Scuorn – Parthenope

Forest
2017
Full Lenght
Parthenopean Black Metal
Dusktone

Una volta, gli Dei camminavano accanto ai mortali, a Napoli. Terra di genio, di civiltà e di ricchezze, dove ancestrali Titani combattevano e vomitavano cenere e fumo per fossilizzare il tempo. Dove vati immortali che hanno eternato una lingua, un popolo, le tradizioni di una delle più importanti civiltà del mondo, quella maestra di diritto che era Roma, amavano soggiornare per respirarne quell’aria antica, eterna, dove la gente sembra prole di dei immortali e dove quegli stessi dei desideravano morire.
E frenesie da Baccanti ti colgono, quando senti quei tamburi e quelle voci da tarantolati che ti spingono a saltare, a ballare, ad esultare per il vino, le orge e la vita, che sempre si rinnova nel “nato due volte”. Ma altri dei si affacciano, i vecchi sembrano non bastare più. Un nuovo dio che era uomo, che ha compiuto mirabili imprese e predicava l’amore. È stato ucciso, su una croce, ed i suoi seguaci sono stati, talvolta, perseguitati dall’Impero. Uno di questi seguaci verrà messo a morte, ma anche lui rinascerà, tre volte all’anno, quando il suo sangue diverrà rosso. E, se voleste e ne foste degni, vicino Napoli c’è un ingresso verso il mondo dei morti, dove potreste incontrare le ombre dei vostri cari e dove Enea incontrò, di nuovo, il venerabile Anchise. Donne mortali rese voci immortali dal disfacimento del proprio corpo potrebbero profetizzare il vostro fato e splendide sirene potrebbero spingervi verso la follia. Solo la conoscenza può salvarvi da divinità crudeli e infantili che godono delle sofferenze umane.
È questo, il viaggio che gli Scuorn vi propongono, one-man band di Giulian, fautore del Parthenopean Black Metal, un miscuglio fra black metal sinfonico, death metal, musica tradizionale partenopea e testi rigorosamente in napoletano. Chi ha qualche anno in più sul groppone, ricorderà gli Inchiavatu, band di Sciacca che proponeva qualcosa di simile. Black metal venato di tradizioni sicule e cantato in siciliano. Le differenze, però, sono evidenti. Innanzitutto, Giulian ha lavorato con Riccardo Studer (Stormlord), per giungere verso un equilibrio che non sacrifica mai la potenza in nome della “preziosità” degli arrangiamenti. Le tracce, che talvolta divengono delle suite di otto minuti, non hanno mai un momento di stanca, non suonano mai troppo ripetitive ne barocche. Ed amerete perdervi, ascoltando attentamente, in quegli accenni di mandolino sparsi ovunque, in quelle tammuriate, in quei fraseggi da musica popolare, in quei ritmi dove riconoscerete la grande tradizione napoletana. La principale differenza, però, sta nella teatralità: sembra un album pensato per la messa in scena, come i poeti greci e romani pensavano alla poesia, ovvero parole che necessitavano di un commento musicale e di un pubblico partecipe che ascoltasse. La title track vi renderà un rematore sulla nave di Ulisse, coglierete tutta la preoccupazione di Polite per il suo capitano e la voce di Tina Gagliotta rischierà di farvi schiantare contro le rocce. “Sanghe amaro” già dal riff vi spinge nei ritmi della musica partenopea, estrinsecati verso la fine in un break da tarantella. Ma è sinceramente difficile scegliere un brano piuttosto che un altro. È un’opera da godere appieno nella sua interezza, un opus che è épos, “narrazione” di popoli, di eroi, di dei.
Una volta, a Napoli, come a Palermo (la mia città), camminavano gli dei. Vale la pena ricordarlo, visti i subumani che calpestano i nostri sacri suoli. E fare in modo che possano tornarci, le divinità della conoscenza, della vita, del diritto.

Tracklist:

01. Cenner' e Fummo
02. Fra Ciel' e Terr'
03. Virgilio Mago
04. Tarantella Nera
05. Sanghe Amaro
06. Averno
07. Sibilla Cumana
08. Sepeithos
09. Parthenope
10. Megaride


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