Stage of Reality – Intervista con Andrea Neri

Una delle migliori uscite prog metal del 2014 è stata sicuramente il debut album dei Stage of Reality, gruppo fondato da Andrea Neri dopo lo scioglimento degli Astarte Syriaca e l'esperienza successiva con Blaze Bayley. Per parlare della sua nuova creatura musicale e dell'album "The Breathing Machines" abbiamo incontrato proprio il chitarrista romano.

no imageCiao Andrea, prima di tutto complimenti per il vostro album che considero tra le migliori uscite prog metal di questo 2014.
Grazie a te Paolo dello spazio concessoci.

Ripercorrendo la tua carriera musicale, prima dei Stage of Reality, hai iniziato con gli Astarte Syriaca e successivamente nel 2012 hai collaborato con Blaze Bayley nell’album “The King of Metal”, seguendolo anche nel successivo tour promozionale. Cosa ti hanno dato queste due differenti esperienze, sia dal punto di vista musicale che umano?
Gli Astarte sono stati la mia prima vera band e nelle varie line up è sempre stata come una famiglia, tante ore insieme, tanti progetti e tanti sogni. Dopo dieci anni però abbiamo pensato fosse giusto evitare di fare arrugginire il tutto, ormai ci eravamo fermati, nessuno trainava più la band e così ci siamo sciolti.
Dal mio punto di vista, quello che più mi ha spinto a decidere per lo scioglimento è stata proprio l’esperienza con Blaze, essere on the road per tre mesi è tutta un’altra vita, suonare quasi tutti i giorni davanti a persone felici di vederti sul palco non ha prezzo. Volevo mettere su una situazione che andasse in quella direzione.

Quando hai deciso di iniziare la nuova avventura con gli Stage of Reality?

Ecco, appunto, proprio di ritorno dal tour con Blaze ho deciso che volevo mettere su un progetto mio, scrivere dei brani e cominciare una nuova avventura utilizzando l’esperienza appena fatta, subito dopo la scrittura ho cercato le persone che di li a poco sarebbero diventati gli Stage of Reality.

Ci presenti gli altri componenti della band e come li hai coinvolti nel nuovo progetto?
Francesco Marino l’ho conosciuto a un suo concerto, cercavo un cantante in grado di essere credibile anche su note meno “metal” e che avesse presenza di palco, dopo averne sentiti un po’ sono stato folgorato dalla sua voce e dalla sua presenza e gli ho proposto il progetto. Con Marco Polizzi andavo a colpo sicuro in quanto era già bassista degli Astarte Syriaca, suoniamo insieme dal 2005 ormai. Bernardo Nardini è un mio grande amico, ci frequentiamo da quando eravamo piccoli e ho finalmente trovato il modo di tirarlo dentro a un mio progetto, è stata fondamentale la sua esperienza nell’arrangiamento dei cori.
Alla batteria sul disco c’è Alessandro Accardi, un altro grande amico di infanzia con il quale ho avuto diversi progetti musicali, scrivendo i pezzi pensavo al suo modo di suonare e quindi anche lui è stata una scelta sicura. Alessandro poi ha deciso di non rimanere nella band per via di vari impegni che non gli avrebbero permesso di seguire il progetto come avrebbe voluto e quindi Francesco ha proposto un suo batterista di fiducia, Daniele Michelacci. Con Daniele ci siamo trovati molto bene fin dall’inizio e sono molto contento che gli Stage of Reality abbiano lui come batterista sia umanamente che musicalmente.

“The Breathing Machines” non è un album facile, immediato e necessità di diversi ascolti prima di poterne apprezzare le su diverse sfaccettature. Sicuramente al primo ascolto è quella miscela di funk/elettronica che ti lascia piacevolmente spiazzato, quasi un salto nel tempo all’età d’oro del crossover dei primi anni ’90…
Credo di si, alla fine vengo dal Progressive, per quanto questo sia un album più diretto rispetto a quelli degli Astarte Syriaca, c’è sempre qualcosa da scoprire o da capire negli ascolti successivi. E’ un po’ un omaggio a tutta la musica che mi piace e che ho sempre ascoltato.

Musicalmente l’album attraversa vari stili: dal prog rock al metal, dal già citato funky fino alla musica elettronica. In particolare quest’ultima commistione elettro/rock mi ha ricordato piacevolmente i Muse o meglio la loro voglia di sperimentare all’interno di un genere classico come il rock. Che ne pensi?
Beh, è un gran complimento, reputo i Muse una delle poche novità musicali del nuovo millennio.

Parliamo del concept di “The Breathing Machines” ispirato all’articolo di Pier Paolo Pasolini sulla televisione, scritto nel 1973 per il Corriere della Sera, e le due opere di George Orwell , “1984” e “La fattoria degli animali”. Cosa vi ha colpito di questi tre riferimenti letterari tanto da spingervi a scriverne un album?
Diciamo che io ho avuto sempre la fissazione per quanto riguarda l’idea che si era fatto Pasolini della televisione. Ho sempre valutato la nostra società partendo dal fatto che è una società televisiva, se provate a farlo vi spiegherete tante cose, se non tutte.
Pasolini è il nocciolo centrale di The Breathing Machines, Orwell diciamo che lo si ritrova perchè in fondo è presente in tutte le opere di fantascienza con implicazioni politico-sociali, dai film, al teatro alla letteratura.
Pasolini con gli scritti corsari è stato letteralmente profetico ed è incredibile come dopo quarant’anni, senza spostare una virgola si possa citare dipingendo il mondo che ci circonda con un realismo senza paragoni

Ho trovato una perfetta sinergia tra parole e musica. Il processo compositivo è partito prima dalla stesura del concept lirico e successivamente dalla scrittura delle canzoni o viceversa?
E’ partito dal concept, un racconto in prosa, poi i testi e infine le canzoni.

Gli assoli di chitarra sono davvero ben realizzati, funzionali al brano e non una pura dimostrazione di tecnica chitarrista. Quando dedichi a questo aspetto compositivo durante creazione di un brano?
Per quanto riguarda gli assoli sono dell’idea che la prima take serva a capire cosa succede, nella seconda e nella terza arrivano le cose buone, dopo è solo stanchezza e tentativi di rifare male qualcosa venuto meglio durante le prime tre take, in questo disco, spesso gli assoli sono una take unica (la seconda).

State già lavorando al prossimo album oppure vi state concentrando alla promozione magari in sede live?
Il disco è uscito a ottobre, vorremo farlo girare un po’ prima di chiuderci in studio di nuovo. In questo momento stiamo lavorando a un tour europeo che partirà a marzo e a uno spettacolo teatrale che si terrà all’Ambra Jovinelli di Roma il 22 maggio. Insomma abbiamo abbastanza da fare.

Che riscontri ha avuto all’estero “The Breathing Machines”?
Le recensioni sono buone, ma fin quando non vai a suonare è difficile capire la reazione del pubblico, vedremo a marzo almeno per quanto riguarda Francia, Spagna e Portogallo.

Ok, ancora complimenti e spazio a te per i saluti finali…
Grazie ancora per questo spazio e grazie per supportare la musica emergente, invito chiunque fosse interessato a visitare il nostro sito web www.stageofreality.com e la nostra pagina facebook www.facebook.com/stageofreality.
A presto


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