Thunderstorm – Faithless Soul

Forest

Full Length
Classic Doom Metal
Dragonheart/SPV

Il passaggio alla Dragonhearth segna l’uscita del terzo disco dei Thunderstorm, la collaborazione con la DollWork il nuovo look del sito, con l’interessantissima idea del release party virtuale che ha dato la possibilità di ascoltare per un giorno il disco in anteprima in streaming e la registrazione presso i celeberrimi New Sin Studio un nuovo sound. Queste in sintesi le maggiori novità, ma la notizia migliore deve ancora arrivare: questo “Faithless Soul” è un disco più maturo rispetto al passato, caratterizzato da una produzione decisamente moderna, non solo rispetto alle altre uscite della band, ma in generale rispetto a quello che il sound comune di molte band Doom italiane e straniere, che porta in casa Thunderstorm un prodotto di altissimo valore. Partiamo subito con il dire che questo disco è di una potenza e profondità mai toccate fino ad ora dalla band e quasi sicuramente si può considerare uno dei loro lavori migliori, che se la batte con il precedente “Witchhunter Tales” (2002). I brani scorrono a dovere e si lasciano ascoltare con grande piacere. Il primo brano “Templars Of Doom” è un misto di atmosfere cupe e riff di grande impatto. Potente ed epicheggiante introduce subito a perfezione nel mondo Thunderstorm. La seconda “Forbidden Tales” sposta ancora più in alto il livello epico della questione, attestandosi su tempi leggermente più veloci, riporta in auge ad oltre venti anni dalla sua esplosione quel sound oscuro e epico che ha caratterizzato il Classic Doom dei primi anni ’80. “Black Light” invece è molto più maligna con un riffing molto lento che riporta alla mente quel riffing mortale che caratterizzava i pezzi più lenti e soffocanti di band come Candlemass. Con la quarta traccia troviamo una interessante cover degli Iron Butterfly, l’immortale “In A Gadda Da Vida”, riproposta qui in una versione leggermente accorciata rispetto all’originale a voler sottolineare la scissione fra la psichedelia e il metallo pesante che tanto ha caratterizzato i diversi piani di sviluppo del Doom. Mancano in questa canzone le parti più progressive e lisergiche della versione originale, ma ciò che rimane è vera cattiveria ed una pesantezza fuori dal comune. La successiva “In My House Of Misery” è un brano colmo di suggestioni e malinconiche visioni, caratterizzato da passaggi abbastanza orecchiabili, senza mai essere però scontati, che sanno coinvolgere e a tratti stupire, per semplicità ed effetto. Ossessivo e venefico al punto giusto devasta e cattura secondo il verbo classico del Doom, senza mai annoiare. “Hidden Face” dura invece quasi la metà ma è un concentrato di riff incalzanti conditi da un break epico di grande effetto. Concludono il disco “Final Courtain”, prima, nella quale emerge molto chiara la matrice Doom di scuola Black Sabbath/Trouble e poi “Narrow Is The Road”, la più lenta ed abissale di questo disco. E’un dolce smarrirsi fra riff acustici e gravi parti distorte cullati sempre dalla voce eccezionale ed epicissima di Fabio. Il terzetto del Classic Doom ha fatto un nuovo miracolo…non sarete proprio voi gli unici a non averlo ascoltato?

Tracklist:

01. Templars of Doom (Dark Knight Return)
02. Forbidden Gates
03. Black Light
04. In a Gadda Da Vida
05. In My House of Misery
06. Hidden Face
07. Final Curtain
08. Narrow Is The Road


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