Lucid Dream – The Eleventh Illusion

Forest
2014
Full Lenght
Progressive Rock
Autoprodotto

Il nuovo capitolo Lucid Dream dimostra nuovamente che Simone Terigi ama tantissimo tre cose, nella musica: la sua chitarra, i Rush e i tempi composti.
Alfieri dello spirito progressivo del terzetto canadese, i Lucid Dream confezionano un degno successore del loro disco d’esordio, al quale, del resto, pare eplicitamente legato. I compagni d’avventura di Simone sono ancora Alessio Calandriello, dall’ugola cristallina e degnissimo emulo di Geddy Lee, Gianluca Eroico al basso e Paolo Raffo alla batteria.
Spingendo ancor di più sul lato progressivo il loro hard rock, tutte le tracce che compongono “The Eleventh Illusion” giocano molto sui tempi composti, in una gara a “togliere e mettere” battute, a frammentare le ritmiche, mettendo in evidenza le grandi capacità tecniche della sezione ritmica.
Su questa solida base (non perdono un colpo!), la voce di Alessio e la chitarra di Simone hanno campo libero per tessere trame e immagini in musica.
Se vogliamo passare a volo d’angelo su ogni traccia, possiamo trovare hard rock rocciosi come l’opener “Evolution”, volutamente energica e diretta, con richiami alle cose fatte dai Mr. Big, e la successiva “Leave Me Alone”, più nella vena dei Rush ma sporcata di un suono zeppeliniano e deviata nelle vocalità verso le acidità di Robert Plant. È già tempo di ballad con “River Drained”, la chitarra acustica si accompagna al sax dell’ospite Paolo Firpo e Alessio cerca tonalità più calde e corpose con un risultato di nuovo molto convincente. “The Lightseeker” si dilata nei tempi e rappresenta forse il brano più progressivo del lotto, unendo idealmente i già citati Rush a forme più moderne e metalliche. Con “Back To Cosmos 11”, richiamo esplicito al primo disco, abbiamo di nuovo un hard rock diretto e energico, e stavolta mi sembra di percepire echi di Van Halen, periodo Hagar. La brevissima strumentale “Connections” ci connette a due altre ballad “Two Suns In The Sunrise”, più elettrica ma anche meno riuscita di “River Drained”, e “The Song Of The Beyond”, per sola chitarra e voce. Le atmosfere si fanno oscure e pesanti, arriva “Black”, aperta da riff cadenzati che si fanno sincopati e incalzanti e poi molto heavy. Uno dei brani migliori del disco, graziato da un solo riuscitissimo (non che gli altri non siano validi, sia chiaro!), da un gran lavoro ritmico e da un Alessio in stato di grazia. La title track si muove sulle stesse coordinate, solo meno claustrofobiche e, di fatto, rappresenta l’ultima traccia del disco, dato che “The Pulse Of Infinity” è un paesaggio atmosferico ed ovattato di synth, e “The Way Of 7M” è una “spoken words” che si ricollega a quella iniziale “The Gates Of Shadow” e cerca di dare senso e spiegazione alla musica e alla ricerca sonora di Simone e dei Lucid Dream.
Sperando di essere riuscito a cogliere e a trasmettere la qualità di questa proposta, rinnovo i miei complimenti a Simone per la sua capacità tecnica, sempre molto controllata e “semplice”, mai sopra le righe ne auto-incensante, e per il songwriting caldo e carico di amore per il suono degli anni d’oro dell’hard rock; a Alessio per la sua voce vibrante e carica di fascino; a Gianluca e Paolo per essere il motore imprescindibile che ha dato forza e energia alle idee di Simone.
Consigliatissimo a tutti gli amanti del progressive rock di qualche anno fa e a tutti gli amanti della buona musica.

Tracklist:

01. The Gates of Shadow
02. Evolution
03. Leave Me Alone
04. River Drained
05. The Lightseeker
06. Back to Cosmos11
07. Connections
08. Two Suns in the Sunrise
09. The Song of the Beyond
10. Black
11. The Eleventh Illusion
12. The Pulse of Infinity
13. The Way of 7M


Contatti e Social Media per Lucid Dream


Potrebbero interessarti anche...