Valgrind – Speech of the Flame

Forest
2016
Full Lenght
Death Metal
Lord of the Flies Records

Potrei iniziare e concludere la recensione dell’album dei Valgrind in molti modi diversi.

Potrebbe essere:
“Un monolite di violenza. Compratelo!”

Oppure:
“Death Metal allo stato puro. Abbiatelo!”

O ancora:
“IL Death Metal” PUNTO

Comunque la si metta, il risultato non cambia. Ci troviamo di fronte ad un album che tende a confermare in maniera spaventosa la nostra antica saggezza popolare: i proverbi, tra i quali ricordiamo:
“Non giudicare il libro dalla copertina”…effettivamente se lo avessi visto su uno scaffale di negozio, l’avrei bollato come sottoprodotto-mal-autoprodotto in qualche sottoscala da qualche capellone che avrebbe fatto meglio a farsi una partita a Guitar-Hero…e lo avrei snobbato standomene sulle mie.
MALE! Perché invece, a dispetto della veste grafica (che poi quelli, oh, sono gusti), spacca letteralmente il C**O.
“Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova”…i nostri si rifanno infatti a tutto ciò che di bello è stato prodotto oltre oceano negli anni `90 (la strada vecchia), con l’aggiunta di un tocco tutto speciale, di una ventata di freschezza che, lungi dallo stravolgere le coordinate del genere, lo arricchiscono di sfumature nuove.
“Una rondine non fa…”…no, questo non c’entra…Pardòn!

“Speech of the Flame” è una bordata nei denti per la quale ringrazierete di averne avuti. Per avere un’idea accendete lo stereo, traccia 4 “Blood Retribution” ascoltate cosa si scatena al minuto 3:00.
Death Metal di pura matrice a stelle e strisce ma con una connotazione assolutamente caratteristica. Dall’incedere delle chitarre pesante ed oscuro ad accompagnare il growl (“From the Darkest Womb”), agli assoli che si discostano dagli stilemi del genere quel tanto che basta per non parlare di “posticcio” e poter, invece, parlare di rielaborazione, personalizzazione (“Into the Realm of Grey Light”); dalla cavernosa ugola di Daniele Lupidi alle soluzioni meno scontate (“Ring of the Omega”), tutto suona dannatamente Death Old-School e, al contempo, più che mai giovane e vigoroso.
Tecnica, perizia e magnifica brutalità (la parte ritmica è a dir poco da pelle d’oca) si equilibrano all’interno di una tracklist che vede la maggior parte dei brani superare i 4 minuti di durata senza mai risultare ripetitivi o ridondanti: le varie soluzioni stilistiche che di volta in volta si alternano andando a costruire la matassa entropica di ogni singolo episodio di questo platter, seguono un filo rosso che è l’essenza dell’identità del combo emiliano. La conclusiva Echoes of the Titan è la sintesi perfetta di ciò che intendo.

Un album costellato da momenti felicissimi: dalla già citata “Blood Retribution”, passando per la titletrack, fino a “Ring of the Omega” e “The Abyss I Am In” ci troviamo di fronte ad una formazione che ha fatto propria la lezione dei maestri ma che hanno evidentemente anche assimilato il nietzschiano motto: “Si ripaga male un maestro, se si rimane sempre scolari”.

Da avere.

Tracklist:

01. Intro
02. Tyrants
03. Obscure the Sun
04. Blood Retribution
05. Into the Realm of Grey Light
06. Speech of the Flame
07. From the Darkest Womb
08. Ring of the Omega
09. The Abyss I Am In
10. Watery Grave
11. Echoes of the Titan


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