Bazooka

Bazooka

Si riparte!… siamo pronti per tuffarci nuovamente nella storia del metal italiano e questa volta parleremo dei  Bazooka, compagine hard rock di Trento attiva all’inzio degli anni ’80 e che riuscì, nell’arco dello stesso decennio, a pubblicare un demo tape ed un album prima di concludere la loro carriera.


Biografia

Bazooka LogoI trentini Bazooka nascono nel 1980 dalle ceneri degli Electric Crash. Il trio formato da Davide Pezzuto (basso/voce), Michele De Girolamo (chitarra/voce) e Gianni Travaglia si fanno presto conoscere grazie al loro trascinante e coinvolgente hard rock, caratterizzato dal cantato in madrelingua con testi impegnati, che li fanno apprezzare nei numerosi concerti locali e a livello nazionale dove suonano, tra gli altri, anche a fianco di Vanadium e Paul Chain. La band debutta nel 1984 con l’omonimo demo, contenente alcuni dei loro futuri cavalli di battaglia come “Rockers”, “Spacciatore”, “Russia America”, “Tutti Robot” che andranno poi a finire sull’agognato vinile “Bazooka”, inciso nel 1986, con una line-up ampliata che vede l’ingresso del nuovo batterista Mariano Detassis e l’aggiunta del secondo chitarrista Pietro Simmarano. Successivamente vengono registrati ben quattro videoclip professionali, ma tranne qualche rara programmazione su una televisione locale, rimangono praticamente nel cassetto. La band continua a macinare concerti ovunque si prospetti l’occasione, fra i quali due infuocate esibizioni al Leoncavallo di Milano e una al Teatro Laboratorio di Verona. Qualche anno dopo, si aggiunge in formazione, per un breve periodo, in qualità di cantante, anche Ruggero Torboli (che diventerà in seguito, Dj sulla storica Videomusic). La loro devozione all’hard rock, li porta, sul finire degli anni ’80, in pieno scoppio di heavy metal e thrash, a sentirsi un po’ lontani dal pubblico e chiudere così per sempre, la loro bella avventura.


Discografia

  • 1984 – Bazooka – (Autoprodotto) – Demo Tape
  • 1986 – Bazooka – (Fremus) – LP

Recensioni

Bazooka – (Autoprodotto, 1984) – Demo Tape
Bazooka - DemoDemo di debutto per i trentini Bazooka che confezionano un lavoro semplice, diretto e sincero, come la loro musica. Tredici brani di hard/rock’n’roll cantato in italiano (con testi a sfondo sociale) una scelta azzeccata per una facile comunicazione con l’ascoltatore (secondo le intenzioni della band), anche se in qualche raro episodio risulta poco convincente, come in “Da Ragazzo”. Il trio formato da Davide Pezzuto (basso/voce), Michele De Gerolamo (chitarra/voce) e Gianni Travaglia (batteria) rockeggia di brutto con la motorhediana “Spacciatore”, l’esagitata “Divo” e la ritmata “1.2.3.4”. Godevoli le semplici “Hei Scappa”, “Non Mi Accontento”, lo strumentale “Bazooka”, la sbragata “E’ Una Di Quelle” ed i simpatici rifacimenti di “Papà e Mammà” dell’Equipe 84 e di “Apache” degli Shadows. Infine l’anthemica “Tutti Robot” mostra tutto il loro amore per il rock fatto di sudore, sincerità e sentimento.

Tracklist:
01. Spacciatore
02. Divo
03. Hei Scappa
04. Tutti Robot
05. Rock’n’Roll
06. Da Ragazzo
07. Bazooka
08. 1.2.3.4.
09. Papà E Mammà
10. E’ Una Di Quelle
11. Non Mi Accontento
12. A Chi Tiene Più Duro
13. Carrarmato
14. Apache

 

Bazooka – (Fremus, 1986) – LP
Bazooka - BazzokaDopo anni di sacrifici e vita spesa on the road, i Bazooka giungono all’agognato vinile, che rimarrà purtroppo la loro unica testimonianza ufficiale. Uscito per la Fremus di Milano, il disco raccoglie alcuni pezzi già presenti sul demo, resi più grintosi con una line up rinnovata, che vede l’ingresso del nuovo batterista Mariano Detassis e l’inserimento della seconda chitarra suonata da Pietro Simmarano. La proposta sonora dei trentini, sempre devoti al cantato italiano, ne esce più dinamica e d’impatto, soprattutto grazie a brani come la tirata “Spacciatore” o la travolgente “Rockers”, vero inno per tanti rockers italiani di quel periodo. Il messaggio ribelle ed impegnato prende forma attraverso “Tutti Gli Uomini Al Potere”, “Russia/America” e la sovversiva “Ribellione”, mentre il disagio sociale affiora in “Insoddisfazione”. “Animal Zoo”, nonostante il bel testo, risulta l’episodio meno riuscito (sempre per un discorso di adattamento della musica alla lingua italiana), mentre “Occhio Per Occhio” rimane una bella cavalcata hard rock. Lodevole anche l’iniziativa di vendere il disco a prezzo ribassato. In definitiva un disco semplice e piacevole che trasuda rabbia, ribellione, impegno sociale e rock creato con il cuore.

Tracklist:
01. Rockers
02. 1.2.3.4
03. Tutti Robot
04. Insoddisfazione
05. Spacciatore
06. Animal Zoo
07. Russia/America
08. Occhio Per Occhio
09. Tutti Gli Uomini Al Potere
10. Ribellione


Intervista

Sergio Nardelli e Davide Pezzuto

Sergio Nardelli e Davide Pezzuto

Per avere qualche informazione in più su i Bazooka, abbiamo raggiunto direttamente uno dei diretti interessati, il bassista Davide Pezzuto. Con lui abbiamo ripercorso i passi fondamentali di una band, che tanti anni fa ha dato il suo contributo alla causa metallica del nostro paese. Ecco cosa ne è emerso…

Ciao Davide, è un piacere essere qui con te per farci raccontare la storia dei Bazooka. Partiamo subito dalle loro origini… i Bazooka nascono dalle ceneri di una precedente formazione, gli Electric Crash. Continua tu…
Prima di diventare Bazooka ci chiamavamo Electric Crash ed avevamo una cantante solista nella formazione (Cristina Bazzanella). Facevamo rock e dopo la solita “gavetta” a base di cover abbiamo composto anche materiale nostro, cantato in italiano. Abbiamo partecipato a due festival rock italiani, a Roma e a Venezia (due pessime esperienze) e non abbiamo rilasciato nessuna testimonianza ufficiale. Con la fuoriuscita della cantante, la band cambia nome e indurisce il genere, nascono così i Bazooka.

Nel 1980 prendono dunque forma i Bazooka. Chi erano e quali furono i primi passi della band?
Agli inizi eravamo i tre rimasti dagli Electric Crash: Davide Pezzuto (basso e voce), Michele De Girolamo (chitarra e voce) e Gianni Travaglia (batteria). Il sound dicevamo si indurisce, spostandosi verso un hard rock influenzato alquanto da un po’ di spirito punk, che in quel periodo aveva dato una bella scossa al mondo del rock, un po’ assopito, arricchendo il suono di rabbia, chitarre distorte e testi che parlavano di ribellione. Le nostre influenze principali comunque restavano gruppi come i Grand Funk Railroad, James Gang, Mountain, Mc5, ecc… Purtroppo in quel periodo imperversavano in Italia i cantautori impegnati ed i virtuosi intellettuali del rock romantico… Questa formazione è durata alcuni anni e tanti concerti per teatri e centri sociali. A quel tempo bisognava anche organizzarsi dei concerti a proprie spese. Si va avanti come power trio per parecchio e nel frattempo si comincia a metter su anche un repertorio formato da canzoni proprie, con testi in italiano…

Da dove nasce l’idea del nome e cosa rappresentava per voi?
Dopo Electric Crash si è pensato di indurire ulteriormente il suono ed il bazooka era un’arma che dava ben l’idea di qualcosa di dirompente, in ogni senso.

Nel 1984 esce il vostro omonimo demo tape che contiene molti dei vostri futuri cavalli di battaglia. Che ricordi hai di quel periodo?
Sempre autogestiti registriamo in studio il primo demo tape come Bazooka, dove compaiono “Divo”, “Tutti Robot”, accanto a cover riarrangiate come “Apache” degli Shadows e “Papà E Mammà” dell’Equipe 84, un riadattamento di Surfin’ Bird. Ci siamo fatti le ossa suonando tanto in giro, al di fuori del Trentino, in spazi occupati, feste di piazza, concerti autogestiti, circoli culturali alternativi e sperdute e rare discoteche rock. Il circuito non era ricco e molte volte si andava a suonare solo per le spese, pur di mantenere viva la passione e la coerenza di suonare solo questo rock stradaiolo.

Suonare hard rock, in quegli anni, in una città “chiusa” come Trento, credo sia stata da una parte un’impresa, dall’altra tuttavia una sfida. Raccontaci episodi, aneddoti e com’era la situazione locale di quel periodo…
Trento è sempre stata una città “dotta” per quel che riguarda i generi musicali in voga in quel periodo; l’hard rock era considerato alquanto di serie b (forse non solo a Trento ma in tutta l’Italia) e ne siamo stati penalizzati. Si suonava più spesso in Veneto ed in provincia, che a Trento. Un episodio indicativo? Eravamo l’unico gruppo ad aver registrato un Lp in italiano e ad un concerto commemorativo di un batterista trentino scomparso prematuramente, fummo gli unici a non essere stati invitati sul palco.

Anche il fatto di cantare in madrelingua era un particolare importante che vi distingueva. Nei primi anni ’80, a livello nazionale, eravate veramente in pochi: voi, la Strana Officina e credo pochi altri.. Una scelta azzardata o un buon modo per arrivare al pubblico in maniera diretta?
Come si può leggere sul disco, i testi in italiano ci servivano per comunicare più direttamente idee e stati d’animo, dovevano essere il manifesto anche ideologico di un certo modo politico di intendere e vivere il rock’n’roll.

La vostra proposta musicale è sempre stata diretta e sincera, supportata da testi socialmente impegnati e ribelli, volti a far riflettere il pubblico. Non avete salvato il mondo, ma siete rimasti nel cuore di molti…
A distanza di anni c’è ancora gente che ci ricorda e ricorda particolarmente lo spirito che animava la band. Ci piaceva molto la definizione di rock stradaiolo.

Infatti la dimensione live era quella a voi più congeniale, merito di concerti intensi e trascinanti. Quali ricordi con piacere e con quali band importanti a livello nazionale riusciste a condividere il palco?
Senz’altro una festa della birra in provincia di Verona, che ci ha visti esibire con i Vanadium e Paul Chain, con un ottima accoglienza da parte del pubblico e due concerti in una dimensione politic-metropolitana al centro sociale Leoncavallo a Milano. Ci fu anche un bel meeting heavy organizzato da noi, in Trentino, che vide la partecipazione di parecchi gruppi hard ed heavy di quel periodo, i Sabotage, gli Steel Crown, i White Fire, peccato che la seconda serata fu annullata per una tempesta d’acqua!

(…Ricordo benissimo quella serata, c’ero anch’io in mezzo a quel autentico uragano!, ndr) In procinto di registrare il vostro album d’esordio, arriva un cambio di line up, il vostro batterista Gianni lascia la band ed i Bazooka diventano un quartetto. Quali furono i motivi e quali cambiamenti portarono i nuovi arrivati?
Gianni dovette mollare per impegni di lavoro, con orari che non concordavano per nulla con i ritmi della band. Nel frattempo eravamo diventati molto intimi con Mariano Detassis e Pietro Simmarano con i quali si condividevano non solo passioni musicali, ma anche idee e stile di vita; ed io e Michele consideravamo tali aspetti molto più importanti della semplice bravura tecnica. Abbiamo lavorato parecchio per riportare la band al livello giusto. Per piacere e per dovere si stava in saletta anche tre, quattro sere la settimana. Il suono con due chitarre era senz’altro migliorato anche perché Michele si concentrava di più sulla sua passione che era la ritmica, mentre Mariano infondeva un po’ di energia punk

Nel 1986 l’album, intitolato semplicemente “Bazooka”, finalmente vede la luce. Come venne concepito, come venne registrato e quali furono le vostre aspettative? Raccontateci storie e aneddoti annessi…
Il disco è stato prodotto in uno studio di registrazione pubblicitario, avevamo già esperienza di registrazione, solo che bisognava stare attenti al budget, perciò siamo stati in grado di registrare tutto in presa diretta, tipo buona la prima! Poi abbiamo lavorato al missaggio e qua al disco si sarebbe potuto dare un suono più potente se avessimo avuto anche questo tipo di esperienza o qualcuno che ci produceva. La stampa è stata fatta a Milano, dove per caso abbiamo incontrato il fratello di Mino Reitano che si era incuriosito a guardare per caso le foto dell’album. Gli piaceva, lui aveva già prodotto i Vanadium e ci avrebbe prodotto se solo avesse potuto intervenire sul master, ma purtroppo non fu possibile.

Come venne distribuito e quali riscontri ottenne dalla critica dell’epoca e dal pubblico?
Reitano ci diede una mano a farci distribuire dalla Durium di Milano. Il disco, mi hanno detto, è arrivato un po’ ovunque in Italia, ma non ci sono stati riscontri, in quanto ci sarebbe voluta un’organizzazione più capillare della distribuzione, cosa difficile da portare avanti in prima persona.

Il disco conteneva pezzi azzeccati, semplici e dal gran tiro, come “Ribellione”, “Tutti Gli Uomini Al Potere”, “Tutti Robot”, la tirata “Spacciatore” e l’anthem “Rockers”, che ho sempre considerato un piccolo inno per tutti i metallari di quel periodo. Ci sarebbe la possibilità di dare nuovo smalto a quei brani, ristampando l’album su cd, in modo che non rimanga soltanto una “chicca” per pochi appassionati?
Con tutti i supporti che ci sono adesso tutto è possibile. Non ti nascondo una certa curiosità se si tentasse l’esperimento.

Con questa line up riuscite anche a registrare ben quattro video clip professionali (un grande traguardo per quel tempo!) che però rimangono nel cassetto, a parte qualche rara apparizione su un’emittente privata di Trento. Come fu quella esperienza e cosa successe?
I video di “Tutti Robot”, “Russia/America”, “Animal Zoo” e “Rockers” rimasero nel cassetto visto l’imperversare dei video patinati di D.J. Television in onda in quel periodo in televisione…

Successivamente la band registra un altro cambiamento di line up, con l’ingresso, per un breve periodo di Ruggero Torboli (futuro dj su Videomusic). Come successe e cosa comportò?
Ruggero era un nostro alunno a scuola e apprezzammo la sua passione per l’hard rock. Noi, visto che non eravamo proprio dei veri cantanti, abbiamo ritenuto opportuno arricchire la band con un front man che non avesse problemi di chitarre in mano.

Nonostante l’intensa attività live e tanti buoni propositi, arriva lo scioglimento. Quando avvenne, come e quali furono i motivi?
Purtroppo alla fine degli anni ’80, l’hard rock stava degenerando in generi più estremi e come spesso capita da noi, quando arriva di moda un genere il pubblico si versa tutto in quella direzione. Poi erano comparsi troppi gruppi con tematiche demoniache e “nere”, che cozzavano abbastanza con il nostro punto di vista, più politico. Anche le scelte sonore di Pietro e Mariano cominciarono a discostarsi alquanto dalle nostre, per cui in un momento di sconforto abbiamo deciso di azzerare tutto e tornare sui nostri passi.

Tu e Michele formerete successivamente i “Soliti Ignoti”, abbracciando sonorità blues. Che fine fecero gli altri membri della band?
Mariano si dedicò alla recitazione, trasferendosi a Firenze, mentre Pietro formò un proprio gruppo dedicandosi ad un genere dark/new wave, fissandosi con sperimentazioni, aveva già scoperto il computer. Ruggero ci ha seguito nell’esperienza Soliti Ignoti, in quanto il suono era sì verso il blues, ma l’anima era rimasta rockeggiante.

Hai qualche rimpianto?
Non si può parlare di rimpianti anche perché la storia dei Soliti Ignoti ci ha dato parecchie soddisfazioni.

In questi ultimi anni, la “vecchia guardia” sta ricompattandosi, con tanto di reunion: Strana Officina, Crying Steel, Steel Crown, Gunfire, Loadstar, X-Hero, Spitfire, Sabotage, Vanexa, Bulldozer, Elektradrive e molti altri… Avete mai pensato ad un ritorno, magari anche soltanto per qualche concerto?
Attualmente sarebbe difficile visto che ognuno ha intrapreso una strada differente, qualcuno anche lontano dal Trentino Alto Adige, però non è detto che sarebbe impossibile.

Bene Davide, chiudi come vuoi l’intervista.
Ringrazio te e Metallo Italiano per l’interesse dimostrato verso i Bazooka! Fa piacere vedere che a distanza di così tanto tempo ci sia ancora gente che si ricorda di noi; questo vuol dire che in qualche modo la band ha lasciato il segno.