Skylark – The Princess’s Day

Forest
2002
Full Lenght
Power Speed Metal
Underground Symphony

Se si esclude l’ep "Belzebù", questo "The Pricess ‘Day" è il sesto studio album per i milanesi Skylark, giunti, a mio avviso, alla completa maturazione dopo innumerevoli progressi registrati nel corso degli anni e, soprattutto, dei dischi. Quest’ultimo lavoro si presentava sicuramente come il più importante per la band di Eddy Antonini, chiamata a bissare il clamoroso successo del masterpiece "Gate Of Heaven" e al contempo impegnata a dar vita ad una degna terminazione al concept, quello del White Warrior, iniziato parecchi anni or sono con il discreto "Dragon’s Secret"; una crescita impressionante, che a visto il cantante Fabio Dozzo migliorare disco dopo disco raggiungendo un livello tecnico più che riguardoso, lontano anni luce dagli esordi imbarazzanti di "After The Storm", ulteriore aggiunta ad una vena creativa e compositiva, quella del duo Antonini/Potenti, mai messa in discussione, sempre efficace e decisamente melodica. "The Princess’ Day" si mantiene sulle stesse coordinate sonore che hanno caratterizzato i precedenti lavori, con quella forte attitudine 80’s nelle linee melodiche e con propensioni decisamente più moderne nelle orchestrazioni e negli arrangiamenti; la produzione è sempre la solita, non eccelle questo è vero, ma in quest’ultimo capitolo si mantiene buona per tutta la durata dei sessanta minuti di musica che lo compone, difettando però di un suono poco definito per quanto riguarda le partiture di chitarra. Come dicevamo un’ora di musica, divisibile per dieci pezzi tra i quali non mancano i sempre presenti interludi strumentali curati nella stragrande maggioranza dei casi da Eddy; il disco si apre alla grande con una fucina di brani davvero eccellenti, tutti molto coinvolgenti e dai refrain assimilabilissimi anche dopo soli due ascolti: "The Princess’ Day", "I Will Cry Tonight", "A Journey Through The Fire" sono davvero di primo ordine e se il primo è uno dei migliori capitoli mai scritti dagli Skylark, i restanti due brani sembrano omaggiare un disco fondamentale come "Walls Of Jerico". Segue "Another Life", anch’esso molto orecchiabile e decisamente catchy, brano che si segnala più che altro per il lungo solo di basso scritto da Eddy ma suonato da Brodo che, comunque, a mio avviso non aggiunge niente alla song di per se già buona. Un breve interludio ci porta verso un brano già conosciuto dai fan più sfegatati della band, ovvero quel "Rufus" già presente sul lavoro solista di Eddy "When The Water Became Ice" che, per l’occasione, è stato leggermente modificato, in quanto, alla bellissima voce di Folco Orlandini dei Mesmerize, è stata sovraincisa ed aggiunta quella di Fabio, che le dona sicuramente qualcosa in più rispetto alla versione originale. Un riff dal vago sapore manowariano ci introduce in "Symbol of Freedom", il pezzo migliore assieme all’opener "The Princess’ Day", che si segnala per un accattivante bridge ma, purtroppo, anche per un suono di chitarra che in questo brano è più sporco che mai. Sette brani ineccepibili, fantasiosi, sapientemente orchestrati e baciati in fronte da un songwriting mai dispersivo, sette brani che mi avevano fortemente spinto a considerare questo "The Princess’ Day" il secondo capolavoro della band dopo il già citato "Gate Of Heaven", sette brani ai quali si deve purtroppo aggiungerne solo la rivisitazione in chiave strumentale della stupenda !Princess Of The Snow!, già edita sui primi dischi della band e suonata con maestria dal bravo Eddy per oltre sette minuti. Vi sarete sicuramente accorti che non ho menzionato i brani otto e nove, rispettivamente ""The Tragedy" e "White Warrior", due brani sottotono e sicuramente poco incisivi, scialbo il primo in cui si salva solo il buon lavoro fatto da Fabrizio alla chitarra, decisamente brutto il secondo, affondato da una pessima alternanza tra cantato e voce fuori campo. Un lavoro che mi aveva fatto gridare di nuovo al capolavoro ma che mi ha inesorabilmente tradito sul finale, proprio lì in cui "Gate Of Heaven" presentava i suoi pezzi migliori, quei "The Heaven Church" e "Last Christmas In Hell" che evidentemente non sono stati solo degli episodi fortunati. In definitiva un disco molto buono ma non perfetto.

Tracklist:

01. The Princess' Day
02. I Will Cry Tonight
03. Journey Through the Fire
04. Another Life
05. Rufus (intro)
06. Rufus
07. Symbol Of Freedom
08. The Tragedy
09. White Warrior
10. Bouns Track : Princess of the Snow (orchestral version)


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