Stage of Reality – The Breathing Machines

Forest
2014
Full Lenght
Prog Metal
Nuvi Records

Stage of Reality è il nuovo progetto di Andrea Neri, ex chitarrista delle prog metal band Astarte Syriaca e collaboratore nel 2012 di Blaze Bayley nell’album “The King of Metal” con cui suonerà anche nel successivo tour promozionale. La nuova creatura musicale pur partendo da una base prog rock, che quindi non rescinde il cordone ombelicale con la precedente band, batte nuovi percorsi sonori miscelando il funk e la musica elettronica creando un interessante crossover. Una contaminazione ben riuscita sia a livello di songwriting ma soprattutto sul piano esecutivo dove i compagni di avventura di Andrea Neri dimostrano grande perizia tecnica, ovvero Francesco Marino alla voce (Dreamscape), Alessandro Accardi alla batteria, Marco Polizzi al basso (Astarte Syriaca), Bernardo Nardini alla chitarra acustica e cori e Francesco Visconti al sound design.

A completare il quadro di insieme è il concept lirico di “The Breathing Machines”, incentrato sull’alienazione dell’uomo e del suo spirito critico, appiattito dalla tecnolgia che uniforma l’informazione ad un’unica verità inconfutabile. Tematiche che trovano ispirazione in un trittico di opere: l’articolo di Pier Paolo Pasolini sulla televisione scritto nel 1973 per il Corriere della Sera, e “1984” e “La fattoria degli animali” di George Orwell.

Lo scenario futuristico (ma non troppo) tratteggiato nelle liriche dai Stage of Reality è tradotto a livello musicale in sonorità dark e dalla atmosfere futuristiche grazie all’inserimento di elementi elettronici quali loop e campionamenti, con una commistione elettro/rock che richiama i Muse. A livello ritmico il riffing della chitarra è quadrato, a volte marziale nel suo incedere, alternando sferzate metal ad accordi tipicamente funky sottolineati dalla tecnica dello slapping eseguita dal basso. Per darvi un’idea, l’approccio al funk metal della band ricorda quello degli Infectious Groove ovviamente spogliata dall’esplosività hardcore del gruppo americano. Una miscela variegata di generi, quindi, ma che poggia saldamente su una struttura tipicamente prog rock tra cambi di tempo e solos di chitarra, che per gusto ed esecuzione trovano ispirazione negli anni ’70.
Anche le linee vocali, interpretate dal polivalente singer Francesco Marino, assecondano i diversi umori musicali dell’album e pur non concedendosi sempre ad una melodia semplice, soprattutto nelle strofe, riescono comunque a trovare una vena pop nei chorus pur con qualche limite di originalità (il ritornello di “The Lies box” richiama alla mia mente i Muse di “Black Holes and Revelations”).

L’album si apre con la title track, probabilmente il manifesto musicale della band, in cui possiamo ascoltare tutti gli elementi che contradistinguono il loro stile: basso in slapping che contrasta con un riffing quasi industrial, nel cui andamento marziale riecheggia la rigorosità dei Rammstein, inserti elettronici ed un assolo rock oriented che da respiro al brano.

La successiva “Shadows From The Past” è invece un classico prog metal, un mid tempo condito da riffs stoppati che però non gode di una linea vocale indimenticabile, ma che si fa comunque apprezzare nella parte strumentale ancora una volta con un bell’assolo di Andrea Neri, davvero impeccabile nel bending.

Hard rock e funky si incontrano in “Good & Evil”: tempi dispari di batteria sorreggono il riff iniziale, basso in slap ed un chorus molto radiofonico danno così vita ad uno dei più riusciti brani dell’album. In “The Lies Box” risuonano i Muse, soprattutto nel chorus, e forse non a torto visto che negli ultimi anni sono riusciti a portare una ventata di freschezza nel rock mainstream. Brano godevole, che si fa apprezzare per l’assolo, ma che non aggiunge molto alla tracklist.

La ballad “Five senses”, con la strofa iniziale che poggia su un arpeggio giocato sugli armonici esplode nel coinvolgente chorus, per un brano che per gusto e mood mi ha ricordato piacevolmente l’album di debutto degli Ark. Un brano che al primo ascolto appare semplice e quasi banale nella sua struttura ma che invece mostra tantissimo gusto in fase di arrangiamento.
Lo slapping del basso introduce il funk metal di “Grey Man”, una traccia divertente, dall’andamento in levare con un break centrale che ti fa saltellare e dimenare.
Ancora la contaminazione tra metal ed elettronica caratterizza “The Bulding”, con il flanger che condisce le note del riff iniziale a cui si contrappone una ritmica più compatta, tipicamente metal, ed un ritornello che richiama la New Wave inglese.

Echi di Dream Theater introducono gli undici minuti di “Mindless”, la traccia più lunga dell’album ma a differenza di quanto si possa pensare non siamo al cospetto del classico canzone progressive, suddivisa in più movimenti musicali. Al contrario il brano ha una struttura piuttosto classica, strofa/ritornello/bridge, ed un andamento lento, con un tessuto ritmico quasi monocorde nella prima parte del brano dove trova spazio una bella linea vocale, interrotta nel break centrale dal campionamento dell’intervista di Pasolini. Da qui il ritmo si fa più incalzante con la componente metal, che diventa predominante, ed incrocia l’elettronica per un riuscito finale in crescendo.

La raffinata “Where are going” è un brano elettro/acustico, melodie pop e tanta classe negli arrangiamenti vocali, soprattutto nei controcanti che ricordano piacevolmente gli Extreme.

Chiude “The Next Generation”, una sorta di rivisitazione dell’heavy metal classico (sentite il riff di apertura), sorprende ancora una volta per la commistione tra metal ed elettronica, e la disivoltura dei nostri nel creare partiture musicali complesse che abbracciano stili e atmosfere in apparente antitesi fra loro.

Confesso che ho dovuto ascoltare parecchie volte questo album prima di comprenderene la sua essenza. Alla fine sono arrivato alla conclusione che “The Breathing Machines” è un piccolo gioiello, un riuscito esempio di contaminazioni di stili e di tasselli musicali che si incastrano alla perfezione tra loro. Un quadro di insieme ben riuscito che, pur con qualche piccola sbavatura, ci consegna una band dalla fervida creatività, con la voglia di sperimentare all’interno di un genere molte volte concentrato più sulla tecnica esecutiva dei suoi interpreti che nella ricerca di nuove soluzioni sonore. Se non avete paura di sperimentare, questo è il vostro disco!

Tracklist:

01. The Breathing Machines
02. Shadows from the Past
03. Good & Evil
04. The Lies Box
05. Five Senses
06. Grey Man
07. The Building
08. Mindless
09. Where Are We Going
10. The Next Generation


Contatti e Social Media per Stage of Reality


Potrebbero interessarti anche...