sulfureo ed indemoniato (quasi tarantolato, vista la prossimità geografica) che torna alle radici (ma dire “Back to the Roots” suona troppo hip-hop) in un cammino che, a ritroso, ripesca nel sound dei Darkthrone più incazzati (“Sardonic Wrath”) e dei Mayhem più primitivi (non a caso, forse, l’Intro e l’inizio della successiva “Crash the Disincarnated” richiamano alla mente l’immortale “Silvester Anfang”) non disdegnando altre matrici old school (mi vengono in mente gli “Old Funeral”, ad esempio) ed una certa dose di marzialità. Momenti più tirati si alternano a ritmi più cadenzati, ma l’album resta sempre e comunque un lavoro cattivo e belligerante, soprattutto nell’attitudine.

Non c’è niente di tecnico su questo cd, non c’è pulizia, non c’è ricerca sperimentale (se non quella legata ad un certo tipo di estetica), non ci sono invenzioni mirabolanti, c’è tanta passione ed un sentimentalismo non legato al cuore ma alle viscere ed alle pudenda, un ritorno, appunto, ai movimenti primari.

A tal proposito il combo abruzzese commenta così il proprio operato: “Non troverete nulla di moderno né raffinato, bensì sarete allietati da blasfemie gratuite, eccessi, sfrontatezza, menefreghismo, vomito, ignoranza, resti umani”… si, i vostri…e questo lo aggiungo io.

Da applausi.

Tracklist:

01. Descending the crypt (intro)
02. Crash the disincarnated
03. The altar of succubus
04. Damnation forth
05. Ashes to dust
06. Silence... people are dying!
07. Lustful skin
08. To turn a storm to god
09. Cult of the shadows
10. No future
11. They are coming


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