Mourning Mist – Intervista con Ecnerual e Chris

Dopo l'uscita dell'album d'esordio e il grande interesse suscitato da questa release (Top Album su Metallo Italiano) è stata una scelta naturale e quasi obbligata quella di contattare i Mourning Mist per scoprire qualcosa di più del loro mondo. La scrittura musicale e la poetica dietro le loro canzoni, l'uso interessante del violino e l'approccio disincantato e innovativo al genere. Abbiamo realizzato una intervista ricca di contenuti e spunti interessanti, parlando in grande libertà con Ecnerual (violino) e Chris (chitarra) di black metal e avantgarde, del riolo della natura nei loro testi e di molto altro.

no imageVorrei iniziare questa intervista cercando di scoprire di più su di voi. Tutto ciò che vi riguarda è come il vostro nome, avvolto fra le nebbie. Questa aura di mistero certo favorisce l’immaginario black metal ma non aiuta a entrare in contatto con la vera natura della band. Chi sono i Mourning Mist, come nascono e perché?
[Chris]: I Mourning Mist si formano in Umbria nel 2013 dall’incontro di Ecnerual, Chris e Mid. L’idea è quella di formare un progetto innovativo e molto sperimentale, frutto del diverso background musicale dei componenti e dell’uso preponderante del violino. Durante la registrazione del primo disco si unisce alla band il bassista Kvasir che porta con se all’interno del suono della band una chiara impronta black metal. Inizialmente avevamo deciso di chiamarci Morning mist, prendendo spunto dalla nebbia che al mattino si leva nelle valli umbre; in seguito abbiamo deciso di modificare il nome in Mourning Mist, dato che ci sembrava più azzeccato ed in tono con la musica.

È molto interessante l’aneddoto dietro la scelta del nome della band. Credo che la vostra musica sia altamente evocativa e meno funerea di quello che si possa pensare. Anche Morning Mist sarebbe stato un bel nome, un po’ etereo magari. Potrebbe diventare il titolo di una canzone… Siete già al lavoro su qualcosa di nuovo o state progettando di portare in giro per l’Italia questo album?
[Chris]: Al momento non abbiamo in date in programma, visto che ci stiamo dedicando alla scrittura di nuovi pezzi, ma sarebbe bello riuscire ad organizzarne alcune, sia in Italia che in Europa.

Potete dirmi qualcosa di più circa il nuovo materiale? Sarà uno sviluppo orizzontale delle tematiche e dell’approccio a partire da quanto fatto in questo album, allargandone il campo d’azione o ci sarà uno sviluppo verticale con una ricerca di nuove sonorità e un nuovo livello di sonorità e stili?
[Ecnerual]: A dire il vero stiamo lavorando alle prime bozze quindi è ancora prematuro parlare di come si svilupperà, ma le prime sensazioni ci fanno pensare ad un percorso che cerca nuove atmosfere più che sonorità. Ci piace molto sviluppare le idee strada facendo cosi da poter presentare un prodotto che rappresenti il periodo, il percorso ed il nostro “crescere”. Ora ci godiamo un po’ l’uscita del disco attuale poi, a mente libera, inizieremo a lavorare seriamente sul nuovo album.

La band è formata da musicisti di grande esperienza e c’era da aspettarsi un debutto interessante e in tutta onestà io credo che vi siate superati. Forse inconsapevolmente o forse scientemente, cercando di andare a calpestare i bordi del genere o semplicemente innervando il discorso musicale con un solido e intricato lavoro di violino. Quanto è stato cercato questo risultato e quanto è frutto di una alchimia creativa del momento?
[Chris]: Direi che il disco è il risultato delle diverse influenze dei membri della band. Parte della sperimentazione è il riuscire a conciliare sfumature alquanto diverse tra loro come il death, thrash, black e doom metal in un progetto che mantenga comunque almeno un briciolo di coerenza. Le tracce sono nate dallo sviluppo e dalla sovrapposizione di idee portate dai vari membri, e sono frutto sia dell’energia del momento, sia di una attenta riflessione a mente fredda.

Negli ultimi anni la presenza in pianta stabile di violinisti all’interno di band metal è sempre più diffuso. Non è mia intenzione analizzarne le ragioni perché sarebbe un lavoro pieno di generalizzazioni e finirebbe con il banalizzare questo trend che invece risulta essere molto interessante e capace di portare nuova energia al metal in molte, diverse, accezioni. In particolare nei Mourning Mist mi sembra che ci sia qualcosa di meraviglioso e avvincente nell’uso del violino. Qualcosa di diverso dal solito utilizzo, quello più comune perlomeno, di strumento da accompagnamento. C’è un protagonismo (inteso in una accezione positiva) quasi chitarristico. I violinisti sono destinati ad essere i nuovi guitar hero del metal?
[Ecnerual]: E’ vero che i violinisti sono sempre più diffusi nel metal ed è sicuramente una tendenza positiva. Non saprei se sono destinati a diventare i nuovi “guitar hero” del metal, ma a mio parere ciò che viene alla luce finora è l’aspetto melodico/espressivo di questo strumento oltre a quello ritmico/incisivo che notiamo nel folk metal. Nel black è interessante l’utilizzo che ne fanno i Dornenreich, ma è sempre un modo di approcciarsi allo strumento che ricerca il “bel suono”. In Mourning Mist il violino ha un timbro “acido” grazie alla distorsione e si avvicina molto al suono di una chitarra. E’ sicuramente un modo di suonare un po’ isterico…e lo strumento viene quasi “violentato”.

Be’ da Hendrix in poi la chitarra ha avuto un ruolo, una “mimica”, una identità strettamente correlate al sesso, almeno nella musica rock. E nel suono distorto e acido dei Mourning Mist si percepisce a tutti gli effetti questo urlo “isterico”, questo spingersi oltre i limiti. Come ho avuto modo di scrivere nella recensione, la grande innovazione del gruppo è proprio nel modo in cui viene utilizzato il violino, una cosa che nessuno aveva mai fatto prima. Ne avete avuto la percezione sin dall’inizio di questo cambio di paradigma? O lo avete riconosciuto a lavoro concluso?
[Ecnerual]: Siamo partiti con questa idea, e la percezione c’era sin dall’inizio. Il primo brano che abbiamo lavorato è stato “the flowing” e sentivo questa novità nelle dita eseguendo i primi bicordi… Francamente non so se tutto ciò è già stato sperimentato prima, oggi il mondo della musica è pieno di contaminazioni e sembra che tutto sia già stato scritto. In ogni caso io credo che fare arte sia esprimere se stessi cercando l’originalità in base alle proprie conoscenze ed esperienze. Noi lo facciamo rivelando il nostro lato oscuro.

Nella mia recensione ho azzardato un paragone con i tedeschi Bethlehem che comunque non possono essere considerati un gruppo avantgarde, semmai un gruppo strano oscuro e molto malato, mentre nella vostra musica l’elemento sperimentale è preponderante. C’è un elemento di influenza “classico” e un elemento di metal estremo. Potete far luce sull’esperienza musicale, sugli ascolti, sulle idee che avete voluto sintetizzare, sull’identità che avete voluto esprimere con questo progetto musicale?
[Ecnerual]: Le nostre esperienze musicali sono piuttosto diverse quindi l’identità del progetto è proprio il punto d’incontro tra di esse, e questo sottolinea l’aspetto sperimentale di Mourning Mist. Io, oltre agli studi classici al conservatorio, ho fatto anche esperienza nell’indie e successivamente mi sono avvicinato al metal grazie alla collaborazione con Profezia. Chris viene dal mondo heavy ma i suoi gusti musicali spaziano tra il trash e death, e questo è un elemento che possiamo notare nei sui riff. Kvasir e Mid hanno un background black metal e i loro progetti paralleli (Profezia, Abhor, Criptum, Maerormid) mettono in luce questo aspetto. Gli ascolti che ci hanno ispirato sono legati ai gusti e alle esperienze di tutti quindi a grandi linee possiamo citare band come My Dying Bride, Ulver, Death, Iced Earth, Burzum e molti altri.

A “orecchio” mi sarei aspettato una menzione per gruppi come Thergothon, Skepticism, Wyrd o Nortt. È interessante e molto variegata la schiera di gruppi citati e senza dubbio è una dimostrazione in più della vostra creatività. In questo senso, unita ad un approccio fuori dagli schemi, ha portato un ottimo risultato. Una delle annotazioni più interessanti relative al disco è che tutti i membri sono accreditati come “vocals”. Potete raccontarmi come siete arrivati alla scelta di alternarvi tutti come cantanti?
[Chris]: Essendo il disco frutto delle variegate influenze dei membri della band, abbiamo pensato che una sola voce ci avrebbe limitato, ed abbiamo pensato di alternarci al canto, dato che ognuno di noi possiede un timbro ed uno stile completamente differente. Penso che questa sia stata una scelta che ha contribuito in maniera fondamentale all’originalità del disco.

Il disco ha una produzione in linea con molte uscite black ma si percepisce, ad un ascolto più approfondito, che è stata cercata e voluta una complessità nella resa del sound, una maggiore stratificazione. Potete parlarci delle scelte di produzione?
[Ecnerual]: Il suono “grezzo” è sicuramente voluto e ciò deriva dalla nostra voglia di dargli un tocco “black” nonostante il genere un po’ eclettico. L’equalizzazione del basso è secondo noi la particolarità della nostra scelta timbrica. Il suono da una sensazione di “pienezza” ed è molto presente. Forse un po’ diverso da ciò che si ascolta solitamente in generi simili.

Non avendo a disposizione altro che gli mp3, la copertina del disco e una nota dell’etichetta molto vaga non ho potuto approfondire le tematiche trattate nel disco. Potete far luce sul senso delle canzoni che compongono l’album?
[Ecnerual]: Il nostro concept è piuttosto astratto, ma ci sono degli elementi che vengono alla luce grazie all’ artwork ed ai testi. Mourning Mist descrive il lato oscuro della natura della nostra Umbria, infatti i paesaggi autunnali circondati dalla nebbia hanno ispirato la scelta del nostro nome ed il gioco di parole tra “morning” e “mourning”. I testi invece rivelano misantropia ed ira vendicativa. In maniera metaforica e spesso astratta descrivono la sofferenza eterna di anime dannate che hanno ostacolato la libertà di scelta all’essere umano. Questa tematica si sposa con la musica che a sua volta viene ispirata dalla fredda atmosfera dei nostri paesaggi. Secondo me la natura vista in questo modo è uno scenario perfetto per anime in pena in cerca di redenzione. Quando penso al nostro concept spesso mi torna in mente il film “Antichrist” di Lars Von Trier in cui la foresta e la fauna assumono un aspetto quasi “maligno”.

Vi ringrazio per il tempo concesso a Metallo Italiano e mi auguro di vedervi quanto prima in sede live.
[Chris]: grazie a te per il supporto, vi terremo aggiornati su eventuali date live.


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