Sushi Rain – Cocktail

Forest


Funk Rock
Jackson Records

Il precedente disco dei Sushi Rain nascondeva dietro una copertina brutta e fuorviante un dischetto di funk metal divertente e godibile, con qualche limatura da fare ma che centrava il suo obiettivo.
Il loro nuovo lavoro esce per l’etichetta indiana Jackson Records (ma dimmi tu dove bisogna andare a trovare un contratto!), ma per la promozione europea è sempre affidato alla capace Red Cat Promotions.
I nostri amici sembrano aver fatto tesoro delle molteplici esperienze musicali e della gavetta fatta suonando qui e là in giro per l’Italia e l’Europa. La copertina e il booklet sono molto più curati, la resa sonora è ottima (registrazione al Labella Studios con Matteo Guasti e Alessandro Moscatelli, mastering Masterfonics Studio di Nashville) e le canzoni… beh, le canzoni acchiappano, e parecchio.
Alle influenze musicali esplicitamente tirate in ballo dalla bio (Extreme, Living Colour, Faith No More a cui io aggiungevo White Thrash) mi sembra di poter aggiungere l’atteggiamento ironico e irriverente, nonchè sprazzi di guizzo creativo, di tali Elio e le Storie Tese, che tutti sappiamo essere grandissimi musicisti e compositori tutt’altro che banali.
Perchè dico questo? Perchè i nostri sono riusciti a distillare nelle loro canzoni bellissime partiture musicali, che devono tanto al funk che al metal, e testi che fanno ridere ma fanno anche pensare.
Prendiamo “Bunga Bunga”… titolo che non fa niente per nascondere i fatti a cui si riferiscono. La ‘veste’ musicale è divertente, ma dal testo traspare la tristezza di una ragazza trascinata in un gioco più grande di lei, in cui a nessuno interessa quello che ha dentro, solo quanto sia “sexy”.
Oppure “Pillows”, in cui il cantato saltellante e il refrain ‘rude’ e molto ‘nero’ parla dei ricordi di una rapporto finito, incarnati dai profumi lasciati su un cuscino. E ancora, la ballad acustica “Free” che parla della ricerca senza fine della felicità da parte di ogni uomo, e del fatto che la cerca sempre nel posto sbagliato.
Beh, ci sta anche il momento per sorridere davvero, che si concretizza nel dittico autobiografico composto da “It’s time to believe” e “Sushi Rain can’t write a single”, ironica presa in giro di detrattori e censori vari.
“Cocktail” si lascia ascoltare davvero volentieri, le composizioni sono compatte ed equilibrate, dal taglio molto americano, così come i soli e le parti di chitarra sono ben calibrate nel tutto. Mi sono piaciute parecchio le parti della sezione ritmica, con quel tocco progressive azzeccato. Un disco apprezzabile soprattutto dagli amanti delle succitate band, ma che merita un ascolto da tutti i cultori della buona musica.

Tracklist:

01. Pop you pay
02. Bunga Bunga
03. Why?
04. One last night in Philadelphia
05. Pillows
06. March of groove
07. Free
08. Jesus cries from your eyes
09. It’s time to believe
10. Sushi Rain can’t write a single
11. Brain drain
12. One


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