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Controindicazioni

Seguire la moda ed essere aggiornati sulle ultime tendenze nasconde la necessità di uniformarsi alla massa, di riscuotere consenso e di soddisfare il proprio bisogno di appartenenza, ma denota allo stesso tempo, spesso, scarsa originalità. Infatti il prezzo da pagare alla diversità è il rischio di essere giudicati.

Pericolo che non contempla chi invece considera il proprio abbigliamento una opportunità per esprimere la propria interiorità attraverso la propria esteriorità, come fosse una consapevole forma d'arte che ognuno crea in modo personale e unico.
Appartengono a questa categoria certamente tutti quelli che si identificano nelle culture di nicchia, intese come alternativa a ciò che è mainstream, massa e omologato.

Il ragionamento sembrerebbe non fare una piega. Se non fosse che ai giorni nostri la cultura di massa e la moda si sono appropriate di simbologie che una volta appartenevano esclusivamente al contesto alternativo. Oggi il loro significato è stato stravolto, tutto è avvolto da una nebbia di superficialità. È sufficiente sfogliare una rivista di moda, leggere il post di un fashion blogger o fare una passeggiata in un centro commerciale per rendersene conto. Le vetrine ci propongono teschi luccicanti di strass, borchie dorate a profusione o Creepers di peluche rosa con il tacco: queste scarpe nate con i Teddy Boys sono divenute il simbolo di dark, punk e rockabilly di tutto il mondo. O ancora Unknown Pleasures, primo album dei Joy Division, ridotto a stampa a righe, anfibi a pois e altre oscenità che hanno omologato il senso e snaturato il messaggio originale.

Per chi ha vissuto il suo essere diverso prima di questa involuzione culturale, dettata dalla moda mainstream, è difficile non sentirsi presi in giro e derubati di quegli stessi simboli per i quali un tempo si suscitava disprezzo e nei quali ci si identificava. È possibile allora reagire in maniera costruttiva a questa situazione?
Bisogna tenere conto che i tempi cambiano, come pure gli usi e i costumi. Quello che negli anni ‘80 era da inventare oggi è stato inventato, prodotto, diffuso e fruito con tutti i mezzi in possesso di una società dedita al consumismo. Non rimane quindi che sfruttare questa ampia commercializzazione a nostro vantaggio. Lo sdoganamento dei tatuaggi, dei piercing, dei capelli colorati, delle borchie, delle croci rovesciate consentirà, quando la moda guarderà altrove, di non dover subire il giudizio degli altri.
Inoltre viene da chiedersi cosa dovremmo fare per mantenere viva la scena underground, prima che venga ridotta in polvere da quel rullo compressore che è la cultura dominante moderna.
Facendo l'upgrade alle nostre vedute, che per convenzione dovrebbero essere ampie, occorre trovare un canale di comunicazione con le nuove generazioni. Chi ha vissuto la cultura underground fino ad oggi ha un compito importante: deve far comprendere ai giovani che si avvicinano al metal, al punk e alle culture underground in generale cosa c'è veramente dietro una borchia, una cresta o un anfibio, cosa rappresentano e hanno rappresentato: questo è l’obiettivo di questa rubrica e ciò che vogliamo fare in collaborazione con Metallo Italiano.
È un gesto che implica il grande sforzo di superare il gap generazionale a fronte di un risultato ignoto, perché forse in pochi ne recepiranno il senso ma vale la pena impegnarsi in un tentativo di continuità. Proprio come veniva spontaneo fare a Baffo Jorg, considerato da molti il padre della scena metal romana. Bisogna ricominciare a lavorare con passione per tenere vivo lo spirito della cultura alternativa e riportarlo al centro degli intenti di tutti gli organizzatori di eventi, nelle serate di un locale dark o ad un concerto.

Questa rubrica nasce anche per questo: ricordare il sorriso di Baffo e pensare che la sua vita e il suo impegno siano stati d'ispirazione per molti, perché una comunità è come una famiglia in cui ognuno ricopre un ruolo. E indubbiamente quello di un padre è guidare i figli con l'entusiasmo della propria esperienza.

foto autoreShamorg
Shamorg nasce a Roma nel 2006 da un sogno di Michela e Vittorio: creare un negozio di abbigliamento e accessori alternativi che non sia fine a sé stesso ma che possa supportare la cultura underground di cui hanno fatto parte sin dall'adolescenza, fatta di musica e di attitudine. La professionalità, la passione e la continua ricerca dei marchi esteri più noti e di quelli più all'avanguardia hanno fatto di Shamorg una realtà solida e strutturata. Da 9 anni il nostro leitmotiv è BE YOURSELF, NO MATTER WHAT THEY SAY


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