Opera IX – Back to the Sepulcro

Forest
2015
Full Length
Occult Pagan Black Metal
Dusktone

Raccolta? Best of? Remaster? Tutto questo e molto di più!

Nel 2015 ormai trascorso (a proposito: buon anno a tutti!) i leggendari OPERA IX hanno impacchettato (con fiocco nero) un regalo speciale (allo zolfo) da mettere sotto l’albero (spoglio). Le novità non sono poche: la line-up è stravolta; la vocalist torna ad essere una donzella, ma tutt’altro che gentile; nuovi musicisti e, ultimo ma assolutamente non meno importante, nuovo spirito.

Affianco all’inossidabile e intramontabile Ossian troviamo Alexandros tastierista che, dopo l’apprendistato come session, diventa di ruolo; m:A Fog (Black Flame, Janus etc.) prende posto dietro le pelli e al basso Scurs (Mortuary Drape!). Abigail Dianaria è la grande novità: dopo 13 anni dallo split con Cadaveria torna dietro il microfono una presenza femminile. La prova della vocalist è assolutamente sublime, la voce di Abigail è ruvida e graffiante, lacerante nei momenti più tirati, morbida e atmosferica nei passaggi più evocativi, oscura e solforosa negli scampoli rituali.

“Sepulcro” (da “The Call of the Woods” – 1995), “The Oak” (da “Sacro Culto” – 1998), “Act I. The First Seal” (da “Black Opera: Symphoniae Mysteriorum in Laudem Tenebrarum” – 2000) e “Maleventum” (dall’omonimo – 2002) sono i brani ripresi che vanno a costituire l’impalcatura “storica” della presente uscita. Lungi dall’essere banali rimasterizzazioni, ottimizzazioni o quant’altro, ci troviamo di fronte a brani completamente reinterpretati dalla nuova line-up; quello che ascoltiamo sono delle rivisitazioni che tendono a incrudire l’impatto sonoro a favore di una dimensione più occulta e di atmosfere sepolcrali. Le tastiere svolgono senz’altro un ruolo notevole nel favorire questo “trapasso” senza mai suonare stucchevoli e senza perdere di vista il proprio ruolo: cornice cultuale, intessuto funereo di un sound che non è semplice musica, ma che si crea rito, sabba, evocazione. Basta ascoltare “Sepulcro” per rendersi perfettamente conto di cosa stiamo parlando.

Gli ultimi due brani, assaggio della nuovo volto degli Opera IX in fase compositiva, sono un misto perfetto ed equilibrato di brutalità (sostenuto il reparto ritmico), atmosfere (chitarre e tastiere evocano scenari mistici, sulfurei, occulti) e ritualità (la voce di Abigail ripete con impeto “Hekas, Hekas, Este Bebeloi” che, secondo la tradizione della Golden Dawn, veniva recitato all’inizio di alcuni riti dei misteri eleusini per fungere da esorcismo). “The Cross” chiude il cerchio: 4′ di sound atmosferico che sembra rispondere come un’eco all’opener: il sepolcro che custodisce le spoglie si fa croce che, innalzandosi in verticale, porta – per suo intrinseco significare – un messaggio di resurrezione.

Gli Opera IX ritornano alle origini e rendono omaggio ai fasti che furono; nello stesso movimento iniziano un nuovo percorso che li porterà senz’altro – d’altronde le premesse sono esplicite – a cesellare ancor più il proprio nome nella storia della musica estrema nostrana.
Inarrivabili.

Tracklist:

01. Sepulcro
02. The Oak
03. Act I. The First Seal
04. Maleventum
05. Consacration
06. The Cross (Outro)


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