Bibliopegia Antropodermica – Intervista con la band pugliese

I pugliesi Bibliopegia Antropodermica, all'indomani dell'uscita del loro primo LP e in attesa del full length, ci intrattengono parlando di musica, della scena metal, di sogni, passioni e aspirazioni. Buona lettura.

no imageCiao ragazzi, benvenuti su Metallo Italiano…e, innanzitutto, complimenti per la professionalità con la quale avete curato il materiale di accompagnamento all’EP…
Ciao a tutti voi di Metallo Italiano. E grazie mille a te per la splendida recensione.

Di solito una delle cose che più mi interessa dei musicisti sono le persone che ci stanno dietro…Chi sono i Bibliopegia Antropodermica?
I Bibliopegia Antropodermica sono 4 ragazzi tra i 26 e i 35 anni provenienti dalla provincia di Brindisi e Taranto: Ettore alla voce, Valerio alle chitarre, Francesco al basso e backing vocals e Fabbo alla batteria.

Stando alla vostra bio per i ¾ della band i Bibliopegia sono un ulteriore progetto rispetto a cose che avevate già in piedi. Come nasce l’idea di mettere su la band ma, soprattutto, da quale necessità? Cosa esprimete con i Bibliopegia che non viene fuori negli altri progetti?
L’idea nasce dalla passione che nutriamo per il death old school, quello con cui siamo cresciuti, prosperato negli anni ’90 a Tampa per intenderci, e dalla voglia di interpretare quelle sonorità mettendoci del nostro. Sentivamo che, nonostante gli anni e la militanza in vari altri progetti – molto diversi da questo per approccio e genere – avevamo ancora qualcosa da dire e da dare alla scena underground.
Attualmente, Ettore è impegnato in un side-project con una nuova band dalle tinte brutal-slam, gli “A Nail Through the Urethra” e Fabbo si è unito ai “Reality Grey”, band Melodic Death-Metal proveniente dalla provincia barese.

Date le molteplici tematiche che confluiscono nei vostri brani, mi piacerebbe sapere qual è l’apporto di ognuno in termini musicali, e non, alla creazione…
Essenzialmente, l’apporto personale va’ di pari passo con il processo compositivo: siamo 4 personalità con un retaggio musicale differente, partendo dall’hard rock anni ’70 sino alle sonorità più recenti, che senza dubbio ruota attorno al metal più estremo. Questo ci stimola dal punto di vista creativo, nel quale ci viene quasi naturale inoculare in ogni singolo brano parte del nostro background. Solitamente la composizione di un brano parte da riff di chitarra che vengono più volte smembrati, rivisitati e alterati, passando successivamente alla sezione ritmica di basso e batteria; altre volte si parte da giri di basso che vengono riadattati a seconda delle esigenze. La stesura dei testi, invece, viene svolta in collaborazione tra Ettore e Francesco.

Una dichiarazione che mi ha colpito nel vostro info-sheet è stata: “Gli oramai ultratrentenni componenti della band (… ) esprimono la loro incessante volontà di proporre un sound cupo, arcano e austero, lontano dal death-core e dai trend metal odierni”. Da critico dei trend quale sono mi interesserebbe conoscere il vostro punto di vista sulla scena underground di casa vostra, in particolare, e su quella metal nostrana, in generale.
La scena metal nazionale, in linea con quella estera, gode di buona salute e vanta la presenza di molte band validissime nonostante sia sempre più difficile trovare possibilità di espressione, i gestori e promoter seri in grado di organizzare serate metal degne e col giusto rimborso sono sempre meno e cercare di “emergere” in un ambiente decisamente sovraffollato è sempre più difficoltoso, nonostante (o a causa?) dei rivoluzionari mezzi di diffusione oggi disponibili (social network, canali youtube ecc.). Facendo un discorso più tecnico, oggi si da’ moltissima importanza all’abilità di esecuzione e il tutto si riduce, il più delle volte, a una sterile gara a chi è più veloce e cazzuto a sparar plettrate e bpm, a scapito dell’estro, della fantasia, dell’anima dei pezzi composti. Un buon riff, non necessariamente eseguito a 300 bpm, un riff ispirato e che comunichi una qualsivoglia emozione, è merce sempre più rara.

Ora la domanda è d’obbligo: come nasce il vostro moniker? …a me fa impazzire…
Ci crederesti se ti dicessi che è nato quasi per gioco? Un giorno, mentre si chiacchierava nella chat comune (ringrazio la privacy delle conversazioni, considerato il livello delirante di molte di esse), Valerio ha tirato fuori questo nome inviandoci un link su un articolo che parlava di questa pratica. Sarebbe superfluo dilungarsi sul suo significato, cosa che un qualsiasi motore di ricerca può semplificare; diciamo che è stato un colpo di fulmine, si adattava esattamente a ciò che cercavamo: il perfetto connubio tra musica e letteratura.

Ma veniamo a “The Eleusinian Mysteries”: un EP strutturato come un concept… a me sembra geniale… vi chiederei di darcene una chiave interpretativa…
Sì, un mini-concept ispirato ai Misteri Eleusini, antichi riti celebrati in Grecia già durante il periodo miceneo. Essenzialmente quel che ci ha maggiormente affascinato è il concetto intrinseco custodito in questo mito: quella ciclicità a cui è condannata Persefone altro non è che un emblema di morte e rinascita. E in un certo senso rappresenta una dedica alla figlia di Ettore, Demetra, nata due anni fa, in concomitanza con la composizione dei brani dell’Ep.

Se chiedessi ad ognuno di voi di descrivere l’EP con un aggettivo…
Credo che complessivamente rappresenti per noi un traguardo, il raggiungimento di un obiettivo molto importante. Sai, quando insegui una passione sin da quando a mala pena sei in grado di scrivere il tuo nome, avere tra le mani il frutto concreto dei tuoi sforzi, non può far altro che renderti fiero, a prescindere dalla reazione dell’ascoltatore.
In definitiva, a livello personale esprime sensazioni contrastanti, brutali, ma allo stesso tempo malinconiche, austere ed ermetiche.

Nella recensione ho scritto che nelle prime due tracce, verso il terzo minuto, la ricerca tecnica tende a far perdere ai pezzi un po’ di pathos, per così dire, cosa che non succede nel terzo ed ultimo che a me sembra un capolavoro assoluto di equilibrio tra tecnica e brutalità… cosa pensate di questa osservazione? (potete anche mandarmi a cagare ovviamente!)
Ok, vai a cagare… ahahah! Scherzi a parte, “The Binding”, il terzo ed ultimo brano dell’ep è in realtà uno dei primi ad essere stato composto; oltretutto del nostro primo live, il battesimo del fuoco, al Brunda Hardcore & Metal Fest che si è svolto nella provincia di Brindisi pochi giorni prima che entrassimo in studio.
Ci piace pensare che il progetto Bibliopegia Antropodermica sia un flusso costante di idee, influenze e sensazioni in continuo divenire, e credici se ti diciamo che quasi nessun pezzo è troppo simile agli altri da un punto di vista tanto concettuale, quanto stilistico. Ci piace riversare quello che proviamo al momento come persone e come musicisti in ciò che componiamo, come una fotografia istantanea delle nostre vite proiettata in musica. Tutto cambia continuamente attorno a noi, e ci va bene così. Nei due pezzi sui misteri eleusini l’idea della maternità, di una Grande Madre creatrice del tutto e dispensatrice di vita ha un ruolo assolutamente centrale. In “the Binding” invece volevamo dipingere il furore straziante a cui un innocente è sottoposto, come fosse un oggetto senza alcuna importanza, in totale balìa di una divinità cieca e priva di misericordia. Inoltre il titolo gioca su un duplice significato: quello di “rilegatura”, quindi legato al moniker, e di “sacrificio”.

Cosa dobbiamo aspettarci dal full-length che, se non vado errato, dovrebbe uscire entro fine 2016… ? Siate prolissi!
Quello che dovete aspettarvi, e quello che speriamo di riuscire ad ottenere, è un disco di 10 tracce per circa 1 ora di sano death metal 100% Antropodermica style, dalle tinte oscure, totalmente immerso in atmosfere arcane, in cui tratteremo tematiche d’altri tempi e d’altri mondi, dalla Storia alla Letteratura classica alla Poesia all’occultismo e la Religione. Le sonorità saranno decisamente old school con influssi tanto brutal quanto, a volte, blackened e prog. Aspettatevi una produzione massiccia ma pulita e senza fronzoli, senza l’ausilio smodato di una tecnologia che ha svuotato e adulterato il nostro amato genere rischiando a volte di ucciderlo. Nessun trigger, nessun programming, solo lacrime, sudore e sangue!

Come siete messi ad attività live? Anche se forse è un po’ prematuro, avete già pianificato attività di supporto alla prossima uscita?
Per quanto riguarda i live, abbiamo una serie di date da qui a Novembre:
Il 15 aprile suoneremo all’Orange Rock di Pescara, poi il 17 al Purulent Death Fest al Circolo Svolta di Rozzano. Successivamente sarà la volta dello SvartMetall, il 23 aprile a Bisceglie e il 3 e 4 giugno con i nostri fratelli Bloodtruth devasteremo prima il Bike & Rock di Manduria e il giorno successivo toccherà al Moel di Alba Adriatica. A luglio saremo per la prima volta oltralpe al Mc Fabrika di Ceske Budejovice (1/07) e all’Antitrend Open Air Fest a Brno (2/07) in Repubblica Ceca, mentre il giorno successivo ci esibiremo a Maribor, in Slovenia.
Il 5 novembre saremo al Pax Julia Metal Fest di Beja, in Portogallo e il 19 dello stesso mese ci sarà la seconda edizione del Salento Death Fest, evento organizzato da noi Bibliopegia che si terrà all’Istanbul di Squinzano, in provincia di Lecce. Vi anticipiamo soltanto che avremo i Devangelic come headliner. Vi spaccheremo letteralmente il culo! Portate tanti cerotti.
Per quanto riguarda la pubblicizzazione del full-lenght, non abbiamo ancora programmato nulla in particolare. Anche per quanto riguarda la presenza ad eventi live gli stessi motivi di cui ti parlavo prima influiscono molto.
Per quanto riguarda l’uscita del full, attualmente siamo in contatto con un’etichetta abbastanza affidabile e piuttosto promettente – di cui per scaramanzia non rileviamo il nome – che aspetta di visionare il prodotto una volta terminato, dopo di che discuteremo insieme delle opportune strategie di promozione.

Di solito mi piace concludere così: Ogni intervista deve, per problemi di spazio e tempo, essere concentrata. Ci sarà senz’altro una domanda che avresti voluto che ti facessi e non ti ho fatto. Cosa avresti voluto che ti chiedessi? Domandatevi e rispondetevi.
Sì, effettivamente un’idea è “com’è fare i metallari cazzuti e girovaghi dopo i 30, tra lavoro mogli e figli?”
Risposta: “è un dito nel culo”
Ma amiamo ciò che facciamo, ci completa, quindi andiamo avanti tra passione e sacrificio e soldi bruciati e “buttidisangu” (antico grido di battaglia locale per esprimere disappunto)

Grazie per il vostro tempo… A voi la conclusione…
Concludiamo invitando tutti gli appassionati ad ANDARE AI CONCERTI, supportando l’underground e le band minori e NON solo le major. Il fulcro di tutto, il punto di partenza, è ESCLUSIVAMENTE questo. La crisi di questo genere meraviglioso, a volte frainteso e tanto bistrattato, ma in realtà pieno di dignità, talenti e spirito di sacrificio, parte dall’emorragia di pubblico pagante alle (sempre meno frequenti per ovvie ragioni) serate, preferendo ad esse l’ascolto di mp3 d’infima qualità e la visione di video su video davanti a un computer. Ma l’atmosfera magica che si respira a un evento live – di band che scrivono la loro musica, NON cover band – tra gli abbracci e gli scambi di opinionibestemmiebirre coi compari, non potrete MAI provarla di fronte a una tastiera e uno schermo. E se questo non riuscite a capirlo, beh, allora mi sa che siamo proprio strafottuti.


Contatti e Social Media per Bibliopegia Antropodermica


Potrebbero interessarti anche...