Overtures – Artifacts

Forest
2016
Full Lenght
Progressive metal
Sleaszy Rider

In costante ascesa tecnica e compositiva, i goriziani Overtures arrivano al quarto full lenght, rodati e corroborati dai vari festival a cui hanno partecipato e dal tour promozionale del precedente “Entering The Maze”, gran bel disco che ho gustato ma che, ahimè, fuori tempo utile per la recensione, non ha trovato il giusto spazio sulle nostre pagine.

Per farci perdonare, spendiamo due parole per  “Artifacts”, uscito qualche mese fa ma che è bene ricordare a voi fedeli ascoltatori del metallo italiano.

Power progressive metal, tra Avantasia, Kamelot, DGM, ma anche con un pizzico di Savatage, carico di groove, melodia, potenza e sporadiche spruzzate di cattiveria.

La prestazione dei nostri è maiuscola, a partire dal cantante Michele Guaitoli, teatrale, istrionica, drammatica e anche sofferta. Ottima la prova delle sei corde di Marco Falanga, che si distingue nel rifferama corposo e nei solo di rara efficacia, più orientati a creare feeling che a sfoderare tecnica. Notevole infine la sezione ritmica, con la cortesia di Andrea Cum alle pelli e Luka Klanjscek al basso.

Diamo quindi un’occhiata alle undici tracce di “Artifacts”. La partenza è una botta di nome “Repentance”, mid tempo ben cadenzato con doppia cassa a manetta e un alto grado di varietà e drammaticità vocale; “Artifacts” alza l’asticella dell’approccio progressivo e teatrale, consegnandoci un pezzo che ha fatto preziosa scuola degli insegnamenti dei fratelli Oliva, da “Streets” a “The Wake Of Magellan”, bel pezzo e primo video ufficiale.

“GO(L)D” e “As Candles We Burn” guardano in faccia e sfidano (vittoriosamente) Tobias Sammet sul suo stesso terreno, “Profiled” fa lo stesso con Thomas Youngblood, ma nessuna delle tracce a seguire è da meno, “My Refuge”, “New Dawn, New Dusk” e la maestosa “Teardrop”, lunga suite di dieci minuti e mezzo di durata, progressiva, sinfonica e corale, con ospiti quali Paolo Campitelli (Kaledon), Marco Pastorino (Secret Sphere).

“Angry Animals” è il pezzo più diretto del lotto, tra hard rock e power tedesco, con tanto di acuti da cancellare, amichevolmente parlando, le prestazioni di Andi Deris.

A chiudere, una versione alternativa di “Savior”, presente nel precedente “Entering The Maze”.

A brevissimo gli Overtures saranno in tour con i Temperance, per cui avrete, spero, la possibilità di goderveli dal vivo. Se no, la raccomandazione è sempre quella: buy or die!

“”

Tracklist:

01. Repentance
02. Artifacts
03. GO(L)D
04. As candles we burn
05. Profiled
06. Unshared worlds
07. My refuge
08. New dawn, new dusk
09. Teardrop
10. Angry Animals
11. Savior


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