Schysma – Intervista con Martina Bellini

Gli Schysma sono una piacevole sorpresa della scena prg metal italiana come testimonia il loro primo album "Idiosyncrasy", appena uscito per la Revalve Records. Abbiamo raggiunto la tastierista Martina Bellini per parlare del loro debutto e conoscere meglio la loro visione della musica. Buona Lettura.

no imageDopo l’EP di debutto “Imperfect Dichotomy” siete arrivati finalmente al debutto sulla lunga distanza con l’interessante “Idiosyncrasy”. Volete raccontarci la genesi di questo lavoro?
Prima di tutto ciao Paolo! E grazie mille per l’opportunità che ci hai dato. Per quanto riguarda “Idiosyncrasy” si può considerare a tutti gli effetti il completamento di quanto inziato con “Imperfect Dichotomy”, infatti contiene i 5 pezzi dell’EP (anche se opportunamente remixati e rivisti per quanto riguarda la lunghezza e alcuni arrangiamenti) più altri 5 pezzi che erano comunque già stati in parte composti nel 2012. Non poteva essere altrimenti. Diciamo che è nella nostra natura seguire un percorso, e farlo con quelle che riteniamo siano le giuste tempistiche per porter dare il massimo possibile in quel determinato periodo. Abbiamo fondamentalmente deciso di “sondare il terreno” con l’EP, per capire anche cosa ci fosse da migliorare, per poter poi esordire al meglio delle nostre possibilità attuali.

La vostra idea di prog metal non prevede brani eccessivamente lunghi, con una struttura di canzone piuttosto classica ma dove concentrate una forte componente heavy e tanta tecnica esecutiva pur non perdendovi in inutili manierismi tecnici. Che ne pensate?
Eh, eh… non ti nascondiamo che inizialmente i pezzi erano più lunghi. I due anni di lavorazione sono serviti non solo a completare gli arrangiamenti, ma anche a capire cosa fosse “di troppo” al fine del pezzo. Lo ammettiamo, siamo abbastanza puntigliosi, ma quale amante del prog non lo è! Comunque hai centrato proprio il punto della situazione. Per noi il termine “progressive” significa progressione nel vero senso della parola, ovvero una dinamica all’interno del pezzo, molto spesso con una crescita di intensità e quindi uno stop, magari anche strumentale, per sottolineare questo concetto. Inoltre abbiamo cercato di inserire le parti maggiormente “prog”, diciamo i tempi composti, con maggior naturalezza possibile all’interno della struttura: non devono sembrare passaggi forzati. Speriamo di esserci riusciti. Per quanto riguarda i tecnicismi inutili, pensiamo che le capacità di un musicista si vedano dal gusto con cui proprone la sua parte a servizio del pezzo, non dal numero di note in una battuta, fermo restando che di fondo una buona tecnica deve esserci, ma è inutile “sfoggiarla” se il brano non la richiede.

“Idiosyncrasy” ha un’atmosfera oscura, quasi dark che per certi versi ricorda band quali Riverside e Threshold. Quali sono i vostri riferimenti musicali?
Bella domanda! Per fortuna siamo cinque persone molto diverse, con gusti musicali anche diametralmente opposti, e questo porta un gran vantaggio in fase compositiva. Paradossalmente concordiamo quasi sempre da subito sulle scelte stilistiche. Per dire, Luca ascolta Dream Theater, Avanged Sevenfold, Metallica, Led Zeppelin. Riccardo si ispira agli Edguy, Savatage, Lande e i Queen. Giorgio ha come punti di riferimento Rush, Aerosmith, Iron Maiden. Vladimiro si rifà a Steve Vai, Extreme, Van Halen e Toto. Infine io (Martina, nda) mi ispiro molto ai Black Sabbath, ai Rammstein, Whitesnake e ultimamente a realtà più elettroniche come Hocico e Combichrist. Mi “prendo il merito” dell’atmosfera dark! In ogni caso siamo in continua evoluzione e anche le band di riferimento di ciascuno di noi mutano nel tempo.

Martina, ho apprezzato il tuo stile che pur disponendo di un’ottima tecnica esecutiva hai curato l’armonia nei solo piuttosto che privilegiare la velocità di esecuzione, che molte volte lascia i tempo che trova. Qual è il tuo approccio in fase di composizione degli assoli?
Ti ringrazio tanto, è veramente importante e gratificante per me che venga notato questo aspetto. Come dicevamo poco sopra, quando penso a un bravo musicista penso a qualcuno con una buona tecnica che sappia mettere quella nota, quella armonizzazione, quel suono nel momento giusto, per valorizzare l’espressività del pezzo. I nostri brani spesso raccontano una storia, interiore, ma pur sempre una storia.
Per esempio l’assolo di “Invictus”. Questa canzone parla di un individuo che non vive bene la sua condizione, si sente assolutamente insoddisfatto, probabilmente è afflitto da uno stato depressivo. Nella prima parte della canzone viene descritto questo suo stato d’animo: l’individuo si affida alle persone sbagliate, invece di appoggiarsi a chi sta veramente a cuore la sua condizione. Ed ecco che inzia la parte strumentale, che è la fase di transizione della storia dell’individuo che si concluderà con la sua morte (la seconda parte della canzone è un pò il suo “canto del cigno”). Il mio assolo in questo frangente descrive il momento poco prima di lasciarsi andare, in cui l’adrenalina è alta e l’agitazione sale, per poi avere il cedimento nel corpo e nella mente.
L’ho presa alla larga perchè mi sembrava il modo giusto per cercare di far capire come nascono gli assoli e in generale le parti strumentali dove prevale la tastiera. I suoni vengono scelti e creati con il fine di trasmettere ulteriormente il sentimento.

In alcune tracce, come”Pendulum” oppure “Need a Chance”, avete utilizzato delle linee vocali gutturali, scelta a mio parere un po’ forzata dato che la voce di Riccardo Minicucci possiede già un timbro naturalmente aggressivo. E’ stata un’esigenza legata ai due brani oppure è una soluzione che adotterete anche nei prossimi brani?
Esatto, sono state scelte legate ai brani, al significato e alle sonorità che volevamo dare a questi pezzi. Quindi non è detto che nei prossimi brani saranno presenti queste scelte stilistiche.

A livello lirico, quali sono le tematiche trattate nell’album?
L’intero album può essere definito un concept tematico sull’animo umano e racconta in ogni testo un aspetto diverso della vita spirituale di un individuo che prende gradualmente coscienza
del mondo in cui vive e quindi lo rigetta violentemente. Infatti inizia con un predicatore che legge un passo della Bibbia che descrive la corruzione dell’umanità: “what’s wrong with the world?”.
Da “Lost in the maze” a “Sinners” si passa dal dramma interiore di un individuo imprigionato in un labirinto di insoddisfazione al suo fallimento come uomo, uomo che viene punito da una forza superiore. Quindi il predicatore risponde alla domanda che pone all’inizio dell’album e inizia “Time Man”: se sai quello che vuoi e dai tutto te stesso per raggiungere l’obiettivo, ti costruisci il futuro, e quindi, metaforicamente, puoi viaggiare nel tempo. Insomma, fondamentalmente il nostro album viaggia su toni cupi, come hai sottolineato anche tu, ma ci siamo voluti concedere un pò di ottimismo proprio sul finale!
Inoltre, a 7 dei 9 pezzi sono associabili i 7 vizi capitali, che contraddistinguono l’essere umano. Per esempio “Heremetic” è la lussuria, “Pendulum” l’avarizia. “Need a Chance” e “Sinners” sono invece l’Alpha e l’Omega: un brano parla di speranza nel futuro, l’altro descrive la distruzione del mondo. Infine la Divina Commedia di Dante viene citata in lungo e in largo, così come la Bibbia, sia per sottolineare la solennità dell’argomento, sia per mostrare quanto esso sia attuale e allo stesso tempo sempre presente fin dalla notte dei tempi. Anche i testi sono ricchi di allegorie e figure retoriche e ovviamente sono connessi non solo alla musica, ma anche all’artwork: abbiamo voluto creare un lavoro omnicomprensivo.

Come sta procedendo la promozione di “Idiosyncrasy”, sia in Italia che all’estero?
Siamo contenti di come sta lavorando la nostra etichetta, la Revalve Records. Anche in questo caso, da bravi amanti del prog, ci siamo prefissati degli obiettivi e degli step ben precisi da seguire in parallelo con il lavoro della Revalve. Per ora, a meno di un mese dall’uscita di “Idiosyncrasy”, ci stiamo concentrando sulla pubblicità sui social e attraverso le zine dedicate, ma fa parte di un piano più ampio. Certo, c’è da dire che non è facile e spesso ci si scontra con situazioni poco piacevoli, ma fa parte del gioco ovviamente.

Avete girato il video di “Time Man” per promuovere l’album su i canali digitali che, escludendo i circuiti televisivi, sono diventati l’unica via per una promozione ad ampio raggio. Che rapporto avete con i social e quanto effettivamente vi stanno aiutando a farvi conoscere?
Ah, ah, ah! Eh sì, oramai o sei sui social o sei out! Sono sicuramente l’unico modo, insieme a dei bei live, di farsi conoscere. Certo che anche in questo caso, a volte è sconfortante. Per esempio il nuovo algoritmo di Youtube, tra l’altro introdotto poco prima che pubblicassimo il primo video, ha veramente ridotto molto la visibilità delle nuovissime band che partono da zero. Ma non molleremo mai!

Prossimi live in programma?
II live sono il nostro secondo step. Per adesso non abbiamo ancora nulla in programma, ci stiamo lavorando proprio ora. Probabilmente si concentreranno all’estero.

Siamo ai saluti finali… Spazio libero a voi…
Un ringraziamento ancora a Paolo e a Metallo Italiano per l’opportunità! E che dire…ascoltate il nostro disco, lo trovate anche su Spotify. Per qualsiasi informazione potete visitare il nostro sito www.schysma.com e il nostro facebook https://www.facebook.com/schysma


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