Reasons Behind – Intervista con il gruppo

Abbiamo realizzato con una lunga e interessante intervista con i Reasons Behind da poco tornati sul mercato con l'album "Alpha Memory", una delle migliori uscite in ambito gothic/symphonic del 2014 e che potrebbe consacrare la band guidata da Elisa Bonafè tra i migliori acts del panorama metal europeo.

no imageCiao ragazzi, vi siete formati nel 2010 ma già avete pubblicato due lavori discografici. Insomma non avete perso tempo…
Ciao a te, Paolo, a tutto lo staff di Metallo Italiano e a tutti i lettori e innanzitutto grazie dello spazio che ci concedete.
Il gruppo è nato dalla voglia di scrivere roba nostra, quindi fin da subito il nostro obiettivo principale è stato quello di fare musica e cercare di farla arrivare a quante più persone possibile. L’EP “Ouverture” è stato decisamente un lavoro in divenire, perché abbiamo messo insieme il materiale partendo da pezzi già interamente, o quasi interamente, scritti da uno solo di noi alla volta, e non avevamo nemmeno una formazione completa e stabile all’epoca. Basti pensare che ci eravamo ritrovati senza bassista pochissimi giorni prima di cominciare a registrare, di conseguenza le parti di basso le abbiamo riscritte in tempo reale nelle giornate in cui facevamo la batteria, per poi registrarle al volo subito dopo.
Con “The Alpha Memory” la storia è stata molto diversa, probabilmente anche perché si tratta di un concept album. Non appena abbiamo fissato la storia abbiamo cominciato a lavorare alla musica in maniera più ordinata e omogenea, perché in questo caso non si doveva trattare di tot canzoni racchiuse nello stesso CD, bensì di una storia raccontata attraverso la varie tracce. Tra musica, testi e grafica, da quando abbiamo messo su carta la prima nota sono passati quasi due anni, prima che potessimo finalmente avere in mano il master definitivo.
Al momento, per fortuna, le idee sembrano non mancarci, e così abbiamo già cominciato a mettere nel calderone un po’ di materiale nuovo, ma questa è un’altra storia…

Il vostro stile musicale rientra nel filone del metal sinfonico, un genere che negli ultimi anni ha visto il mercato inflazionarsi da decine di gruppi. L’Italia non è mai riuscita a esprimere la sua band di riferimento, o meglio, le produzioni finora pubblicate non erano in grado di competere con i bestsellers europei e americani. Ma poi siete arrivati voi, con un prodotto discografico molto professionale e curato nei minimi dettagli. Insomma, vi siete “presi” una bella responsabilità…
Mah, in realtà noi facciamo molta fatica ad etichettare come “symphonic” la nostra musica ora, rispetto a quello che è possibile ascoltare nell’EP, dove le influenze di band come Nightwish & co. erano invece facilmente riscontrabili. In “The Alpha Memory” le orchestrazioni sono totalmente sparite a favore di sonorità più elettroniche, il cantato privilegia la tecnica leggera, insomma ci siamo staccati parecchio da quelli che sono gli stilemi tipici del genere. Poi è anche vero che viene inventato un nuovo sottogenere metal quasi ad ogni album che esce, per cui alla fine le macro categorie aiutano a non fare troppa confusione e a farsi un’idea, seppur vaga, del prodotto prima di ascoltarlo.
Al di là di questo discorso, noi abbiamo cercato semplicemente di fare le cose per bene: da una parte siamo tutti e quattro abbastanza puntigliosi, quindi ci è venuto naturale di tenere alta l’attenzione ad ogni passo, dall’altra c’è davvero troppa concorrenza al giorno d’oggi, per potersi permettere di sottovalutare anche uno solo dei fattori che ti porta dall’avere una melodia in testa a trasformarla in una canzone che la gente può ascoltare e/o comprare. È sufficiente che in mezzo a decine di dischi ce ne sia uno con una copertina più accattivante del tuo e probabilmente finirai per essere ignorato.
Se davvero bastassero la passione e la serietà che abbiamo messo nel realizzare il disco, per farci unire alla (ahimè ancora molto breve) lista delle band metal per cui l’Italia è nota…beh, credo che ci metteremmo la firma subito. Ma in fondo non si può mai sapere…

Pur non presentando elementi innovativi, ho trovato “The Alpha Memory” davvero ben realizzato, un perfetto mix tra elementi sinfonici e atmosfere gothic, con la componente metal sempre ben presente e che mantiene il vostro sound lontano da tentazioni “pop” di altre ben più famose band europee. Cosa ne pensate?
Direi che non si è trattata di una scelta fatta a priori, quanto piuttosto di un naturale adattamento della musica alle atmosfere del disco: trattandosi di un concept album, abbiamo messo la storia al primo posto, cercando di scrivere la giusta colonna sonora capitolo per capitolo e, solo alla fine, di rifinire il tutto in modo che risultasse omogeneo. Alcune parti del disco, altrimenti, sarebbero risultate quanto meno un po’ strane in un album normale…
Poi è ovvio che ciascuno di noi dà il proprio contributo a un pezzo sulla base di come lui/lei vede la musica, venendo quindi condizionato in maniera più o meno conscia dai propri ascolti. Per nostra fortuna, i gusti all’interno della band sono molto eterogenei: c’è chi ascolta power, chi progressive, chi ancora il death metal svedese o generi che col metal non c’entrano per niente. Il risultato finale è che all’interno del disco si trovano diverse influenze che fanno comunque capo alla musica metal.

Togliamoci il dente subito. Il press kit che mi è arrivato conteneva molte foto promozionali di Elisa Bonafe è questo mi ha fatto pensare, prima di ascoltare la vostra musica, che l’etichetta puntasse troppo sulla presenza di un’avvenente front woman piuttosto che valorizzare il prodotto musicale. Partendo dal presupposto che le armi della promozioni sono infinite e tutte lecite, non pensate che puntare troppo sull’immagine di Elisa potrebbe essere anche controproducente, distraendo i possibili ascoltatori dalla vostra musica o oscurare gli altri componenti del gruppo?
Beh, non è un mistero che all’interno di un gruppo il (o, nel nostro caso, la) cantante tenda a godere di un posto privilegiato dal punto di vista dell’immagine, vuoi perché il cantato arriva con più facilità a tutti, rispetto agli strumenti, vuoi perché durante un concerto è l’elemento che spicca di più (per come si muove, per il fatto che interagisce con il pubblico). È chiaro, poi, che se si tratta di pure una persona di bell’aspetto l’effetto è amplificato e la gente tende a identificare il gruppo con la frontwoman: d’altronde, quando su un motore di ricerca scrivi “Epica” l’immagine di Simone Simons domina rispetto a quella dell’intera band.
C’è anche da dire che ormai ci sono talmente tante release, che il primo scoglio da superare è quello di riuscire a farsi ascoltare in mezzo ad altri cento gruppi, prima ancora di piacere per quello che fai: potremmo citare parecchi casi, in cui una band si è ritagliata un po’ di attenzione prima tramite l’immagine, magari anche in maniera spudorata o vagamente eccessiva.
Alla luce di queste considerazioni, in fondo, ci può anche stare che la label abbia deciso di insistere un po’ di più su Elisa per l’aspetto visivo, anche se, chiaramente, esiste il rischio che la musica passi in secondo piano. Purtroppo al giorno d’oggi la musica da sola sembra non bastare più, ma serve anche essere esperti di marketing e di immagine, per tentare di emergere…

Come siete arrivati a collaborare con Olaf Thorsen (qui in veste di supervisore artistico) e quali consigli vi ha dato?
Il nostro chitarrista è andato a lezione da Olaf per qualche tempo, e dopo erano in qualche modo rimasti in contatto. Quando abbiamo cominciato a tirare le somme circa il materiale del disco nuovo, ci siamo detti che avevamo bisogno di un elemento esterno, qualcuno che conoscesse l’ambiente e ci aiutasse a definire gli standard qualitativi, a dare la giusta attenzione ai dettagli che fanno la differenza.
Olaf ha fatto esattamente questo: senza imporsi sulle nostre idee, ci ha dato i mezzi per farle fruttare al meglio, forte della sua indiscutibile esperienza non solo come musicista, ma anche come produttore dei propri dischi nei Vision Divine, ad esempio.

L’album è stato registrato direttamente da voi e poi avete affidato il mixing finale a Stefano Morabito dei 16th Cellar Studio. Com’è stata l’esperienza di produttori e perché avete scelto Stefano per completare il lavoro finale?
Ecco, questa è appunto una delle decisioni che abbiamo maturato a partire da un consiglio del buon Olaf: il 16th Cellar è uno studio specializzato in generi metal decisamente più estremi rispetto al nostro (il death dei nostrani Fleshgod Apocalypse, per dirne uno), quindi apparentemente poteva sembrare un azzardo…e invece si è rivelata una scelta azzeccata, perché Stefano ci ha aiutati, con la sua visione decisamente distante dalla nostra, a dare un taglio molto più aggressivo ai nostri pezzi ed esplorare alternative che altrimenti non avremmo considerato.
Per quanto riguarda la fase di registrazione, invece, è stata sicuramente un’esperienza impegnativa, soprattutto perché, voci a parte, abbiamo lavorato per contro nostro, senza poter avere il costante feedback di chi, successivamente, avrebbe dovuto mettere mano al tutto. Siamo dovuti andare un po’ alla cieca, insomma. Anche qui Olaf ci ha dato una mano, fissando subito in maniera chiara il livello qualitativo che ogni nostra take avrebbe dovuto rispettare, in modo da non incappare in brutte sorprese una volta entrati al 16th Cellar.

Le note biografiche in mio possesso così come le foto promozionali della band non hanno chiarito il mio dubbio. In formazione avete un batterista oppure no?
Attualmente no: ci siamo separati dal vecchio batterista poche settimane dopo aver ricevuto il master definitivo del disco e ora stiamo cercando il quinto elemento. In realtà ci piacerebbe poter fare un annuncio ufficiale presto, ma per scaramanzia per ora teniamo la bocca chiusa…

Parliamo del concept che lega i brani di “The Alpha Memory”…
“The Alpha Memory” è fondamentalmente una riflessione sui ricordi che ci costruiamo nel corso della nostra vita e sul ruolo che essi hanno nel formare la nostra identità, il tutto visto, in maniera romanzata, attraverso gli occhi di una donna malata di Alzheimer.
La protagonista ritrova un vecchio carillon e attraverso la sua melodia riesce per un istante a intravedere stralci del proprio passato che ormai ha dimenticato: tramite alcuni di questi ricordi, in particolare quello del proprio figlio, intraprenderà una specie di viaggio nella memoria, fino a sfiorare la verità sulla propria condizione.

Band italiana, label americana (la Maple Metal Records)… come vi siete incontrati e quanto supporto state ricevendo in fase promozionale?
Ci siamo incontrati alla vecchia maniera, cioè quando abbiamo cominciato a spedire il master del disco alle varie etichette per sondare il terreno. Tra le risposte positive che ci sono arrivate, loro ci sono sembrati quelli maggiormente entusiasti del nostro prodotto, così abbiamo approfondito la questione e alla fine abbiamo accettato la loro offerta.
Dal lato promozionale, oltre ovviamente al classico spam via web e alle recensioni del disco, ci hanno fatto delle proposte interessanti per l’attività live, che contiamo di concretizzare non appena torniamo al completo.

A supporto dell’album avete realizzato il video clip di “With your Light”, un prodotto professionale e ben curato. Per il budget siete stati supportati dall’etichetta oppure avete fatto ricorso alle vostre risorse?
Quando abbiamo scelto la canzone sulla quale incentrare il video e deciso la sceneggiatura, ci siamo subito accorti che ci sarebbe voluto un sacco di lavoro per realizzare quello che avevamo in mente, inoltre volevamo che il video facesse da preludio promozionale al disco, quindi abbiamo cominciato a dedicarci alla sua realizzazione quando ancora non avevamo spedito il master alle label. Quando abbiamo firmato con la Maple, circa un paio di mesi dopo, avevamo praticamente terminato il montaggio, per cui diciamo che non erano rimaste spese da affrontare.
Per nostra fortuna Elisa ha parecchie conoscenze nel mondo della fotografia (lavorando come modella), quindi, pur trattandosi della nostra primissima esperienza, siamo riusciti ad orientarci anche grazie a un po’ di “amici” che ci hanno dato una mano.

Avete programmato delle date live a supporto dell’album?
Lo faremo. A causa della sopracitata mancanza del batterista, a livello di live siamo stati costretti a fermarci per un po’, ma non appena saremo tornati al completo ricominceremo a pieno ritmo coi live, sia in Italia che all’estero. Oltretutto, visto che gran parte dello spettacolo sarà incentrata sul concept, ci piacerebbe inserire anche una sorta di componente scenica, per rendere tutto più coinvolgente. L’idea sarebbe quella di trasformare il concerto da una mera sequenza di canzoni a una narrazione della storia di “The Alpha Memory”.
Al momento è ancora tutto in divenire, ma se le cose vengono come speriamo dovrebbe venire fuori un bello spettacolo.

Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata. Grazie per la vostra disponibilità e spazio per i saluti finali.
Grazie mille a voi per lo spazio che ci avete concesso, ragazzi!
Possiamo solo invitare chiunque non ci conosca a farci una visita tramite la nostra pagina facebook (www.facebook.com/ReasonsBehind), il sito (www.reasonsbehind.com) e a dare ‘un’occhiata al video di “With Your Light” (www.youtube.com/watch?v=BdD11h8bMnQ), così da farsi un’idea di quello che i Reasons Behind hanno da offrire.


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